martedì 30 giugno 2020

CI RIVEDIAMO LASSÙ - PIERRE LEMAITRE

TITOLO: Ci rivediamo lassù
AUTORE: Pierre Lemaitre - traduzione di Stefania Ricciardi
EDITORE: Mondadori (collana Scrittori italiani e stranieri)
PAGINE: 453
PREZZO: € 17,50
GENERE: letteratura francese, letteratura contemporanea
LUOGHI VISITATI: Parigi 1918-1920
Vincitore del Premio Gocourt nel 2013 (il premio letterario più prestigioso di Francia)
acquistabile su amazon: qui (link affiliato)




Questo romanzo è il primo di una trilogia che Lamaitre ha dedicato alla storia di Francia, si sviluppa tra gli ultimissimi giorni della prima guerra mondiale - iniziamo a conoscere i nostri protagonisti a pochi giorni dall’armistizio - nel novembre 1918 fino al giugno del 1920.

Protagonisti tre uomini, tre uomini che hanno combattuto per la patria: Albert Maillard, Eduard Perincourt e il tenente Henri d’Aulnay-Pradelle. Tre personaggi che non potrebbero essere più diversi tra loro.

Albert Maillard è un ragazzo d’animo buono, eterno indeciso, timido e riservato, un contabile che vive solo con la madre, dopo la guerra si trova ad accudire il suo compagno Édouard.

Édouard Péricourt proviene da una famiglia molto ricca, è un tipo estroso, ribelle, eccentrico ama disegnare e dipingere - praticamente è un bravissimo artista - orfano di madre non ha un buon rapporto con il padre, il banchiere Marcel Péricourt che non vede in lui in figlio maschio tanto agognato – mentre ha un ottimo rapporto con la sorella Madeleine.

Le vicende della guerra o meglio dell’ultima battaglia li unirà in modo quasi indissolubile.

Infine c’è il tenente Henri d’Aunlay-Pradelle un arrivista senza scrupoli, egoista ed egocentrico, proviene da una famiglia nobile oramai decaduta e in rovina, persegue in desiderio di ridare luce al proprio nome e riportare la dimora di famiglia a nuovo splendore, propositi apprezzabili ma non i mezzi con cui cerca di raggiungere i suoi scopi. Per Pradelle la guerra e poi la sua “smobilitazione” sono l’occasione e il mezzo per farsi una posizione e arricchirsi, ma con metodi tutt’altro che onesti.

Ce la faranno i nostri eroi? È la domanda che mi ha frullato in testa dalle prime pagine; una domanda che si fa incalzante quando anche gli avvenimenti si fanno più serrati e soprattutto si avvicina la fine del libro e quindi l’esito della vicenda. Ho sperato in un lieto fine per Albert ed Édouard; mentre per Pradelle ho sperato che ce la facesse, ad affondare però, dato il suo egocentrismo e il suo essere ignobile. Non voglio anticipare nulla…

Lamaitre è un narratore onnisciente, che conosce e scandaglia l’animo umano dei suoi personaggi, rendendoli unici, veri e coerenti, semplicemente meravigliosi; racconta tutto dei suoi personaggi e non perde occasione esprimere un commento e per rivolgersi al lettore. Questa caratteristica del narratore che si rivolge al lettore (che io adoro, inutile dirlo) si rifà alla tradizione della letteratura francese di fine ‘800 che Lamaitre vuole omaggiare ma c’è anche un’altra ragione, come spiega nelle sue interviste vuole ricordare al lettore che sta leggendo una storia, non si tratta di realtà ma di romanzo.

Non mancano i colpi di scena. La narrazione è scorrevole e le vicende dei personaggi sono narrate a capitoli alterni; con un crescendo continuo che tiene incollato il lettore alle pagine.

Oltre le vicende dei personaggi il libro rappresenta anche un’invettiva contro la guerra, nello specifico la Prima Guerra Mondiale, ma le riflessioni si prestano a qualsiasi conflitto. Pone l’accento, in particolare, sul ritorno alla vita normale finito il conflitto - percorso già di per sé non facile - qui le persone vengono lasciate sole, abbonante a sé stesse in primis da quello Stato per cui hanno combattuto e che ora si dimentica di loro, ricordando solo (forse) i caduti.

“Nello stesso tempo, dalla fine della guerra non si fa altro che aspettare. Qui, dopotutto, è un po’ come in trincea. C’è un nemico che non vedi mai, ma che senti con tutto il suo peso. Dipendi da lui. Il nemico, la guerra, la burocrazia, l’esercito, sono tutte cose un po’ simili, nessuno ci capisce niente e nessuno sa risolverle una volta per tutte. […] Ecco come finisce la guerra, mio povero Eugène, un immenso dormitorio di gente stremata che non si è nemmeno capaci di rispedire a casa come si deve. Nessuno che ti dice una parola o soltanto che ti stringe la mano. I giornali ci avevano promesso archi di trionfo, e invece stiamo ammassati in sale esposte ai quattro venti…”

Come detto il libro fa parte di una trilogia ma è autoconclusivo: non solo le vicende narrate si chiudono ma l’autore fornisce ulteriori dettagli e spiegazioni nell’epilogo dove non viene lasciato spazio all’immaginazione del lettore, è un finale chiuso! (altra cosa che io adoro follemente). Ho letto che i libri sono autonomi e questa conclusione ne è la conferma, non vedo l’ora di andare avanti anche perché nel secondo volume “I colori dell’incendio” protagonista sarà proprio Madeleine Péricourt e nel terzo “Lo specchio delle nostre miserie” ho visto che c’è una Louise, e penso sia proprio la ragazzina, ormai donna, che troviamo nel primo romanzo.

Un libro che mi è piaciuto molto. Ho apprezzato la trama, talvolta succedono cose particolare, dettagli quasi surreali, ma trovano il loro senso all’interno della narrazione; anche la delineazione dei personaggi è davvero magnifica. E infine presenta due caratteristiche tecniche che odoro: il narratore onnisciente (addirittura che strizza l’occhio al lettore) e il finale chiuso, dove Lamaitre da conto anche di cosa succede dopo. Inoltre è anche una saga. Se vi piacciono questi elementi narrativi non posso che consigliarvi questo libro.

Voi avete letto qualcosa di Lamaitre?

martedì 23 giugno 2020

ARIA DI FAMIGLIA - MICHAEL ONDAATJE

TITOLO: Aria di Famiglia
AUTORE: Michael Ondaatje
EDITORE: Garzanti - collana Gli Elefanti
PAGINE: 176
PREZZO: € 7,23
GENERE: letteratura singalese, storia di famiglia
LUOGHI VISITATI: Sri Lanka (dagli anni '20 agli anni '80 del ventesimo secolo)
acquistabile su amazon: qui (link affiliato)


“Un quaderno per appunti. Seduto alla scrivania in calamandra, scrivo questo guardando dalla finestra la notte asciutta e scura: Thanikama. ‘Solitudine’. Senza uccelli. Il fruscio di un animale che attraversa il giardino. Mezzanotte e mezzogiorno e alba e crepuscolo sono le ore del pericolo, dei grahayas – spiriti vaganti dal carattere maligno. Guardati dal mangiare certi cibi in luoghi solitari, i demoni di snidano fiutandone l’odore. Porta con te del metallo. Un cuore di ferro. Non calpestare ossa o capelli o ceneri umane. […] Sul giardino a pochi metri di distanza incombe d’improvviso come un pugno un temporale. In un attimo, la quiete notte asciutta si riempie dei rumori della pioggia contro latta, cemento e terra – svegliando a poco a poco anche gli altri che dormono. Ma io l’ho visto, guardando fuori nell’oscurità, ho visto il temporale bianco (riflesso dalla luce della stanza) cadere come un oggetto oltre la finestra. E la polvere che si solleva dalla terra, dove è stata per mesi, riversa ora il suo odore nella stanza. Mi alzo, mi incammino verso la notte e la respiro – la polvere, l’odore palpabile dell’umidità, l’ossigeno piantato al suolo, che si fa fatica a respirare.”

Un libro strano, un viaggio alla ricerca delle proprie origini, in una terra selvaggia e interessante come lo Sri Lanka, alla scoperta di tradizioni, usi e costumi, flora e fauna locali ma soprattutto una storia di famiglia, quella dello scrittore Michael Ondaatje.

Alla base della narrazione ci sono le ricerche personali, “sul campo” condotte da Ondaatje in alcuni viaggi fatti sull’isola: ricostruisce la giovinezza, gli anni di matrimonio dei genitori e la vita del padre dopo il divorzio grazie al contributo di parenti, amici e conoscenti che condividono i loro ricordi e che si aggiungono a quelli personali. 

Attraverso i ricordi di famiglia e la loro ricostruzione si scopre la vita di Ceylon (il vecchio nome dell’attuale Sri Lanka) negli anni ’20 e ’30; non mancano accenni alla vita ai tempi della seconda guerra mondiale ma soprattutto è ricco di riferimenti al passato coloniale dell’isola (possedimento portoghese, poi olandese e infine inglese).

“Quest’isola era un paradiso da saccheggiare. Tutto il possibile veniva raccolto e trasportato in Europa: cardamomo, pepe, seta, zenzero, sandalo, olio di senape, radici di borasso, tamarindo, baptisia, corna di cervo, zanne di elefante, strutto di maiale, calamandra, corallo, sette varietà di cannella, perle e cocciniglia. Un mare profumato”

“Gli appunti si deliziano degli incanti e dei veleni. Egli inventa ‘carta’ fatta con piante indigene, sperimenta veleni e medicine locali su cani e topi. ‘A Jaffna, un uomo si è suicidato mangiando un bulbo di neagala… pare che un infuso di piombaggione provochi l’aborto’. Elenca senza un ordine preciso tutte le potenziali armi che gli stanno intorno. I karapothas vi strisciano sopra e ne ammirano la bellezza. L’isola celava la propria civiltà. Arti occulte e costumi e cerimonie religiose si ritiravano nell’entroterra, lontano dalle nuove città. Solo Robert Knox, prigioniero di un re kandyano per vent’anni, scrisse dell’isola accuratamente, imparandone le tradizioni. Il suo memoriale, Una relazione storica, fu utilizzato da Defoe come riferimento psicologico per il suo eternamente curioso Robinson Crusoe. ‘Se si scruta nei tratti di Crusoe, si scoprirà un uomo che non era il disperato abitante di un’isola deserta, bensì un individuo su una terra aliena circondato da stranieri, strappato alla sua gente… che si batteva non solo per ritornare, ma anche per impiegare convenientemente l’unico talento che gli era stato concesso’. A parte Knox e, più tardi, Leonard Woolf nel suo romanzo Il villaggio nella giungla, pochissimi altri stranieri ebbero piena cognizione di dove si trovavano.”

Si tratta di uno scritto sperimentale che unisce l’autobiografico alla fantasia e nella narrazione vengono miscelati realtà, finzione e realismo magico. Un elemento davvero singolare è la struttura della narrazione: a capitoli di normale prosa si alternano capitoli in versi; ma in generale i capitoli risultano quasi slegati tra loro, e spesso l’autore si limita a riportare ricordi, oppure dialoghi senza tante spiegazioni. Il risultato è testo piuttosto confuso, varie persone vengono citate senza essere approfondite o meglio spiegate al lettore. Ci vuole attenzione nella lettura, non è facile proprio perché non presenta la “struttura classica” del romanzo è più un insieme di appunti sulla vita di famiglia. Però nonostante la fatica merita di essere letto perché oltre a scoprire una Ceylon ormai scomparsa, si conosce una famiglia.

Ho letto il libro nell’ambito del progetto #ilgirodelmondoin12letture che seguo sulla piattaforma Instagram che per il mese di giugno prevede di fare tappa nel subcontinente indiano. Ho trovato questo libro per caso e ne sono rimasta rapita, si è rivelato più ostico del previsto ma ne è valsa la pena.

Avete mai letto qualcosa di questo autore singalese?


venerdì 19 giugno 2020

Una giornata nell'antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità - Alberto Angela

TITOLO: Una giornata nell'antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità.
AUTORE: Alberto Angela
EDITORE: Mondadori - collana Oscar Absolute
PAGINE: 331
PREZZO: € 14
GENERE: saggio storico, letteratura italiana
LUOGHI VISITATI: Antica Roma nel 115 d.C.

acquistabile su amazon: qui (link affiliato)


“Come vivevano gli antichi romani? Cosa accadeva ogni giorno nelle vie di Roma? Tutti noi ci siamo posti almeno una volta simili domande. Ed è proprio tale curiosità ce vi ha spinto ad aprire questo libro […] Ho cercato di scrivere il libro che avrei sempre voluto trovare in libreria per soddisfare la mia curiosità sul mondo dell’antica Roma. Mi auguro di soddisfare anche la vostra”.

Un libro che fornisce un’infarinatura sulla cultura, la storia e soprattutto le abitudini quotidiane dell’Antica Roma, raccontando cosa può vedere uno “spettatore” in una giornata tipo ai tempi dell’imperatore Traiano, precisamente nell’anno 115 d.C.
Racconta curiosità e aneddoti, si scoprono molte cose interessanti e anche dritte utili per fare conversazione nella vita di tutti giorni, ad esempio sapete da dove deriva il famosissimo cornetto rosso porta fortuna? E il monte Testaccio?
La giornata è ricostruita come il racconto in prima persona di una speciale guida, che dall’alba a notte fonda porta il lettore indietro nel tempo descrivendo tutto ciò che si vedrebbe: dal paesaggio alle strade cittadine, dalle case alle infrastrutture agli edifici pubblici; una guida che porta il lettore a spasso attraverso le vie, dentro le case, i negozi e i bar, ai Fori, al Colosseo, alle Terme e ad un banchetto. A grandi linee vengono ricostruite e spiegate le opere architettoniche più celebri come i Fori, il Colosseo e le Terme, ma anche le insulae e le domus (le due tipiche abitazioni romani).
Alla base della ricostruzione c’è un sapiente mix di fantasia con documenti e testimonianze storiche (ad esempio Svetonio, Marziale, Giovenale, Plinio il Vecchio), ritrovamenti archeologici e lapidi. La particolarità è che il lettore può “incontrare” persone realmente esistite anche tra la gente comune così ad esempio incontriamo un’ostetrica e un soldato.
Ci vengono narrate le abitudini, gli usi e costumi quotidiani, ad esempio come e cosa mangiano i romani? Ci sono excursus interessanti sugli schiavi, sul commercio, sull’architettura, sulla sessualità dei romani. È un ottima base di partenza per procedere poi con degli approfondimenti.
Emerge una Roma cosmopolita, multietnica e multireligiosa, superstiziosa, piena di contraddizioni, dove ricchezza e sfarzo si mescolano a povertà e violenza, e proprio la violenza è una parte predominante della vita (un esempio su tutti sono i giochi del Colosseo); per molti aspetti quasi moderna se paragonata alla situazione dei secoli successivi.
La narrazione è accompagnata da stupendi disegni di Luca Tarlazzi e nel libro ci sono anche le ricostruzioni al computer di alcuni particolari a cura di Gaetano Capasso.
La narrazione è ricca di paragoni e similitudini che si rifanno alle varie epoche sia della storia di Roma, ma anche con altre civiltà dell’antichità, sia del Medioevo e fino ai giorni nostri. Lo trovo estremamente godibile, di intrattenimento e di compagnia, un modo intelligente per imparare, per approcciarsi alla Storia.
La scrittura è semplice e rigorosa, ricca di spiegazioni e di paragoni (anche con i giorni nostri e le nostre abitudini), ma anche di dettagli; un saggio assolutamente coinvolgente, con il dono di rendere la quotidianità dei romani alla portata di tutti. Sono una grande fan di Alberto Angela, nel libro ho ritrovato il suo modo di fare divulgazione (lo stesso dei programmi televisivi); non avevo dubbi che mi sarebbe piaciuto e voglio recuperare i suoi altri volumi. 
Super consigliato. Voi avete letto qualche libro scritto da Alberto Angela?