lunedì 30 dicembre 2019

ANNA DAI CAPELLI ROSSI - LUCY MAUD MONTGOMERY

TITOLO:  Anna dai capelli rossi
AUTORE: Lucy Maud Montgomery - traduzione di Rossana Guarnieri
EDITORE: Bur Rizzoli - Ragazzi
PAGINE: 398
PREZZO: € 9,90
GENERE: letteratura canadese
LUOGHI VISITATI: Canada dei primi anni del '900
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La storia di "Anna dai capelli rossi" è una storia che conosciamo tutti anche grazie alla serie animata trasmessa in Italia a partire dagli anni '80 e spero caldamente ancora riproposta anche oggi.

Due fratelli, Marilla e Matthew Cuthbert decidono di adottare un ragazzo così da avere un aiuto nella gestione della loro fattoria (Green Gables), ma un fraintendimento con la persona incaricata fa si che dai Cuthbert arrivi una ragazzina di undici anni di nome Anna. Nonostante l’errore i due fratelli decidono di tenerla con loro e inizia così una nuova vita per la piccola Anna, una vita fatta di avventure, pasticci, ma soprattutto di amore e insegnamenti che la porteranno ad essere una ragazza ben formata: educata, in grado di badare alle faccende domestiche, istruita e con grandi ambizioni. Renderà Marilla e Matthew estremamente orgogliosi di lei e sarà come una figlia.
La storia è una sorta di favola meravigliosa con il lieto fine.
Anna pur avendo solo undici anni ha alle spalle una vita molto triste e sconfortante, ciononostante è molto allegra e solare, anche un po’ pasticciona, logorroica, di facili entusiasmi e anche sconforti e con un’immaginazione pazzesca. Questo suo carattere è ciò che le ha permesso di sopravvivere fino all’arrivo a Green Gables, ma le permetterà anche di crescere e diventare una ragazza giudiziosa.
Questo romanzo è considerato oggi un classico della letteratura per ragazzi, ma “Anna dai capelli rossi” può insegnare molto, anche agli adulti e anche ai giorni nostri.

«Hai visto quanti diamanti esibivano quelle signore?» disse Jane con aria sognante. «Brillavano talmente da far male agli occhi. Vi piacerebbe essere ricche, ragazze?» «Noi siamo ricche» rispose Anna, risoluta. «Abbiamo sedici anni, siamo felici e abbiamo, chi più chi meno, dell'immaginazione. Guardate il mare, ragazze, una sinfonia d'argento e d'ombre, di una bellezza da togliere il fiato. Non potremmo godercelo di più se avessimo milioni di dollari e montagne di diamanti. E, se anche potessimo, non varrebbe la pena di cambiarsi in qualcuna di quelle signore. A te, Jane, piacerebbe essere quella ragazza con il vestito di pizzo bianco e avere quell'espressione scontenta sul viso per tutta la vita? Oppure la signora in rosa, grassa e tozza, anche se gentile, che nessuno si volterebbe a guardare due volte? O anche la signora Evans, con quello sguardo così triste, sperduto, negli occhi? Dimmi, ti piacerebbe, Jane?» «Non lo so.... Non esattamente» disse Jane, perplessa. «Ma penso che i diamanti, per una donna, siano una consolazione duratura.» «Be', io voglio essere me stessa, anche se dovrò riunuciare ai diamanti per tutta la vita. Sono assolutamente soddisfatta di essere Anna di Green Gables con la mia semplice collanina di perle. So che Matthew me l'ha regalata con tanto di quell'amore che la signora in rosa neanche si sogna.»

La scrittura è molto coinvolgente, ricchissima di descrizioni (e in questo senso molto poetica) e di dialoghi, tiene il lettore incollato alle pagine.

È il primo volume di una serie, ma non so se avrò mai il coraggio e la voglia di leggere anche gli altri volumi, questo è semplicemente perfetto. Fatemi sapere se avete letto qualcuno degli altri volumi e come vi siete trovati.

Non posso far altro che consigliarlo a tutti, voi lo avete letto?

domenica 29 dicembre 2019

IL MAESTRO E MARGHERITA - MICAHIL BULGAKOV

TITOLO: Il Maestro e Margherita
AUTORE: Michail Bulgakov - traduzione di Margherita Crepax
EDITORE: Feltrinelli Editore - collana Universale Economica I Classici
PAGINE: 552
PREZZO: € 10,00
GENERE: letteratura russa - classici
LUOGHI VISITATI: Mosca anni '30
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“Il Maestro e Margherita” di Bulgakov è un libro sorprendente, straordinario; incomprensibile difficile e ostico, ma assolutamente da leggere.
L’esperienza lascia una grande confusione in testa e tantissime domande; dopo averlo terminato (e con molta fatica), capisco le ragioni di tanto entusiasmo verso questo libro che è considerato un classico delle letteratura (russa ma non solo) del’900 e non posso che concordare (è davvero un classico imprescindibile da leggere) ma capisco bene anche chi lo ha abbandonato, soprattutto nella parte iniziale è molto molto difficile leggerlo e, almeno a me, non metteva alcuna voglia di proseguire nella lettura, per questo dico a tutti coloro che non lo hanno ancora letto oppure lo hanno abbandonato: dategli un’altra chance, sforzatevi perché alla fine vale la pena di tanta fatica.

Come dicevo è un libro difficile da leggere almeno per tutta la prima parte dove non si capisce nulla: ci sono una serie di avvenimenti-avventure che coinvolgono alcuni letterati e i membri direttivi del Teatro Variété (dove Woland e i suoi tengono uno spettacolo di magia nera). Accadimenti che sembrano slegati, narrati senza apparenti connessioni, a cui si aggiunge la scelta di Bulgakov di dare ad alcuni personaggi (meglio comparse) nomi molto simili ma soprattutto di riferirsi ai personaggi indicando per ciascuno nome, cognome e patronimico (molto tipico nella lingua russa) e poi indicarli alternativamente con uno di essi. Le cose migliorano con l’ingresso in scena di Margherita e dalla sua “sottomissione” al Diavolo il romanzo prende letteralmente il volo e riesce a tenere il lettore incollato alle pagine.

Parlando di personaggi oltre al Maestro, a Margherita, a Woland e il suo seguito, una menzione spetta al poeta Ivan Bezdomnyj che rimane ossessionato dal racconto di Woland su Ponzio Pilato e anche per questo finirà in manicomio dove incontra e stringe amicizia con il Maestro. Il Maestro, personaggio di cui non si conosce il nome, è autore di un romanzo che ha per protagonista proprio Ponzio Pilato, romanzo che però non viene accolto favorevolmente dal mondo letterario, anzi proprio bocciato. E tutte le aspre critiche portano il Maestro ad una profonda depressione e al suo ricovero volontario in manicomio senza lasciare tracce e lasciando la sua amata Margherita nello sconforto.
Margherita Nikolaevna è l’amante del Maestro, una donna sposata ma profondamente infelice che innamoratasi perdutamente del Maestro è disposta a rinunciare a tutto per lui. È un personaggio molto innovativo per l’epoca in cui il romanzo è stato scritto ed ambientato, una donna moderna che segue i propri sentimenti e non pensa solo a sé stessa. Infine Woland (cioè il Diavolo) e il suo seguito composto dal grasso gatto nero Behemoth, il maggiordomo Korov’ev, Azazello e la strega Hella. Nella seconda parte del romanzo il lettore ha modo di seguire da vicino Woland e il suo gruppo e c’è modo di apprezzarli.

La trama è molto articolata e complessa, l’intera vicenda si svolge nel giro di una manciata di giorni. Tutto inizia in un giardino pubblico di Mosca dove Ivan il poeta e Berlinoz, presidente del Massolit (associazione di letterati di Mosca) incontrano uno straniero di nome Woland e con lui iniziano a discutere circa l’esistenza di Dio; segue la morte per incidente di Berlioz e l’inseguimento di Woland e dei suoi strani amici da parte di Ivan, inseguimento rocambolesco che termina nella sede del Massolit, dove nessuno crede ai racconti allucinati di Ivan e lo portano in manicomio. Qui Ivan stringe amicizia con un altro paziente che si fa chiamare Maestro e che ha scritto un romanzo proprio su Ponzio Pilato, figura che affascina moltissimo Ivan dopo aver sentito il racconto di Woland al parco. Contemporaneamente Woland e il suo seguito si installano nell’appartamento in cui viveva Berlioz e che condivideva con Lichodev, direttore del Teatro Variété; iniziano a succedere strane cose  che coinvolgono tutta la direzione del teatro, dove Woland tiene il suo spettacolo di magia, e ciò creerà molto scompiglio in città perché durante lo spettacolo vengono regalate cose che poi svaniscono (ad esempio abiti femminili che svaniscono lasciando le donne praticamente nude in mezzo alla strada, e viene distribuito denaro che la mattina seguente si è trasformato in carta straccia). Nella seconda parte del romanzo ci viene invece presentata Margherita e la sua disperazione per non sapere che fine ha fatto il suo amato, il Maestro; viene avvicinata da Azazello e seguendo le sue istruzioni, si trasforma in una strega e sarà la regina del ballo di Satana (capitolo questo meraviglioso). Per il servizio reso Margherita può esprime un desiderio e si ricongiunge al Maestro. Ovviamente, in parallelo a tutti questi avvenimenti, la polizia sta portando avanti delle indagini ma non riuscirà a catture questa banda di truffatori/prestigiatori. All’interno della narrazione di queste vicende si inseriscono dei capitoli relativi a Ponzio Pilato e al suo incontro con Jeshua Ha-Norzi, che dovrebbero essere stralci del romanzo dello stesso Maestro.
Quindi la struttura della narrazione è molto articolata, alle vicende legate all’incursione moscovita del Diavolo e al suo spettacolo di magia nera, nonché alla festa in occasione della luna piena, si alternano le vicende amorose del Maestro e Margherita e le vicende di Ponzio Pilato e del suo incontro con Jeshua.

È un libro di non facile lettura, è surreale e grottesco, contiene moltissima satira politica e anche una denuncia dell’assenza di valori nell’Unione Sovietica del tempo (atea, priva di valori ma interessata ad aspetti materiali come dimostra il successo dello spettacolo di Woland che elargisce regali).
Ho riflettuto molto su questo libro per giungere alla conclusione che mi è piaciuto molto, le difficoltà incontrate nell’entrare in sintonia con il romanzo erano dovute al fatto che non ne sapevo assolutamente nulla e mi aspettavo qualcosa di diverso, anche se non saprei cosa. Merita moltissimo di essere letto, non posso che consigliarlo.

Voi lo avete letto? Avete letto altre opere di Bulgakov?

martedì 3 dicembre 2019

CUCINARE UN ORSO - MIKAEL NIEMI

TITOLO: Cucinare un orso
AUTORE: Mikael Niemi - traduzione di Alessandra Albertari e Alessandra Scali
EDITORE: Iperborea
PAGINE: 507
PREZZO: € 19,50
GENERE: letteratura svedese
LUOGHI VISITATI:Svezia
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"Prese una a una, le lettere erano deboli. Ma quando il pastore insegnò al piccolo sami a metterle in fila accdde qualcosa. Fu un po' come quando si accende il fuoco: un singolo ciocco di legno serve a poco. Ma appena se ne aggiunge un altro, ecco che inizia davvero a riscaldare. Le lettere prendevano vita una dall'altra, e insieme inziavano a parlare."

Le vicende si svolgono nell'estremo nord della Svezia al confine con la Finlandia, nella cittadina di Kengis intorno alla metà dell'800,
Primo protagonista è Lars Levi Læstadius, pastore luterano, fondatore di un movimento religioso che porta il suo nome. Læstadius è un uomo buono, colto, appassionato naturalista e acerrimo nemico dell'acquavite. Prende con se Jussi, un ragazzino di origni Sami che si era dato al vagabondaggio pur di fuggire alla ricerca di un esistenza migliore. Jussi così diventa "una persona" perché iscritto nei registri parrocchiali, ma soprattutto impara a leggere e scrivere (diverse lingue tra cui svedese, finlandese e sami); il pastore lo porta con se nelle proprie escursioni naturalistiche e gli trasmette tutto il suo sapere. Si crea un profondo legame di affetto, come tra padre e figlio, e questa è la reciproca considerazione. Ma per Jussi non sarà tutto facile, fuori dalla canonica lui è un "noiadi" termine dispregiativo che significa stregone, così la gente del paese "civilizzata" chiama Jussi e la sua gente; Jussi, a parte la famiglia del pastore, non ha amici e non parla praticamente con nessuno perché timido e senza fiducia in se stesso. Incarna alla perfezione il diverso, il capro espiatorio, perché se succede qualcosa ovviamente chi può essere il colpevole? In realtà è molto sveglio, altruista e di animo davvero nobile e generoso.

La narrazione si svolge su diversi piani che si intrecciano, alle vicende personali dei due protagonisti si aggiungono le tematiche del "risveglio", la situazione delle popolazioni Sami e dei misteriosi omicidi.
Il testo fornisce un quadro della situazione delle popolazioni Sami (o Lapponi) a metà '800: un popolo nomade di allevatori di renne della penisola scandinava, con una propria lingua, cultura e tradizioni ma senza uno Stato; questo popolazioni ancora oggi mantengono la propria identità culturale all'interno dei Paesi che li "ospitano".
La quiete è rotta da omicidi e aggressioni ai danni di ragazze, le autorità locali ritengono le aggressioni riconducibili ad un orso. Il pastore Læstadius è di diversa opinione e con Jussi intraprende delle proprie indagini e basandosi su un metodo scientifico, scopriranno che il responsabile è un uomo; ma ovviamente non vengono ascoltati..... Questa parte di narrazione "gialla" di risoluzione di un mistero è ben costruita e coinvolgente, al lettore vengono dati tutti gli indizi e le prove da cui può trarre le sue conclusioni/supposizioni.
L'altro filone narrativo è quello del "risveglio": un movimento di riforma interno alla Chiesa Protestante Luterana, che si propone di portare ad un rinnovamento spirituale, ad una fede più autentica e al ravvedimento dei fedeli, soprattutto verso un maggior impegno anche verso il prossimo. Nello specifico il risveglio guidato da Læstadius ha portato avanti una crociata contro l'acquavite ritenuti il male peggiore per gli uomini; il pastore è uomo molto coraggioso perché le lobby degli alcolici sono molto potenti e cercano in ogni modo (almeno) di screditarlo. Io non ero a conoscenza di questi movimenti che ricordano molto lo scisma di Lutero verso la Chiesa Cattolica, e anche le motivazioni in parte si assomigliano.
"..... Grazie all'istruzione le terre del nord sarebbero andate in contro a un futuro più luminoso. I contadini avrebbero potuto apprendere tecniche di coltivazione migliori, informarsi sulle nuove colture, sulla riproduzione del bestiame, la lavorazione delle materie prime e lo stoccaggio delle derrate alimentari. Si sarebbe potuto combattere le malattie con metodi scientifici, scoprire nuove cure e arginare la mortalità infantile. E con la diffusione dell'istruzione la gente avrebbe smesso di attaccarsi alla bottiglia, il pastore ne era convinto. Un contadino che sapeva leggere e scrivere avrebbe speso i suoi soldi per comprare libri, non acquavite. E tutto cominciava con i bambini, con quei tratti sbilenchi sulle loro lavagnette....... [.....].... un giorno l'istruzione avrebbe regalato la libertà alla gente del nord. Un povero non era più tale se sapeva leggere e scrivere. E grazie all'istruzione anche i finlandesi e i lapponi avrebbero potuto frequentare l'università e diventare insegnanti, scienziati o medici, diventare padroni del proprio futuro [...]in tutte le terre del nord: uomini liberi e timorati di Dio che non avrebbero scialacquato i loro ultimi spiccioli per un bicchiere di acquavite."
La narrazione è in prima persona ma ci sono due narratori, a un certo punto, senza preavviso né indicazioni, avviene il cambio (all'inizio mi ha creato un po' di confusione). In ogni caso il testo è scorrevole e piacevole.
Questo romanzo è stato accomunato con "Il nome della rosa" di Umberto Eco ed effettivamente ci sono vari punti di contatto: la presenza di un "prete" investigatore, osservatore acuto, uomo di scienza oltre che di fede (padre Læstadius vs frate Gugliemo da Baskerville); un giovane "inesperto" a cui il maestro insegna tutto (Jussi vs Adso da Melk); una serie di omicidi e di misteri da svelare che i nostri investigatori risolvono anche grazie al ricorso a metodi di indagine "scientifichi" e moderni; infine la presenza di un fervore religioso che si pone in contrasto con la Chiesa costituita nel tentativo di migliorarla e renderla più vicino ai bisogni reali dei fedeli (il risveglio guidato da Læstadius contro la Chiesa Luterana vs il movimento di povertà ispirato da San Francesco contro la Chiesa Cattolica).

Il libro è folgorante e tiene attaccati alla pagine; l'ho adorato e davvero non vedevo l'ora di parlarvene, ma c'è un però. La parte finale (che individuo all'incirca nelle ultime venti/trenta pagine) mi ha lasciato un po' di amaro in bocca, nonostante una sorta di lieto fine, restano alcune questioni, situazioni irrisolte, sospese, lasciate all'immaginazione.
La delusione più grande arriva da quello che viene intitolato "epilogo" perché non è un epilogo: c'è un finale con alcune cose sospese, volti pagina arrivi all'epilogo leggi e trovi delle note dell'autore che non concludono il libro. Si tratta di una post fazione dell'autore molto interessante nel contenuto (lo so sembro contraddirmi, ma il contenuto è di pregio ma il titolo assolutamente sbagliato) perché viene dato conto della storicità del personaggio di Læstadius, dei registri parrocchiali andati distrutti, della pubblicazione di un libro in lingua sami ad opera di un autore sconosciuto, che nella ricostruzione potrebbe essere Jussi che sapeva anche la lingua sami e già aveva tentato un esperimento di scrittura.

In conclusione un libro meraviglioso, che consiglio a tutti e in particolare a chi come me ha amato "Il nome della rosa", anche se questo è molto più scorrevole. Mi incuriosisce molto questo autore e non mi dispiacerebbe leggere altro di suo. Inoltre è il primo libro edito Iperborea che leggo e il formato è davvero particolare.
"Se ci era riuscito un povero ragazzo sami venuto dal nulla, molti altri avrebbero potuto seguire le sue impronte. Contadini, allevatori di renne, cacciatori, pescatori, serve, boscaioli, un giorno tutti quanti avrebbero potuto raccontare la loro vita. E invece di scialacquare soldi per l'acquavite avrebbero comprato libri, e la sera si sarebbero riuniti a parlare alla luce del cielo e delle piante della terra, e di cosa significava davvero essere un uomo."
Voi avete letto "Cucinare un orso"? Fatemi sapere nei commenti