lunedì 29 aprile 2019

IL FILO DI AUSCHWITZ - VERONIQUE MOUGIN

TITOLO: Il filo di Auschwitz
AUTORE: Veronique Mougin - traduzione di Lucia Corradini Caspani
EDITORE: Corbaccio Editore
PAGINE: 480
PREZZO:€ 18,60
GENERE:  letteratura francese - memoria
LUOGHI VISITATI: Ungheria, Francia
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Tomas Kiss, quattordicenne scapestrato, è la disperazione del padre perché si rifiuta di studiare nonché di impararne il mestiere di sarto. Ma, nella cittadina ungherese dove vive, nel 1944 per la comunità ebraica i problemi sono ormai altri. Dalle progressive restrizioni delle libertà personali si passa ai rastrellamenti e la famiglia di Tomas finisce, come le altre, ad Auschwitz. Qui Tomas perde subito di vista i suoi famigliari tranne il padre con cui combatte una lotta per la sopravvivenza quotidiana che, paradossalmente, lo porterà, per salvarsi, ad avvicinarsi proprio al mestiere paterno imparando a cucire le divise degli ufficiali e rappezzare quelle dei prigionieri. Sopravvivono entrambi, ma il Tomas che esce fra mille peripezie dal campo di concentramento è drasticamente cambiato: è – precocemente – un adulto disincantato e duro. Insieme al padre tenta di tornare nel paese di origine, dove però tutto è cambiato, compresi i confini, ed emigra definitivamente a Parigi dove, grazie all’aiuto di una comunità ebraica, dolente ma con una grande voglia di ricominciare a vivere, troverà infine la sua strada.

La narrazione è in prima persona, è lo stesso protagonista Tomas Kiss (Tomi) a raccontare la sua vita e quella della sua famiglia. Nel romanzo si intrecciano la storia di Tomi con la Storia.
Tomi è un ragazzo ribelle, triste, a volte anche crudele verso la sua famiglia; è portatore di una storia personale particolarmente triste, vorrebbe viaggiare e andare lontano da tutti e ricominciare una nuova vita, magari negli Stati Uniti d'America (quelli che vedeva al cinema con gli Indiani), ma c'è la guerra e non si può fare. E la Storia che si intreccia con la vita di Tomi è quella della seconda guerra mondiale e della deportazione degli ebrei, cui Tomi appartiene.
I capitoli dove Tomi racconta la deportazione e la vita nel campo di concentramento sono i più toccanti anche perché raccontati attraverso gli occhi di un ragazzo, soprattutto nelle fase iniziali racconto si concentra molto sulle persone e su cosa queste possano provare.  I momenti più difficili Tomi riesce a superarli immaginando di vestire al meglio le persone che lo circondano, in base alle loro caratteristiche fisiche e al loro carattere, mettendo in pratica tutto quello che il padre aveva cercato di insegnargli; queste digressioni mentali lo aiutano a isolarsi dal mondo circostante e ad andare avanti. Sarà nel campo di Dora che Tomi decide di imparare a cucire, decisione che probabilmente gli salverà la vita e gli garantirà un futuro.
Come dicevo Tomi è un ragazzo scaltro, un po' canaglia, e riuscirà a ritagliarsi un suo spazio all'interno del campo anche grazie alla malizia che lo accompagna da sempre.

La narrazione, come dicevo prima, è in prima persona, la voce narrante è quella del protagonista, l'esposizione si sviluppa sotto forma di flussi di coscienza, di pensieri. Ma a questi capitoli, diciamo normali, si alternano altri capitoletti (generalmente molto brevi, massimo un paio di pagine; che si riconoscono perché presentano un font diverso) dove trovano spazio i pensieri di altre persone: amici e genitori di Tomi, ma anche perfetti sconosciuti che vengono in contatto con il ragazzo. In queste parti viene raccontato qualcosa in più, che permette al lettore di avere un quadro d'insieme più completo oppure di conoscere fatti (o pensieri) che lo stesso Tomi ignora.
Lo stile e gli espedienti narrativi utilizzati dalla scrittice sono una delle cose che più mi sono piaciute del libro; un libro che mi è stato regalato, di mio probabilmente non lo avrei mai acquistato, perdendomi qualcosa di meraviglioso.

Un libro per ricordare e per impegnarsi quotidianamente non solo per non dimenticare  la tragedia della Shoah, una delle tante tragedie che l'uomo è riuscito ad inventarsi, ma anche e soprattutto per evitare che catastrofi del genere possano ripetersi ( e dal '46 ad oggi purtroppo ce ne sono state altre).
La cosa più difficile è sopravvivere, è vivere con i fantasmi di ciò che si ha vissuto, con il peso di avercela fatta. Il dopo del nostro Tomi è fatto di alta moda, di Parigi, modelle e sfilate, un sogno divenuto realtà, ma oltre al sogno Tomi è costretto a conviere con i ricordi e gli incubi del passato.
Il dopo è forse qualcosa di oscuro, come avviene il ritorno alla vita normale? Esiste ancora una vita normale? Esiste ancora la propria casa? E le proprie cose che fine hanno fatto? E' possibile ricominciare a vivere? C'è moltissima introspezione di Tomi. E' un libro che fa riflettere molto, anche sull'importanza delle piccole cose e della quotidianità, tutte quelle piccolezze che diamo per scontate. Se ci trovassimo a perdere tutto da un  giorno all'altro, da essere persone ad essere carne da macello (o forse meno), senza nulla e senza contare davvero meno di nulla. L'odio religioso e razziale è sempre in agguato e come dimostra la Storia anche dopo la Shoah altre catastrofi simili si sono verificate magari su scala meno ampia ma il concetto di base è lo stesso ed è quello che fa paura. Leggere come mezzo di conoscenza e di riflessione per impegnarci nel quotidiano a prevenire. Ecco a cosa porta questo libro.

"Perché no.... Certi giorni, figurati, mi domando cosa sarei diventato senza la deportazione. Un idraulico forse, un ragazzo con la salopette, probabilmente un dilettante, in ogni caso un uomo felice senza saperlo. A te posso dirlo, perché ormai sai tutto: la felicità che sento così intensa, adesso, la devo al campo, come le altre gioie della mia vita. La sartoria, la mia carriera, la Francia, anche il mio matrimonio, il bene e il male, tutto si è intrecciato laggiù. Dirai questo nel libro alla gente, che dallo stesso punto possono nascere il meglio  e il peggio, che la vita è aggrovigliata, tortuosa, inestricabile, che ti rende folle di dolore, che ti riempie di gioia, la vita è come un filo, capisci? E, se è vero che dove va l'ago va anche il filo, non si può mai sapere, mai dove passerà l'ago."





Un libro che consiglio a tutti, che fa parte del mio filone di letture per scoprire la Storia. Un libro forte, che fa riflettere; senz'altro voglio continuare con letture di questo genere (ho già alcuni titoli che mi attendono in libreria) e mi piacerebbe approfondire le storie di deportate donne, ho già in mente un titolo (famosissimo) "La baracca dei tristi piaceri" di Helga Schneider, aspetto vostri suggerimenti.