venerdì 17 luglio 2026

CIRCE di MADELINE MILLER

TITOLO: Circe
AUTORE: Madeline Miller    traduzione di: Marinella Magrì
EDITORE: Marsilio Editore
PAGINE: 416
PREZZO: € 14
GENERE: letteratura americana, retelling mitologico
LUOGHI VISITATI: mito greco





Circe di Madelline Miller è un retelling del mito di Circe narrato in prima persona dalla stessa Circe.

Premetto che io il mito non lo conosco però si legge nella nota finale che si tratta di una rielaborazione piuttosto fedele e io non posso che fidarmi (sapevo solo essere una maga da cui si è fermato Ulisse e che trasformasse gli uomini in maiali).

È una lettura meravigliosa e meravigliosa è la protagonista Circe: donna caparbia determinata, non si lascia intimorire nemmeno dagli dèi e se necessario si oppone e che alla fine riesce a fare ciò che vuole della propria vita (cosa non scontata); è una donna che non si accontenta che conosce i propri limiti e li accetta, da sempre ha un interesse per i mortali.

Quella di Circe è una vita governata dalle passioni e soprattutto dalla ricerca della felicità che per molto tempo gli è stata ingiustamente negata, deve sostanzialmente elemosinare affetto  e alla fine lo troverà nei mortali ma di mortali (così come di dèi) ce ne sono di tanti tipi e la maggior parte sono malvagi o quantomeno irriconoscenti e frivoli (vedasi Glauco dopo la trasformazione si dimentica subito di Circe e si crogiola nelle sue nuove sembianze) oppure i primi marinai che accoglie che dopo aver ricevuto ospitalità approfittano di lei e del fatto che sia sola.

Essere sola sarà la costante della sua vita per moltissimo tempo, nel corso del tempo scoprirà cosa ne è stato delle persone o altri dèi/famigliari. Iniziamo da un’infanzia difficile, praticamente priva di affetto, è brutta e con una voce sgradevole o perlomeno così le dicono la madre, il padre, i fratelli e tutte le cugine nife. Crescerà molto legata al fratello Eete ma poi lui andrà a fondare un suo regno e l’abbandona letteralmente (si capirà poi che non c’è mai stato davvero affetto e amore fraterno).

Incontrerà un mortale, un pescatore di nome Gluaco, Circe decide di trasformarlo non sa ancora nulla di magia ma solo del potere di alcuni fiori gialli che si dice essere nati dal sangue di Crono. Una volta trasformato lui si dimentica di Circe, si crogiola nel suo nuovo stato divino e si innamora di un’altra e Circe accecata dalla gelosia trasforma la rivale in un mostro marino a sei teste. Quando si dice responsabile delle trasformazioni inizialmente nessuno le crede ma poi appurato che possiede dei poteri magici viene esiliata sull’isola di Eea, qui Circe scopre e affina le sue arti magiche.

“In fondo che me ne sarei fatta di un seme di quercia? L’isola ne era piena. Quello che volevo davvero era una fragola selvatica, da far scivolare dolcemente giù per la gola irritata, e dissi proprio questo a quel mallo bruno.
Mutò con tale rapidità che sentii il pollice affondare nel suo corpo soffice e rosso. La fissai, poi emisi un grido di gioia, spaventando gli uccelli e facendoli volare via dai rami.
Riportai in vita un fiore appassito. Bandii le mosche dalla mia casa. Feci sbocciare le ciliegie fuori stagione e mutai il colore del fuoco in verde acceso. Se Eete fosse stato con me, si sarebbe soffocato con la sua barba nel vedere simili trucchetti domestici. Ma dal momento che non conoscevo niente, non c’era niente che non fosse degno di me.
I miei poteri si sovrapponevano come onde. Scoprii di essere particolarmente tagliata per l’illusionismo, evocando immagini di briciole cui i topi si avvicinavano furtivi, inducendo i pesciolini a balzare fuori dall’acqua per sfuggire al becco di un cormorano. Pensai più in grande: un furetto per spaventare le talpe, un gufo per tenere alla larga i conigli. Imparai che l’ora migliore per la raccolta era il chiaro di luna, quando oscurità e rugiada concentravano la linfa. Appresi che cosa crescesse bene in giardino e cosa dovesse essere lasciato nel bosco. Catturai serpenti e imparai a estrarne il veleno dai denti. Riuscii a cavar fuori una goccia di tossina dal pungiglione di una vespa. Curai un albero malato, uccisi un rampicante maligno con un tocco.
Ma Eete non si era sbagliato, era la mutazione il mio dono più grande, ed era lì che il mio pensiero continuava a tornare. Mi parai di fronte a una rosa, e quella mutò in iris. Un intruglio versato sulle radici di un frassino lo trasformò in un olmo. Trasmutai tuti i ciocchi da ardere in legna di cedro perché il suo profumo riempisse ogni sera la mia casa. Catturai un’ape e ne feci un rospo, di uno scorpione feci un topo.
Fu in quello che scoprii i limiti del mio potere. Per quanto potente fosse la mistura, per quanto ben ordito fosse l’incantesimo, il rospo continuava a tentare di volare, e il topo di pungere. La mutazione influenzava i corpi, non le menti.
Allora pensai a Scilla. La sua natura di ninfa viveva ancora all’interno di quel mostro a sei teste? Oppure le piante spuntate dal sangue degli dei avevano attuato una vera trasformazione? Non lo sapevo. E dissi al vento: Ovunque tu sia, spero tu stia trovando la tua soddisfazione.” Pag 92 e 93

Passa il tempo (i secoli) e incontra altre persone come Dedalo quando viene chiamata a Creta dalla sorella Pasifae per farsi aiutare a mettere al monto il Minotauro, e poi altri secoli dopo Ulisse. Tra i due si instaura un profondo legame di amicizia e amore, ma poi lui deve ripartire e lei si ritrova di nuovo sola e madre di Telegono. Dopo qualche anno Telegono vuole andare a conoscere il padre ma le cose non vanno come sperato, Ulisse è molto cambiato e Telegono torna a Eea con Telemaco e Penelope che cercano la protezione di Circe. Da qui nuovi impegni di Circe fino all’epilogo molto bello, sorprendente (per me che non conoscevo il mito).

Ho raccontato un po’ la trama per dare un’idea di cosa si andrà a leggere ma sono stata comunque molto superficiale, inoltre per chi conosce il mito non è nulla di nuovo.

A me è piaciuto molto il libro, il modo in cui è scritto e raccontata la storia di Circe che come detto è il mio primo approccio perché non sapevo praticamente nulla mi è piaciuta molto la figura di Circe con cui ho empatizzato tanto è una donna molto coraggiosa, forte, sicura di sé, determinata e caparbia.

Di questa autrice ho letto e amato anche quello su Achille, so che c’è un altro suo libro Galatea edito Sonzogno che però mi è parso di capire essere diverso da quelli che ho letto e perché molto più breve e illustrato. Spero tanto scriva altri retelling e perché no anche altre storie.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 10 luglio 2026

STORIA DEL NUOVO COGNOME di ELENA FERRANTE

TITOLO: Storia del nuovo cognome
AUTORE: Elena Ferrante
EDITORE: Edizioni E/O
PAGINE: 480
PREZZO: € 22
GENERE: letteratura italiana
LUOGHI VISITATI: Italia e specialmente Napoli tra gli anni '50 e '60



Storia del nuovo cognome – Secondo volume della saga de L’amica Geniale attenzione possibili spoiler sul volume precedente

La saga dell’amica geniale è un libro (una serie di libri) molto amati ed apprezzati che penso abbiamo letto praticamente tutti e manco solo io. Se non li conoscete mollate tutto e andate a recuperarli perché ne vale davvero la pena e lo dice una persona che era partita a dir poco scettica: si vedevano ovunque, poi è arrivata la serie tv e poi anche un grapic novel e alla fine mi sono decisa a leggerla anche io e per fortuna.

Veniamo al 2° volume che riprende esattamente da dove terminava il 1° quindi dal matrimonio di Lila.

Seguiamo le ragazze negli anni dell’adolescenza e della primissima giovinezza, anni che le due amiche vivranno in modo molto diverso.

Anzitutto leggere, continuare la saga è un po’ come tornare a casa e ritrovare due amiche, ma anche ritornare al proprio quartiere o meglio rione perché i protagonisti sono tanti oltre alle due principali.

L’amicizia tra Lila e Lenù è forte, duratura, sincera, indispensabile ma anche molto tormentata, direi quasi passionale, c’è anche una sorta di odio talvolta e ci sono periodi di lontananza e distacco.

Entrambe sono forti e spesso non filtrano i propri sentimenti ferendo (più o meno volontariamente) l’altra; soprattutto Lila (o perlomeno questo è quello che ho percepito io, poi va detto anche la voce narrante è Lenù) è molto “verace” attacca come arma di difesa, attacca, sminuisce, denigra, ferisce al solo scopo di lenire la propria sofferenza e il proprio malessere. Ma in fondo non possono fare a meno una dell’altra, il loro rapporto per quanto travagliato è autentico e sincero.

Questo secondo volume libro è ricco di colpi di scena e fondamentale è l’estate che le ragazze passano a Ischia.

Lenù è molto brava ma non si sente mai all’altezza, ha sempre paura di sbagliare e di mostrare di essere in qualche modo un impostore, in fondo le manca una cultura di base: non si leggono giornali e non si è interessarti alla politica e agli affari del mondo in casa sua, lei sa tanto ma ciò che è libro di scuola. Ciò non toglie che sia molto brava, si diploma e poi si laurea in lettere alla normale di Pisa e si dedica alla scrittura. Sicuramente un grandissimo passo in avanti del resto sogna da sempre di lasciare il rione e glielo auguro con tutto il cuore. Nel rione le ragazze ambiscono al matrimonio possibilmente un buon matrimonio (e come si misura il buon matrimonio? con le cose che si possono comprare!).

Lila che non ha potuto studiare (non ha potuto fare nemmeno le scuole medie) perché il padre si è opposto, si è sposata a 16 anni e nonostante l’agiatezza, il bellissimo appartamento nuovo tutto pieno di confort e lusso, deciderà di lavorare nella salumeria di suo marito. Ma la vita è tutt’altro che facile e felice, anche se apparentemente ha fatto – appunto – un buon matrimonio: le cose si mettono male già la prima notte di nozze!  Succedono tante cose nella vita di Lila, anche per lei è fondamentale la famosa estate a Ischia che porta parecchi strascichi.  Lila mostra un grandissimo coraggio e una grandissima determinazione, è scostante e infelice, è caparbia ma non si venderà mai soprattutto ai Solara. Nei momenti di agiatezza è anche molto generosa con gli altri e con l’amica Lenù.

Sicuramente il mondo narrato, il mondo del rione, della periferia è un mondo fatto di violenza e ignoranza e anche di frustrazione e sopraffazione dove il più forte si rifà sul più debole a cascata (ad esempio il marito picchia la moglie, la moglie picchia i figli, i figli maggiori tiranneggiano quelli più piccoli e così via).

Una cosa che fa male è l’odio tra donne, le donne non sono capaci di sorellanza: un esempio dopo il viaggio di nozze è palese che Stefano picchi la moglie e molte donne pensano sia giusto (già in generale) e che fosse ora e tempo che qualcuno limitasse/contenesse o se vogliamo desse una lezione a Lila, la riportasse al suo ruolo (cosa che in realtà non accadrà mai). Manca la solidarietà, ogni occasione è buona per sparlare e ferire.

Sono molto curiosa di andare avanti a leggere e vedere come si sviluppano le vite e le vicende di Lenù e Lila ma anche di tutti gli altri. È un modo per vivere da dentro anche la storia dell’Italia e non solo, qui siamo all’incirca negli anni 60.


venerdì 26 giugno 2026

VIVIDA MON AMOUR di ANDREA VITALI

TITOLO: Vivida Mon Amour
AUTORE: Andrea Vitali
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 136
PREZZO: € 15
GENERE: letteratura italiana
LUOGHI VISITATI: lago di Como anni '80




Vivida mon amour è un racconto piacevole, di intrattenimento con qualche colpo di scena.

Avevo aspettative basse soprattutto per alcuni commenti che avevo letto in giro, però io non l’ho trovato così “male” sicuramente non sarà tra i miei preferiti dell’autore (penso a La premiata ditta sorelle Ficcadenti e Zia Antonia sapeva di menta) c’è da dire anche che questo è un racconto, è più breve ed è molto più introspettivo che descrittivo e ‘investigativo’ come gli altri.

Scritto in prima persona voce narrante è un giovane medico, neolaureato che si innamora perdutamente di una ragazza a una festa.

Lui è medico condotto “supplente”, piuttosto goffo, impacciato ma molto perseverante; lei è una ragazza bellissima che ama divertirsi forse un po’ “fredda” ma sicura di sé. Seguiamo il corteggiamento che dura dei mesi, è una strada lunga e in salita tra incomprensioni, problematiche varie e anche tanta freddezza di Vivida. L’ambientazione è sempre il lago di Como in questo caso degli anni ’80 (è scritto sulla quarta di copertina per questo lo so, altrimenti avrei detto anche prima). Non mancano i colpi di scena.

“Finita per l’ennesima volta, e senza nemmeno essere cominciata. Chiunque si sarebbe arreso e pure io mi convinsi che fosse la cosa più logica. Dovevo elaborare il lutto di quell’insuccesso e seppellirlo, proprio come si fa con i morti.”

È anche divertente, noi seguiamo solo il ragazzo - di cui non conosciamo neanche il nome (o almeno io non me lo sono segnato) – il nostro protagonista e voce narrante, è scritto in prima persona quindi conosciamo solo il suo punto di vista. Ci sono volte in cui ho avuto voglia di scuoterlo, dirgli lascia perdere, cerca un'altra ragazza, ma lui persevera, nonostante i problemi che incontra in primo luogo il nome di lei: lui non lo capisce la prima volta e non avendo modo di sentire qualcun altro chiamarla va per tentativi anche piuttosto goffi. Il protagonista ci parla d’amore e di innamoramento dal suo punto di vista per lui è la Storia d’amore della sua vita: solo leggendo scopriremo se è davvero così oppure no.

Sicuramente non è un capolavoro della letteratura (e come detto per me e per ora) nemmeno della produzione di Vitali ma è un racconto che fa il suo, ci intrattiene e ci diverte, ci fa vivere una storia d’amore in un periodo molto diverso dal nostro dove l’unico mezzo di comunicazione erano le telefonate oppure il vedersi di persona, ma non c’era internet per controllare l’apertura dei locali ad esempio.

“Il buon vecchio telefono, quello con il disco rotante. Oggetto in cui l’inventore ha trasfuso saggezza. Perché ci vuole tempo per fare il numero, una cifra alla volta, ognuna che completa il tragitto sul disco in un tempo diverso. E durante quel tempo nascono un sacco di dubbi sull’utilità, sull’opportunità della telefonata, su cosa dire, su cosa rispondere, e si immaginano un ventaglio di possibilità: benefiche domande ti assediano convincendoti infine a temporeggiare e rimandare o a tirare dritto.” 

Io lo consiglio se cercate una storia di intrattenimento magari d’amore e che sappia stupirvi.

Fatemi sapere nei commenti se lo avete letto.


venerdì 12 giugno 2026

FERROVIE DEL MESSICO di GIAN MARCO GRIFFI

TITOLO: Ferrovie del Messico
AUTORE: Gian Marco Griffi
EDITORE: Laurana Editore
PAGINE: 824
PREZZO: € 22
GENERE: letteratura italiana, libro enciclopedico
LUOGHI VISITATI: principalmente Asti 1944







“Se c’era una cosa che mi piaceva dell’essere un soldato semplice, quella cosa era che in ogni circostanza c’era sempre qualcuno di grado superiore pronto a dirti quel che andava fatto, anche se quel che andava fatto, nove volte su dieci, era un’inutile perdita di tempo. Eppure con gli anni mi ero reso conto che perdere tempo era precisamente ciò che desideravo. Guardare la vita scorrere come una pelle d’acqua sopra  le pietre lisce del tempo che accade, del mondo che marcia senza bisogno alcuno dell’intervento di Magetti Francesco.”

Ferrovie del Messico di Gianmarco Griffi è un libro pazzesco e difficile da recensire. È un libro enciclopedico e citazionista, un libro pieno di avventure più o meno assurde, con tantissime “digressioni” capitoli dedicati a qualcosa di diverso dalla storia del nostro protagonista, talvolta sembrano capitoli buttati li a casaccio quasi, ti chiedi che centra? Dove vi vuol portare?

Partiamo dall’inizio e cioè dalla base del libro, dalla nostra storia e dal nostro protagonista: siamo ad Asti nel 1944 a (Fran)Cesco Magetti, milite della guardia repubblicana ferroviaria (più per caso che per convinzione) è stato assegnato un compito a quanto pare fondamentale per le sorti della seconda guerra mondiale: tracciare o se vogliamo ricostruire la mappa delle ferrovie del Messico, l’ordine arriva dall’alto, molto in alto e a cascata di ufficio in ufficio è arriva a Magetti. Da qui iniziano una serie di avventure rocambolesche e pazzesche perché da qualche parte deve iniziare a disegnare la mappa e così va alla biblioteca e poi al cimitero e poi da un samoano.

Ma queste avventure sono intervallate con capitoli dove i protagonisti sono altri.

È un libro “difficile” e lo dico tra virgolette perché è sicuramente un libro che richiede impegno, attenzione e pazienza (tanta pazienza) perché ci troviamo di fronte a capitoli che almeno apparentemente non centrano nulla ad esempio ce n’è uno dedicato a una fabbrica di colori a Dresda (e non è una fabbrica normale) oppure uno dove Hitler si taglia i baffi (!). È un libro che parla davvero di tantissime cose (come dico all’inizio è enciclopedico) si parla dell’Italia delle seconda guerra mondiale, della vita nella Repubblica di Salò, di partigiani, di amore, di leggende e miti nordici, di guerre d’indipendenza latino-americane, perfino di insetti.

Abbiamo una narrazione tragicomica e picaresca, che sa essere anche molto divertente e spassosa ma al tempo stesso anche profonda e tocca tematiche importanti.  

È un libro che può spaventare per la mole e per le digressioni e lungaggini varie che sono belle numerose ma anche se all’inizio sembra senza senso poi alla fine tutto acquisisce un perché e ti trovi a dire wow, cosa ho appena letto. Infatti il libro ha avuto un successo strepitoso soprattutto grazie al passaparola di librai e lettori.

Il romanzo si divide in due parti, la seconda è tipo una facciata o una riga o un paragrafo (controllare) dove si rimanda a un seguito, che inutile dirlo non vedo l’ora di leggerlo. Mi è parso di capire che il seguito sia Digressioni uscito nel 2025.

A me è piaciuto molto e non posso fare altro che consigliarlo.

Vi aspetto nei commenti per sapere se lo avete letto.


venerdì 22 maggio 2026

LA CASA DELLA MOSCHEA di KADER ABDOLAH

TITOLO: La casa della moschea
AUTORE: Kader Abdolah      traduzione di: Elisabetta Svaluto Moreolo
EDITORE: Iperborea
PAGINE: 466
PREZZO: € 18,50
GENERE: letteratura iraniana
LUOGHI VISITATI: Iran dagli anni '60 agli anni '80






La casa della moschea è un libro stupendo che coniuga Storia, religione e quotidianità. Un libro che ci apre le porte sulla vita quotidiana dell’Iran (l’antica Persia) un paese con una tradizione millenaria e almeno apparentemente distante e diversa dalla nostra; lo fa con la storia di una famiglia e in periodo temporale molto significativo: tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’80. Sono gli anni in cui l’Iran vive molti cambiamenti politici dal regime dello scià, alla rivoluzione e l’avvento del regime di Khomeini e che determinano ancora oggi la vita del paese.

La storia di una famiglia che si vede suo malgrado coinvolta e sconvolta dagli avvenimenti politici.

Come ci suggerisce il titolo la maggior parte delle vicende ruotano attorno alla casa della moschea del venerdì e dei suoi abitanti, abbiamo quindi a che fare con delle persone e in generale con il mondo “religioso”. Protagonista è Aga Jan un ricco mercante di tappeti a capo del bazar e patriarca della famiglia della moschea del venerdì della città di Senjan.


La casa della moschea è un microcosmo con tantissimi personaggi che seguiamo nel corso del tempo, molti sono fra di loro imparentati; tra questi ci sono le indimenticabili “nonne” che si prendono cura della casa Golebeh e Golbanu, poi c’è Nosrat, il fratello minore di Aga Jan, che ha lasciato la casa per fare il fotografo (la classica ‘pecora nera della famiglia’).

Seguiamo i vari personaggi nel loro vivere quotidiano, sono persone religiose ma anche molto moderate e ragionevoli. Con il passare del tempo però vediamo trasformarsi la religione in qualcosa di sempre più politico fino alla rivoluzione e all’insediamento del regime di Khomeini che sarà molto repressivo e sanguinario e naturalmente cambia la vita anche quotidiana dei nostri protagonisti. Alcuni diventeranno parte del regime altri invece lo combatteranno. Non posso e non voglio dire di più abbiamo un’evoluzione, un cambiamento della vita quotidiana dei nostri protagonisti man mano che cambia la storia.

Il libro è in parte autobiografico perché Abdolah trae spunto delle sue esperienze di vita per scrivere il romanzo sia perché è cresciuto in una casa della moschea, perché è stato attivamente politico negli ambienti ostili al regime e alcuni suoi cari sono anche stati eliminati fisicamente dal regime. Scrive questa storia con un obiettivo ben preciso: «Ho scritto questo libro per l’Europa. Ho scostato il velo per mostrare l’Islam come modo di vivere… un Islam moderato, domestico, non quello radicale».

Lo stesso nome Kader Abdolah è uno pseudonimo che unisce i nomi di due cari amici attivisti politici uccisi dal regime. Kader Abdolah è uno scrittore iraniano che vive in esilio in Olanda dagli anni ’80, con questo libro dimostra un attaccamento e un amore molto profondi per il proprio paese. Sicuramente voglio leggere altro di questo autore.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 15 maggio 2026

1Q84 volume II - HARUKI MURAKAMI

TITOLO: 1Q84 Volume II
AUTORE: Haruki Murakami
traduzione di: Giorgio Amitrano
EDITORE: Einaudi
PAGINE:
PREZZO: € 26 (per l'intera opera in cofanetto edizione tascabile)
GENERE: letteratura giapponese
LUOGHI VISITATI: Tokyo 1984

1Q84 volume 2 – Haruki Murakami

Secondo volume di una serie, attenzione possibili spoiler.

La narrazione riprende da dove l’avevamo lasciata, anche il numero di pagine riprende immutato in questo secondo volume non si riparte da zero.

Aomame è chiamata a compiere la sua missione per un’ultima volta, poi dovrà scomparire, il bersaglio da colpire è molto potente e i suoi seguaci cercheranno vendetta; Aomane non ha problemi ad accettare intanto l’unica cosa che le interessa al mondo è un ricordo e anche cambiando faccia nessuno potrà mai portaglielo via. L’incontro si rivelerà molto diverso dalle solite missioni e anche molto illuminante, Aomame ha la certezza di essere entrata in un mondo parallelo e di non poterne uscire…

Tengo inizia a capire che si è messo in un bel guaio, qualcosa di molto più grande di lui e probabilmente pericoloso. Un segnale è la comparsa di un misterioso uomo che gli propone una borsa di studio per dedicarsi solo alla scrittura (ma conosce cose passate e presenti che nessuno sa). Anche per Tengo iniziano ad esserci dei chiarimenti, inizia a trovare delle risposte ed ha la certezza di essere entrato in un mondo parallelo e decide di provare a cercare la bambina dei suoi sogni.

“«Il che vuol dire, - si chiese Tengo, - che questo è il mondo del romanzo? E che io, per qualche ragione, mi sono separato dal mondo della realtà per finire in quello della Crisalide d’aria? Come Alice caduta nella tana del coniglio? Oppure è il mondo della realtà che si è trasformato in accordo con la storia raccontata nella Crisalide d’aria? Quindi il mondo che esisteva prima- il nostro solito mondo con un un’unica luna – non esiste più da nessuna parte? Il potere dei Little People è legato a tutto questo?».”

Le vicende di questo secondo volume sono incentrate su una sera cruciale dove i nostri protagonisti vivono esperienze uniche e importantissime.

È una narrazione con una grandissima connotazione di surreale dove il mondo reale si confonde con un mondo parallelo, ci sono una concatenazione di eventi e di legami che si scoprono piano piano, è un libro che fornisce delle spiegazioni, sono convita che alla fine troveremo un bandolo della matassa ma non è immediato, è tutto graduale così ad esempio solo in questo volume (e quasi alla fine) scopriamo finalmente il contenuto de “La Crisalide d’aria” il libro diventato best seller e riscritto da Tengo e lo scopriamo perché Aomame lo legge e noi con lei. Finalmente abbiamo delle spiegazioni del mondo dei Little People, chi sono, cosa fanno e cosa vogliono: influenzano o meglio cercano di influenzare il mondo e ora il libro di Fukeari e riscritto da Tengo e divenuto best seller ne ha rivelato l’esistenza. Anche se la maggior parte delle persone pensa a un’opera di mera fantasia frutto dell’immaginazione di una ragazzina, ma noi sappiamo che quanto narrato è un parte di mondo è quel mondo 1Q84 di cui fanno parte i protagonisti e così lo sanno anche i Little People che se non possono impedire gli eventi possono però cercare di rimediare.


“Finita la lettura, Aomame, aveva la sensazione di capire perché quel romanzo fosse stato accolto così bene dal pubblico e venisse tanto letto. Che l’autrice fosse una bellissima ragazza di diciassette anni aveva senz’altro il suo peso. Ma ciò non sarebbe bastato a creare un bestseller. Il fascino del romanzo stava senza dubbio nelle descrizioni precise e piene di vita. Attraverso lo sguardo della bambina, il lettore poteva vedere in modo straordinariamente vivido il mondo che la circondava. Era la storia dell’esperienza irreale di una bambina vissuta in un mondo fuori dal comune, eppure c’era qualcosa che suscitava nel lettore un’empatia naturale, risvegliando zone assopite nel fondo della coscienza. Era per queste ragioni che le persone venivano trascinate nella lettura.
Alla sua splendida qualità letteraria probabilmente Tengo aveva contribuito in misura rilevante, ma Aomame non poteva perdersi nell’ammirazione. Doveva concentrarsi sul romanzo, mettendo a fuoco le parti in cui comparivano i Little People. Per Aomame quella era una storia reale che metteva in gioco questioni di vita o di morte. Era una sorta di manuale dal quale ricavare informazioni e conoscenze necessarie. Doveva comprendere, nel modo più preciso e concreto possibile, il significato del mondo in cui si era ritrovata a vivere.
La crisalide d’aria non era il frutto della libera fantasia di una ragazza di diciassette anni, come credevano tutti. Sebbene fossero stati cambiati molti nomi, la maggior parte di quanto veniva descritto era reale, erano esperienze che l’autrice aveva vissuto. Aomame ne era certa. Fukeari aveva riportato nel modo più esatto possibile le sue vicende personali. Perché voleva che tutti quei segreti nascosti fossero resi noti al resto del mondo. Per far conoscere al maggior numero di persone possibile l’esistenza dei Little People e di quello che stavano facendo.”

Mi viene da pensare quasi ad una sorta di lotta tra il bene e il male anche se i confini sono piuttosto labili e in questo scenario vengono coinvolti i nostri due protagonisti, Tengo e Aomame.

Altro elemento caratteristico della narrazione è il tempo dedicato agli eventi, talvolta in un riga passano settimane mentre altri aspetti vengono narrati e descritti per interi capitoli: in modo particolare la sera cruciale è descritta dettagliatamente per entrambi i protagonisti per più capitoli dove pochi momenti, un lasso di tempo breve di poche ore occupa capitoli interi, pagine e pagine: capitoli dove il tempo si dilata, quasi è sospeso, sono pagine profonde, dense di significato e riflessioni.

In questo volume secondo me è maggiore la quota di thriller e suspence, e spesso i singoli capitoli – che continuano ad essere dedicati alternativamente ai due protagonisti - si chiudono con un cliffhanger che tiene il lettore incollato alle pagine. Ora sappiamo molto di più sui protagonisti ma la domanda rimane la stessa, si incontreranno?

Ho letto e sentito dire spesso che Murakami è un autore che si ama o si odia e io contro tutte le previsioni me ne sono innamorata, apparentemente è un autore fuori dalla mia confort zone ma mi ha stregato la sua capacità di unire e miscelare reale e fantastico in modo così superbo.

Fatemi sapere nei commenti se avete letto 1Q84 e quali altri libri di Murakami mi consigliate.


venerdì 8 maggio 2026

LE SIGNORE IN NERO di MADELINE ST JOHN

TITOLO: Le signore in nero
AUTORE: Madeline St John     traduzione di: Maria Giulia Castagnone
EDITORE: Tea libri
PAGINE: 208
PREZZO: € 16
GENERE: letteratura australiana
LUOGHI VISITATI: Sydney anni '50


Le signore in nero di Madeline St John è un libro avvolgente e coinvolgente, estremamente scorrevole e godibile che ci catapulta nella vita di quattro donne nella Sydney degli anni ’50 affrontano temi (purtroppo) ancora attuali.

Lisa, Magda, Fay e Patty sono accomunate dell’essere commesse addette alla vendita di abiti da cocktail presso i grandi magazzini Goode’s, ma sono accomunate anche dall’essere donne e come tali rinchiuse dalla società entro certi stereotipi. In particolare il ruolo della donna dovrebbe essere solo quello di moglie e madre ed è lecito (socialmente accettato) che lavori solo finché nubile o tutt’al più finché non diventi madre.

È un libro che sa essere molto leggero, lo definirei una commedia molto bello ma che fa anche molto riflettere.

Abbiamo quattro protagoniste:

Lisa è una giovane ragazza che sta facendo un stage in attesa dei risultati della maturità e che sogna di andare all’università, il padre non capisce perché la figlia vuole studiare, non ne comprende l’utilità (!) nonostante sia molto brava e i colleghi si complimentano con lui. Lisa sa essere molto caparbia e determinata, ha il coraggio di mettersi in gioco e soprattutto di credere in se stessa e questo la rende forse la mia preferita.

Magda è un un po’ la pecora nera, è europea, viene definitiva come una pitonessa e infatti gestisce un reparto speciale, è sposata e vive una vita coniugale piuttosto paritaria, sogna di aprire un negozio tutto suo e con il marito organizza tante feste, è l’incarnazione dell’indipendenza e della modernità.

Patty è un giovane donna alla ricerca dell’uomo giusto o se vogliamo dell’amore, ha un passato da attrice e verrà presa sotto l’ala protettrice di Magda, che forse combina anche un incontro…

Infine Fay, sposata e desiderosa di una maternità, è intrappolata in un matrimonio deludente e il lavoro rappresenta la sua unica fonte di soddisfazione; il marito Frank è praticamente un inetto, almeno non è violento (cosa non così scontata).

Come dicevo è una lettura molto piacevole, semplice con capitoli brevi che invogliano il lettore a proseguire. Oltre alle questioni femministe emerge un aspetto che mi ha un po’ sconcertato (anche se a ben pensarci non mi stupisce) ed è una sorta di razzismo nei confronti degli europei, degli immigrati europei in Australia, ma vorrei dire gli australiani da dove vengono? Lo si nota in particolare nei confronti di Magda e dei suoi amici.

Voglio leggere altro di questa autrice che sa coinvolgere pur restando ‘leggera’, ho letto che le vicende sono vagamente ispirate alla sua esperienza (soprattutto la voglia di indipendenza ed emancipazione di Lisa).

“«Fay mi ha appena detto che hai superato brillantemente gli esami», disse Miss Jacob in tono pratico. «È vero? Non mi sorprende affatto. Immagino che non sarà una sorpresa neanche per te. Sei una ragazza sveglia, l’ho capito subito. È un piacere lavorare con te e mi dispiacerà quando te ne andrai. Frequenterai l’università, ovviamente. È logico. Una ragazza intelligente è una delle meraviglie del creato, non dimenticarlo mai. Tutti si aspettano che gli uomini siano in gamba e che le ragazze siano stupide o semplicemente delle sciocchine, pochissime lo sono, anche se molte si comportano come se lo fossero solo per far piacere ai maschi. Ma tu va’ per la tua strada, continua a comportarti da ragazza in gamba quale sei e fa’ vedere a tutti quel che vali. È la cosa migliore che puoi fare, tu e tutte le altre che popolano questa città e il vasto mondo. Be’ a questo punto non ci resta che continuare a vendere qualche abito da cocktail, non ti pare? Su diamoci da fare».”


Fatemi sapere se lo avete letto e cos’altro mi consigliate di St John. Vi aspetto nei commenti.