venerdì 7 agosto 2026

IL LADRO DI MERENDINE di ANDREA CAMILLERI

TITOLO: Il ladro di merendine
AUTORE: Andrea Camilleri
EDITORE: Sellerio
PAGINE: 247
PREZZO: € 12
GENERE: letteratura italiana, giallo, giallo della serie del Commissario Montalbano
LUOGHI VISITATI: Vicata (cittadini immaginaria della sicilia)


Il ladro di merendine di Andrea Camilleri è il terzo volume della serie sul commissario Salvo Montalbano. Io sono una grande fan della serie tv e ho deciso di leggere anche i romanzi e di seguirne l’ordine cronologico.

Continuiamo la conoscenza di Montalbano e approfondiamo anche la sua vita privata soprattutto il rapporto con i genitori (aspetto che non mi ricordavo dalla serie dove però lo conosciamo “solo”).

Venendo alla parte di giallo di indagine siamo di fronte ad una storia piuttosto intricata e con diversi casi da risolvere.

Anzitutto un peschereccio di Mazzara del Vallo è stato attaccato da pirati tunisini ed è rimasto ucciso un marinaio, un ragazzo tunisino al suo primo giorno di lavoro. Di questo caso se ne occupa Mimì Augello anche se poi la palla passerà alla capitaneria di porto di Mazzara.

C’è poi il caso di un anziano trovato accoltellato nell’ascensore del suo palazzo, Aurelio Lapecora: un ex commerciante ormai in pensione anche se da qualche tempo aveva ripreso ad andare allo “scagno” (ufficio). Inoltre risulta scomparsa anche una ragazza tunisina, Karima, che fa le pulizie per vari vecchietti di Vigata tra cui anche Lapecora.

E infine c’è il caso del ladro di merendine che dà il titolo al romanzo.

“«Armi?» spiò Augello.
«Armi? Che armi?» sbalordì per una ttimo Montalbano.
«Mah, non so, siccome la cosa mi pare seria, pensavo…»
«Ma chi dobbiamo pigliare?» intervenne Fazio.
«Un ladro di merendine».
Nella càmmara non si sentì più respirare. Ad Augello apparve sulla fronte un velo di sudore.
«È da un anno che gli ripeto di farsi visitare» pensò.” Pag 99

 

La parte investigativa è bella intricata e complessa, ci sono più piste da seguire e forse far collimare inoltre si intromettono anche poteri forti come i servizi segreti.

Come dicevo all’inizio continuiamo la conoscenza di Salvo Montalbano un uomo piuttosto burbero ma molto umano, molto meteoropatico, un grandissimo buongustaio appassionato di buona cucina e anche di letteratura. Ha una propria morale e un senso della giustizia molto reale ed effettivo (molto più di quello “legale”). Emergono molto forti l’amicizia che lo legano al suo vice Domenico detto Mimì Augello e l’amore per la fidanzata Livia.

La narrazione è come sempre basata su un linguaggio particolare inventato da Camilleri, un mix tra italiano siciliano e invenzione, è un bel racconto del quotidiano e non mancano tanto sarcasmo e tanto cinismo.

Mi piacciono molto le “avventure” di Montalbano e non vedo l’ora di tornare a Vigata.

Fatemi sapere se lo conoscete e se avete letto questo specifico romanzo. Vi aspetto nei commenti


venerdì 24 luglio 2026

VACANZE IN GIALLO di AAVV

TITOLO: Vacanze in giallo
AUTORE: Giménez-Bartlett, Mavaldi, Manzini, Recami, Robecchi, Savatteri
EDITORE: Sellerio
PAGINE: 304
PREZZO: € 10
GENERE: raccolta di racconti gialli, letteratura italiana e spagnola



Vacanze in giallo è una raccolta di racconti gialli della casa editrice Sellerio e in questo caso specifico incontriamo o seguiamo i nostri amati detective durante una loro vacanza, cosa potrà mai succedere? E riusciranno i nostri amati a farsi due giorni di vacanza senza incappare in un delitto o un mistero da risolvere, ma certo che no!

Di seguito un breve riassunto senza spolier di ciascun racconto:

 

La vacanza di Petra di Alicia Giménez-Bartlett

Petra per una serie di ragioni si trova in vacanza al mare da sola con i figli di Marcos, qui un po’ per caso un po’ per la suggestione ispirata dai bambini nota un cliente piuttosto “sospetto” forse un ganstar della mafia russa e si ritrova a indagare tra tuffi in piscina e cene al resort.

Il tavolo di Alessandro Robecchi

Carlo Montessori scopre che il suo promotore finanziario è sparito con tutti i suoi risparmi e quella che doveva essere l’inizio di una bellissima vacanza si trasforma nell’incubo della povertà. Monterossi passa al contrattacco con un piano per recuperare i soldi al truffatore.

Si tratta del mio primo approccio a Monterossi scritto, ho visto la prima stagione della serie tv su Prime Video e quindi mi vien da dire di conoscere già un pochino il personaggio. Il racconto è molto adrenalinico e veloce in un parola mi viene da descriverlo “milanese”.

“Poi si prepara a uscire nell’aria torrida di fine luglio, nell’asfalto che si scioglie al sole, nel nervosismo di una città che vorrebbe mettere il cartello ‘chiuso per ferie’, e non può, e allora si racconta storielle del tipo: uh, come si sta bene a Milano quando è vuota!”

Rocco va in vacanza di Antonio Manzini

Ultima estate romana prima del trasferimento ad Aosta, decide per una vacanza in Provenza (si sa che è il luogo dove voleva passare la vecchiaia con la moglie morta) ma l’aereo non decolla, il comandante parla di ritardi ma sarà davvero questa la ragione dell’attesa (estenuante di Rocco che si trova una vicina maniacale e claustrofobica)? Rocco Schiavone darà prova della sua abituale verve…

 

Il lato fragile di Gaetano Savatteri

Protagonista il giornalista disoccupato Saverio Lamanna che torna in Sicilia nella casetta a Màcari dopo aver perso malamente il posto di addetto stampa di un sottosegretario. È palerminato d’origine e sul volto incontra un vecchio conoscente, don Franco che lo invita ad un importante conferenza che ha organizzato sull’antimafia. Ma durante il convegno ci sarà un delitto e proprio Lamanna capisce cosa si nasconde dietro. È stato il mio primo approccio a Savatteri e alle storie con Lamanna, è molto attuale a anche politico.

 

Giallo a Milano (Marittima) di Francesco Recami

Protagonista Amedeo Consonni in vacanza con il nipotino Enrico, c’è anche la madre che però è impegnata a vivere una vacanza modaiola con il nuovo fidanzato e in incognito c’è anche Angela, la compagna del Consonni. Però il delicato equilibrio viene rotto dal ritrovamento o meglio dall’avvistamento in pineta di qualcosa che non dovrebbe esserci, forse un delitto…

Aria di Montagna di Marco Mavaldi

I nostri cari vecchietti del BarLume sono andati, come ogni anno, in gita con le Poste e sono finiti a Ortisei. Qui succede un fattaccio: in un supermercato viene uccisa strangolata una donna. E cosa succede? Succede che i nostri vecchietti dicono al vicequestore locale di essere degli esperti in fatto di risoluzione di crimini e tirano in ballo Alice, che ovviamente con l’aiuto dei vecchietti di Massimo risolverà il caso e pure a distanza.

 

Adoro i racconti gialli e le raccolte tematiche Sellerio mi piacciono sempre tanto, anche perché mi permettono di approcciarmi a nuovi personaggi. Infatti come detto prima con questa raccolta ho letto per la prima volta un’avventura di Monterossi (di cui ho visto la prima stagione della serie tv) e di Lamanna. Entrambi interessanti.

Fatemi sapere nei commenti se vi piacciono le raccolte tematiche di Sellerio e se avete letto questa.


venerdì 17 luglio 2026

CIRCE di MADELINE MILLER

TITOLO: Circe
AUTORE: Madeline Miller    traduzione di: Marinella Magrì
EDITORE: Marsilio Editore
PAGINE: 416
PREZZO: € 14
GENERE: letteratura americana, retelling mitologico
LUOGHI VISITATI: mito greco





Circe di Madelline Miller è un retelling del mito di Circe narrato in prima persona dalla stessa Circe.

Premetto che io il mito non lo conosco però si legge nella nota finale che si tratta di una rielaborazione piuttosto fedele e io non posso che fidarmi (sapevo solo essere una maga da cui si è fermato Ulisse e che trasformasse gli uomini in maiali).

È una lettura meravigliosa e meravigliosa è la protagonista Circe: donna caparbia determinata, non si lascia intimorire nemmeno dagli dèi e se necessario si oppone e che alla fine riesce a fare ciò che vuole della propria vita (cosa non scontata); è una donna che non si accontenta che conosce i propri limiti e li accetta, da sempre ha un interesse per i mortali.

Quella di Circe è una vita governata dalle passioni e soprattutto dalla ricerca della felicità che per molto tempo gli è stata ingiustamente negata, deve sostanzialmente elemosinare affetto  e alla fine lo troverà nei mortali ma di mortali (così come di dèi) ce ne sono di tanti tipi e la maggior parte sono malvagi o quantomeno irriconoscenti e frivoli (vedasi Glauco dopo la trasformazione si dimentica subito di Circe e si crogiola nelle sue nuove sembianze) oppure i primi marinai che accoglie che dopo aver ricevuto ospitalità approfittano di lei e del fatto che sia sola.

Essere sola sarà la costante della sua vita per moltissimo tempo, nel corso del tempo scoprirà cosa ne è stato delle persone o altri dèi/famigliari. Iniziamo da un’infanzia difficile, praticamente priva di affetto, è brutta e con una voce sgradevole o perlomeno così le dicono la madre, il padre, i fratelli e tutte le cugine nife. Crescerà molto legata al fratello Eete ma poi lui andrà a fondare un suo regno e l’abbandona letteralmente (si capirà poi che non c’è mai stato davvero affetto e amore fraterno).

Incontrerà un mortale, un pescatore di nome Gluaco, Circe decide di trasformarlo non sa ancora nulla di magia ma solo del potere di alcuni fiori gialli che si dice essere nati dal sangue di Crono. Una volta trasformato lui si dimentica di Circe, si crogiola nel suo nuovo stato divino e si innamora di un’altra e Circe accecata dalla gelosia trasforma la rivale in un mostro marino a sei teste. Quando si dice responsabile delle trasformazioni inizialmente nessuno le crede ma poi appurato che possiede dei poteri magici viene esiliata sull’isola di Eea, qui Circe scopre e affina le sue arti magiche.

“In fondo che me ne sarei fatta di un seme di quercia? L’isola ne era piena. Quello che volevo davvero era una fragola selvatica, da far scivolare dolcemente giù per la gola irritata, e dissi proprio questo a quel mallo bruno.
Mutò con tale rapidità che sentii il pollice affondare nel suo corpo soffice e rosso. La fissai, poi emisi un grido di gioia, spaventando gli uccelli e facendoli volare via dai rami.
Riportai in vita un fiore appassito. Bandii le mosche dalla mia casa. Feci sbocciare le ciliegie fuori stagione e mutai il colore del fuoco in verde acceso. Se Eete fosse stato con me, si sarebbe soffocato con la sua barba nel vedere simili trucchetti domestici. Ma dal momento che non conoscevo niente, non c’era niente che non fosse degno di me.
I miei poteri si sovrapponevano come onde. Scoprii di essere particolarmente tagliata per l’illusionismo, evocando immagini di briciole cui i topi si avvicinavano furtivi, inducendo i pesciolini a balzare fuori dall’acqua per sfuggire al becco di un cormorano. Pensai più in grande: un furetto per spaventare le talpe, un gufo per tenere alla larga i conigli. Imparai che l’ora migliore per la raccolta era il chiaro di luna, quando oscurità e rugiada concentravano la linfa. Appresi che cosa crescesse bene in giardino e cosa dovesse essere lasciato nel bosco. Catturai serpenti e imparai a estrarne il veleno dai denti. Riuscii a cavar fuori una goccia di tossina dal pungiglione di una vespa. Curai un albero malato, uccisi un rampicante maligno con un tocco.
Ma Eete non si era sbagliato, era la mutazione il mio dono più grande, ed era lì che il mio pensiero continuava a tornare. Mi parai di fronte a una rosa, e quella mutò in iris. Un intruglio versato sulle radici di un frassino lo trasformò in un olmo. Trasmutai tuti i ciocchi da ardere in legna di cedro perché il suo profumo riempisse ogni sera la mia casa. Catturai un’ape e ne feci un rospo, di uno scorpione feci un topo.
Fu in quello che scoprii i limiti del mio potere. Per quanto potente fosse la mistura, per quanto ben ordito fosse l’incantesimo, il rospo continuava a tentare di volare, e il topo di pungere. La mutazione influenzava i corpi, non le menti.
Allora pensai a Scilla. La sua natura di ninfa viveva ancora all’interno di quel mostro a sei teste? Oppure le piante spuntate dal sangue degli dei avevano attuato una vera trasformazione? Non lo sapevo. E dissi al vento: Ovunque tu sia, spero tu stia trovando la tua soddisfazione.” Pag 92 e 93

Passa il tempo (i secoli) e incontra altre persone come Dedalo quando viene chiamata a Creta dalla sorella Pasifae per farsi aiutare a mettere al monto il Minotauro, e poi altri secoli dopo Ulisse. Tra i due si instaura un profondo legame di amicizia e amore, ma poi lui deve ripartire e lei si ritrova di nuovo sola e madre di Telegono. Dopo qualche anno Telegono vuole andare a conoscere il padre ma le cose non vanno come sperato, Ulisse è molto cambiato e Telegono torna a Eea con Telemaco e Penelope che cercano la protezione di Circe. Da qui nuovi impegni di Circe fino all’epilogo molto bello, sorprendente (per me che non conoscevo il mito).

Ho raccontato un po’ la trama per dare un’idea di cosa si andrà a leggere ma sono stata comunque molto superficiale, inoltre per chi conosce il mito non è nulla di nuovo.

A me è piaciuto molto il libro, il modo in cui è scritto e raccontata la storia di Circe che come detto è il mio primo approccio perché non sapevo praticamente nulla mi è piaciuta molto la figura di Circe con cui ho empatizzato tanto è una donna molto coraggiosa, forte, sicura di sé, determinata e caparbia.

Di questa autrice ho letto e amato anche quello su Achille, so che c’è un altro suo libro Galatea edito Sonzogno che però mi è parso di capire essere diverso da quelli che ho letto e perché molto più breve e illustrato. Spero tanto scriva altri retelling e perché no anche altre storie.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 10 luglio 2026

STORIA DEL NUOVO COGNOME di ELENA FERRANTE

TITOLO: Storia del nuovo cognome
AUTORE: Elena Ferrante
EDITORE: Edizioni E/O
PAGINE: 480
PREZZO: € 22
GENERE: letteratura italiana
LUOGHI VISITATI: Italia e specialmente Napoli tra gli anni '50 e '60



Storia del nuovo cognome – Secondo volume della saga de L’amica Geniale attenzione possibili spoiler sul volume precedente

La saga dell’amica geniale è un libro (una serie di libri) molto amati ed apprezzati che penso abbiamo letto praticamente tutti e manco solo io. Se non li conoscete mollate tutto e andate a recuperarli perché ne vale davvero la pena e lo dice una persona che era partita a dir poco scettica: si vedevano ovunque, poi è arrivata la serie tv e poi anche un grapic novel e alla fine mi sono decisa a leggerla anche io e per fortuna.

Veniamo al 2° volume che riprende esattamente da dove terminava il 1° quindi dal matrimonio di Lila.

Seguiamo le ragazze negli anni dell’adolescenza e della primissima giovinezza, anni che le due amiche vivranno in modo molto diverso.

Anzitutto leggere, continuare la saga è un po’ come tornare a casa e ritrovare due amiche, ma anche ritornare al proprio quartiere o meglio rione perché i protagonisti sono tanti oltre alle due principali.

L’amicizia tra Lila e Lenù è forte, duratura, sincera, indispensabile ma anche molto tormentata, direi quasi passionale, c’è anche una sorta di odio talvolta e ci sono periodi di lontananza e distacco.

Entrambe sono forti e spesso non filtrano i propri sentimenti ferendo (più o meno volontariamente) l’altra; soprattutto Lila (o perlomeno questo è quello che ho percepito io, poi va detto anche la voce narrante è Lenù) è molto “verace” attacca come arma di difesa, attacca, sminuisce, denigra, ferisce al solo scopo di lenire la propria sofferenza e il proprio malessere. Ma in fondo non possono fare a meno una dell’altra, il loro rapporto per quanto travagliato è autentico e sincero.

Questo secondo volume libro è ricco di colpi di scena e fondamentale è l’estate che le ragazze passano a Ischia.

Lenù è molto brava ma non si sente mai all’altezza, ha sempre paura di sbagliare e di mostrare di essere in qualche modo un impostore, in fondo le manca una cultura di base: non si leggono giornali e non si è interessarti alla politica e agli affari del mondo in casa sua, lei sa tanto ma ciò che è libro di scuola. Ciò non toglie che sia molto brava, si diploma e poi si laurea in lettere alla normale di Pisa e si dedica alla scrittura. Sicuramente un grandissimo passo in avanti del resto sogna da sempre di lasciare il rione e glielo auguro con tutto il cuore. Nel rione le ragazze ambiscono al matrimonio possibilmente un buon matrimonio (e come si misura il buon matrimonio? con le cose che si possono comprare!).

Lila che non ha potuto studiare (non ha potuto fare nemmeno le scuole medie) perché il padre si è opposto, si è sposata a 16 anni e nonostante l’agiatezza, il bellissimo appartamento nuovo tutto pieno di confort e lusso, deciderà di lavorare nella salumeria di suo marito. Ma la vita è tutt’altro che facile e felice, anche se apparentemente ha fatto – appunto – un buon matrimonio: le cose si mettono male già la prima notte di nozze!  Succedono tante cose nella vita di Lila, anche per lei è fondamentale la famosa estate a Ischia che porta parecchi strascichi.  Lila mostra un grandissimo coraggio e una grandissima determinazione, è scostante e infelice, è caparbia ma non si venderà mai soprattutto ai Solara. Nei momenti di agiatezza è anche molto generosa con gli altri e con l’amica Lenù.

Sicuramente il mondo narrato, il mondo del rione, della periferia è un mondo fatto di violenza e ignoranza e anche di frustrazione e sopraffazione dove il più forte si rifà sul più debole a cascata (ad esempio il marito picchia la moglie, la moglie picchia i figli, i figli maggiori tiranneggiano quelli più piccoli e così via).

Una cosa che fa male è l’odio tra donne, le donne non sono capaci di sorellanza: un esempio dopo il viaggio di nozze è palese che Stefano picchi la moglie e molte donne pensano sia giusto (già in generale) e che fosse ora e tempo che qualcuno limitasse/contenesse o se vogliamo desse una lezione a Lila, la riportasse al suo ruolo (cosa che in realtà non accadrà mai). Manca la solidarietà, ogni occasione è buona per sparlare e ferire.

Sono molto curiosa di andare avanti a leggere e vedere come si sviluppano le vite e le vicende di Lenù e Lila ma anche di tutti gli altri. È un modo per vivere da dentro anche la storia dell’Italia e non solo, qui siamo all’incirca negli anni 60.


venerdì 26 giugno 2026

VIVIDA MON AMOUR di ANDREA VITALI

TITOLO: Vivida Mon Amour
AUTORE: Andrea Vitali
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 136
PREZZO: € 15
GENERE: letteratura italiana
LUOGHI VISITATI: lago di Como anni '80




Vivida mon amour è un racconto piacevole, di intrattenimento con qualche colpo di scena.

Avevo aspettative basse soprattutto per alcuni commenti che avevo letto in giro, però io non l’ho trovato così “male” sicuramente non sarà tra i miei preferiti dell’autore (penso a La premiata ditta sorelle Ficcadenti e Zia Antonia sapeva di menta) c’è da dire anche che questo è un racconto, è più breve ed è molto più introspettivo che descrittivo e ‘investigativo’ come gli altri.

Scritto in prima persona voce narrante è un giovane medico, neolaureato che si innamora perdutamente di una ragazza a una festa.

Lui è medico condotto “supplente”, piuttosto goffo, impacciato ma molto perseverante; lei è una ragazza bellissima che ama divertirsi forse un po’ “fredda” ma sicura di sé. Seguiamo il corteggiamento che dura dei mesi, è una strada lunga e in salita tra incomprensioni, problematiche varie e anche tanta freddezza di Vivida. L’ambientazione è sempre il lago di Como in questo caso degli anni ’80 (è scritto sulla quarta di copertina per questo lo so, altrimenti avrei detto anche prima). Non mancano i colpi di scena.

“Finita per l’ennesima volta, e senza nemmeno essere cominciata. Chiunque si sarebbe arreso e pure io mi convinsi che fosse la cosa più logica. Dovevo elaborare il lutto di quell’insuccesso e seppellirlo, proprio come si fa con i morti.”

È anche divertente, noi seguiamo solo il ragazzo - di cui non conosciamo neanche il nome (o almeno io non me lo sono segnato) – il nostro protagonista e voce narrante, è scritto in prima persona quindi conosciamo solo il suo punto di vista. Ci sono volte in cui ho avuto voglia di scuoterlo, dirgli lascia perdere, cerca un'altra ragazza, ma lui persevera, nonostante i problemi che incontra in primo luogo il nome di lei: lui non lo capisce la prima volta e non avendo modo di sentire qualcun altro chiamarla va per tentativi anche piuttosto goffi. Il protagonista ci parla d’amore e di innamoramento dal suo punto di vista per lui è la Storia d’amore della sua vita: solo leggendo scopriremo se è davvero così oppure no.

Sicuramente non è un capolavoro della letteratura (e come detto per me e per ora) nemmeno della produzione di Vitali ma è un racconto che fa il suo, ci intrattiene e ci diverte, ci fa vivere una storia d’amore in un periodo molto diverso dal nostro dove l’unico mezzo di comunicazione erano le telefonate oppure il vedersi di persona, ma non c’era internet per controllare l’apertura dei locali ad esempio.

“Il buon vecchio telefono, quello con il disco rotante. Oggetto in cui l’inventore ha trasfuso saggezza. Perché ci vuole tempo per fare il numero, una cifra alla volta, ognuna che completa il tragitto sul disco in un tempo diverso. E durante quel tempo nascono un sacco di dubbi sull’utilità, sull’opportunità della telefonata, su cosa dire, su cosa rispondere, e si immaginano un ventaglio di possibilità: benefiche domande ti assediano convincendoti infine a temporeggiare e rimandare o a tirare dritto.” 

Io lo consiglio se cercate una storia di intrattenimento magari d’amore e che sappia stupirvi.

Fatemi sapere nei commenti se lo avete letto.


venerdì 12 giugno 2026

FERROVIE DEL MESSICO di GIAN MARCO GRIFFI

TITOLO: Ferrovie del Messico
AUTORE: Gian Marco Griffi
EDITORE: Laurana Editore
PAGINE: 824
PREZZO: € 22
GENERE: letteratura italiana, libro enciclopedico
LUOGHI VISITATI: principalmente Asti 1944







“Se c’era una cosa che mi piaceva dell’essere un soldato semplice, quella cosa era che in ogni circostanza c’era sempre qualcuno di grado superiore pronto a dirti quel che andava fatto, anche se quel che andava fatto, nove volte su dieci, era un’inutile perdita di tempo. Eppure con gli anni mi ero reso conto che perdere tempo era precisamente ciò che desideravo. Guardare la vita scorrere come una pelle d’acqua sopra  le pietre lisce del tempo che accade, del mondo che marcia senza bisogno alcuno dell’intervento di Magetti Francesco.”

Ferrovie del Messico di Gianmarco Griffi è un libro pazzesco e difficile da recensire. È un libro enciclopedico e citazionista, un libro pieno di avventure più o meno assurde, con tantissime “digressioni” capitoli dedicati a qualcosa di diverso dalla storia del nostro protagonista, talvolta sembrano capitoli buttati li a casaccio quasi, ti chiedi che centra? Dove vi vuol portare?

Partiamo dall’inizio e cioè dalla base del libro, dalla nostra storia e dal nostro protagonista: siamo ad Asti nel 1944 a (Fran)Cesco Magetti, milite della guardia repubblicana ferroviaria (più per caso che per convinzione) è stato assegnato un compito a quanto pare fondamentale per le sorti della seconda guerra mondiale: tracciare o se vogliamo ricostruire la mappa delle ferrovie del Messico, l’ordine arriva dall’alto, molto in alto e a cascata di ufficio in ufficio è arriva a Magetti. Da qui iniziano una serie di avventure rocambolesche e pazzesche perché da qualche parte deve iniziare a disegnare la mappa e così va alla biblioteca e poi al cimitero e poi da un samoano.

Ma queste avventure sono intervallate con capitoli dove i protagonisti sono altri.

È un libro “difficile” e lo dico tra virgolette perché è sicuramente un libro che richiede impegno, attenzione e pazienza (tanta pazienza) perché ci troviamo di fronte a capitoli che almeno apparentemente non centrano nulla ad esempio ce n’è uno dedicato a una fabbrica di colori a Dresda (e non è una fabbrica normale) oppure uno dove Hitler si taglia i baffi (!). È un libro che parla davvero di tantissime cose (come dico all’inizio è enciclopedico) si parla dell’Italia delle seconda guerra mondiale, della vita nella Repubblica di Salò, di partigiani, di amore, di leggende e miti nordici, di guerre d’indipendenza latino-americane, perfino di insetti.

Abbiamo una narrazione tragicomica e picaresca, che sa essere anche molto divertente e spassosa ma al tempo stesso anche profonda e tocca tematiche importanti.  

È un libro che può spaventare per la mole e per le digressioni e lungaggini varie che sono belle numerose ma anche se all’inizio sembra senza senso poi alla fine tutto acquisisce un perché e ti trovi a dire wow, cosa ho appena letto. Infatti il libro ha avuto un successo strepitoso soprattutto grazie al passaparola di librai e lettori.

Il romanzo si divide in due parti, la seconda è tipo una facciata o una riga o un paragrafo (controllare) dove si rimanda a un seguito, che inutile dirlo non vedo l’ora di leggerlo. Mi è parso di capire che il seguito sia Digressioni uscito nel 2025.

A me è piaciuto molto e non posso fare altro che consigliarlo.

Vi aspetto nei commenti per sapere se lo avete letto.


venerdì 22 maggio 2026

LA CASA DELLA MOSCHEA di KADER ABDOLAH

TITOLO: La casa della moschea
AUTORE: Kader Abdolah      traduzione di: Elisabetta Svaluto Moreolo
EDITORE: Iperborea
PAGINE: 466
PREZZO: € 18,50
GENERE: letteratura iraniana
LUOGHI VISITATI: Iran dagli anni '60 agli anni '80






La casa della moschea è un libro stupendo che coniuga Storia, religione e quotidianità. Un libro che ci apre le porte sulla vita quotidiana dell’Iran (l’antica Persia) un paese con una tradizione millenaria e almeno apparentemente distante e diversa dalla nostra; lo fa con la storia di una famiglia e in periodo temporale molto significativo: tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’80. Sono gli anni in cui l’Iran vive molti cambiamenti politici dal regime dello scià, alla rivoluzione e l’avvento del regime di Khomeini e che determinano ancora oggi la vita del paese.

La storia di una famiglia che si vede suo malgrado coinvolta e sconvolta dagli avvenimenti politici.

Come ci suggerisce il titolo la maggior parte delle vicende ruotano attorno alla casa della moschea del venerdì e dei suoi abitanti, abbiamo quindi a che fare con delle persone e in generale con il mondo “religioso”. Protagonista è Aga Jan un ricco mercante di tappeti a capo del bazar e patriarca della famiglia della moschea del venerdì della città di Senjan.


La casa della moschea è un microcosmo con tantissimi personaggi che seguiamo nel corso del tempo, molti sono fra di loro imparentati; tra questi ci sono le indimenticabili “nonne” che si prendono cura della casa Golebeh e Golbanu, poi c’è Nosrat, il fratello minore di Aga Jan, che ha lasciato la casa per fare il fotografo (la classica ‘pecora nera della famiglia’).

Seguiamo i vari personaggi nel loro vivere quotidiano, sono persone religiose ma anche molto moderate e ragionevoli. Con il passare del tempo però vediamo trasformarsi la religione in qualcosa di sempre più politico fino alla rivoluzione e all’insediamento del regime di Khomeini che sarà molto repressivo e sanguinario e naturalmente cambia la vita anche quotidiana dei nostri protagonisti. Alcuni diventeranno parte del regime altri invece lo combatteranno. Non posso e non voglio dire di più abbiamo un’evoluzione, un cambiamento della vita quotidiana dei nostri protagonisti man mano che cambia la storia.

Il libro è in parte autobiografico perché Abdolah trae spunto delle sue esperienze di vita per scrivere il romanzo sia perché è cresciuto in una casa della moschea, perché è stato attivamente politico negli ambienti ostili al regime e alcuni suoi cari sono anche stati eliminati fisicamente dal regime. Scrive questa storia con un obiettivo ben preciso: «Ho scritto questo libro per l’Europa. Ho scostato il velo per mostrare l’Islam come modo di vivere… un Islam moderato, domestico, non quello radicale».

Lo stesso nome Kader Abdolah è uno pseudonimo che unisce i nomi di due cari amici attivisti politici uccisi dal regime. Kader Abdolah è uno scrittore iraniano che vive in esilio in Olanda dagli anni ’80, con questo libro dimostra un attaccamento e un amore molto profondi per il proprio paese. Sicuramente voglio leggere altro di questo autore.

Vi aspetto nei commenti.