AUTORE: Ray Bradbury traduzione di: Giuseppe Lippi
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 210
PREZZO: € 12
GENERE: letteratura americana, distopico
LUOGHI VISITATI: America distopica
I pompieri vanno in giro a bruciare le case di chi possiede
libri invece di spegnere gli incendi.
Siamo in un mondo futuristico e ipertecnologico (tanto più
che il libro è stato scritto negli anni ’50) con un sistema politico di tipo
dittatoriale dove le persone non devono pensare e di conseguenza è proibito
leggere e possedere libri. Lo vieta la legge ed esiste uno specifico corpo di pompieri
che vanno in giro con i lanciafiamme a bruciare i libri delle persone
“sovversive” che infrangono questa legge, si parla di fuochi che si fanno di
notte per rendere il tutto più spettacolare. I pompieri come li conosciamo non
servono perché le case sono ignifughe.
“«[…] ecco perché un libro è come un’arma carica nella casa
del vicino. Brucialo, togli le munizioni all’arma. Entra nella mente
dell’individuo. Chi può dire quale sarà il bersaglio di un uomo colto? Io non
riuscirei a sopportarne uno neanche per un secondo. Quando le case sono
diventate ignifughe, in tutto il mondo (l’altra sera avevi ragione, è successo
col tempo), non c’è stato più bisogno dei pompieri per le vecchie esigenze. È
stato loro assegnato un nuovo compito, quello di custodi della pace mentale, i
difensori della nostra comprensibile e legittima paura di sembrare inferiori:
così sono diventati censori ufficiali, giudici e giuria. Questo sei tu, Montag,
e questo sono io.»”
È il potere politico che decide cosa va bene e cosa no, le
persone devono limitarsi a vivere e ad essere felici perché non dovendo/potendo
pensare sono felici, è questo quello che il potere con la sua propaganda fa
credere e riesce a far credere alla maggior parte delle persone.
Se non possono leggere e pensare cosa fanno le persone?
Guardano show televisivi, si imbambolano davanti a grandi schemi che forniscono
tutto lo spettacolo e l’intrattenimento necessario. Ma ovviamente qualche
“sovversivo” c’è.
“«… Se non vuoi che qualcuno sia politicamente scontento,
non fargli sapere che la questione ha due aspetti: digliene uno soltanto e non
si preoccuperà. Meglio ancora, non dirgli niente. Fagli dimenticare che esiste
la guerra. Se il governo è inefficiente, ingiusto e vuole troppe tasse, è
meglio che rimanga com’è piuttosto che la gente si agiti. La pace Montag. Dai
alla gente concorsi a premi in cui basta conoscere le parole delle canzoni più
famose, le capitali degli stati o quanto granoturco si è prodotto l’anno scorso
nello Iowa. Riempila di informazioni innocue, rimpinzala di tanti ‘fatti’ e si
sentirà intelligente solo perché sa le cose. Loro crederanno di pensare,
avranno l’impressione del movimento anche se non si muovono affatto. E tutti
saranno felici perché i fatti di quel genere non cambiano. Non dargli armi
sdrucciolevoli come filosofia, sociologia o altri strumenti per collegare le
cose, perché è là che si annida la malinconia. Chiunque sappia smontare una
parete TV e ricostruirla, cosa che oggi la maggior parte degli uomini sa fare,
è più felice di chi cerca di calcolare, misurare e risolvere l’universo, che
naturalmente si rifiuta di farsi calcolare e risolvere senza aver prima
trasformato l’uomo in una belva disadattata. Lo so perché ci ho provato, ma adesso
ne ho abbastanza. Meglio frequentare i club e qualche festa, tenersi agli
acrobati e i maghi del circo, gli spericolati e le macchine a reazione; meglio
fare un giro sui moto-elicotteri e concedersi un po’ di sesso con eroina,
insomma tutto quello che puoi ottenere con un riflesso automatico. Se la
tragedia è cattiva, se il film non dice niente, se la commedia è vuota, dammi
una scossa con la musica elettronica, con un Theremin al massimo volume:
crederò che la commedia mi abbia dato un brivido, mentre è soltanto una
risposta fisica alle vibrazioni. In realtà non m’interessa affatto, ma mi piace
guardare uno spettacolo. Uno qualunque.»”
Il nostro protagonista è Guy Montag, un pompiere a cui il
proprio lavoro inizia ad andargli stretto, è insofferente, determinante sarà
l’incontro con Clarisse una giovane nuova vicina che vede in lui qualcosa di
diverso e pianta definitivamente il seme della curiosità o meglio della
necessità di conoscenza. Montag si chiede cosa ci sia nei libri e cercherà di
scoprirlo.
È una storia piuttosto breve dove non mancano i colpi di
scena ma è anche molto interessante e significativa per gli importanti spunti
di riflessione che possiamo trarne. Siamo sicuri che il mondo descritto da
Bradbury sia poi tanto diverso dal nostro? Non ci stiamo avvicinando
pericolosamente a un sistema dove chi fa domande non è gradito? A me,
purtroppo, sembra proprio di sì.
Fahrenheit 451 è un classico della letteratura distopica ed
è un libro famosissimo, per me è stato il primo approccio a Ray Bradbury un
autore che mi è parso di capire essere molto eclettico, ha scritto molto e di
generi diversi, tra i suoi libri da sempre voglio recuperare Il popolo
dell’autunno che dovrebbe essere una sorta di horror. Comunque distopici e
horror che non sono proprio tra i miei generi “preferiti”.
Riuscireste a vivere in un mondo senza libri? Io no.
Vi aspetto nei commenti.






