mercoledì 27 marzo 2024

AUTOSTOP CON BUDDHA di WILL FERGUSON

TITOLO: Autostop con Buddha 
AUTORE: traduzione di:
EDITORE: Feltrinelli collana Universale Economica
PAGINE: 454
PREZZO: € 14
GENERE: letteratura canadese, letteratura di viaggio, reportage di viaggio
LUOGHI VISITATI: Giappone
acquistabile su amazon: qui (link affiliato) 







Un viaggio attraverso tutto il Giappone inseguendo la fioritura dei ciliegi in autostop. Un libro ironico con un narratore molto simpatico ma anche molto preparato; che ci porta a viaggiare e scoprire il Giappone non solo geografico ma anche storico, culturale e sociale seguendo un itinerario molto singolare e suggestivo ma anche molto caratteristico. In Giappone c’è una venerazione per la fioritura dei ciliegi:

“Ogni primavera, un’ondata di fiori investe il Giappone. Parte dalle Okinawa e si riversa da un’isola all’altra fino al continente. Esplode a Capo Sata e si sposta verso nord, su e giù per le alture, fino alla punta estrema della lontana Hokkaido, dove si disperde e cade nel mare settentrionale.
Lo chiamano Sakura Zensen, il “Fronte dei Fiori di Ciliegio”, e ne monitorano l’avanzata con uno zelo che normalmente è riservato solo agli eserciti in massa. Ogni sera i telegiornali forniscono un rapporto sull’avanzata, con mappe dettagliate che mostrano le prime linee, le linee secondarie e la percentuale di fiori in ogni singola area. ‘Oggi Shimabara ha raggiunto il trentasette per cento di fiori sbocciati’.
Non esiste altro luogo al mondo in cui la primavera arrivi con tanta teatralità quanto in Giappone. Quando sbocciano, i fiori di ciliegio colpiscono come un uragano. Ciliegi nodosi, che passano inosservati per gran parte dell’anno, fioriscono in un baleno come fontane che si accendono all’improvviso.
L’arrivo dei Sakura segna la fine dell’inverno. Così come segna l’inizio dell’anno scolastico e la chiusura degli affari. È un periodo frenetico, tempo di esami finali e bilanci aziendali. Bisogna chiudere i conti, sistemare la contabilità, ultimare i lavori. Il Karoshi (la “morte per sfinimento”) raggiunge il suo culmine a marzo. Scadenze, esami, passaggi di governo: è allora che, a cavallo del vento di aprile, arrivano i fiori di ciliegio. E con uno sbalzo estremo, di quelli che sembrano caratterizzare la vita dei giapponesi, il paese scivola dal lavoro intensivo al gioco intensivo. Le folle si ammassano sotto gli alberi in fiore, il sakè scorre a fiumi, le cravatte si sciolgono, e si compongono e si recitano haiku spontanei e appassionati.
Le feste dei fiori di ciliegio, chiamate hanami, rappresentano un’occasione per guardarsi indietro e guardare avanti, dimenticare i propri dolori o festeggiare un altro anno fortunato. Si brida ai colleghi, agli amici assenti, ai parenti lontani, e ai sakura medesimi. Poi, alla stessa velocità con la quale sono arrivati, i fiori di ciliegio si disperdono. Cadono come coriandoli, e al loro passaggio lasciano il posto alla scintillante calura estiva e ai toni verde scuro, allo squallore umido della stagione delle piogge, ai tifoni di fine agosto. Al culmine della fioritura e della bellezza i Sakura durano solo pochi giorni".
 

Will Ferguson, la nostra voce narrante, ci racconta di questo viaggio che ha fatto per davvero a seguito di una scommessa:

“Un anno, più ubriaco del solito, annunciai al mio gruppetto di insegnanti giapponesi che avevo intenzione di seguire il Fronte dei Ciliegi fino a Hokkaido, all’estremità settentrionale del Giappone. O perlomeno, questo è quello che mi stato riferito. Non ricordo di aver pronunciato quel giuramento, ma tutti non facevano che rammentarmelo. Tra questi, il mio supervisore, che si preoccupava continuamente die miei progetti. […]
«Il preside è rimasto molto colpito dalla tua decisione. Secondo lui, tu hai compreso, la Reale Essenza del Giappone.»
Ovviamente, si trattava di complimenti senza senso. I giapponesi amano profondersi in elogi inutili a favore degli occidentali. Se un occidentale riesce a maneggiare i bastoncini, loro gli fanno i complimenti per l’eccellente coordinazione oculo-manuale; se riescono a intercettare un pop fly debole nel campo di sinistra, riceverà elogi per la sua abilità sportiva; se impara a dire ciao in giapponese, verrà lodato per la sua pronuncia fluente e così via. La farse ricorrente in questi casi è Jozu desu ne! Che significa ‘Ehi amico, sei proprio bravo!’, ma che si potrebbe tradurre più accuratamente in ‘Niente male, per uno così scemo’.”

Ferguson è un giornalista e scrittore canadese, che ha insegnato inglese in Giappone per qualche anno è quindi un ‘occidentale’ questo ci permette di scoprire/entrare ancora di più nel Giappone perché ci segnala similitudini e diversità tra il “nostro mondo occidentale” e quello nipponico.

L’aspetto che maggiormente caratterizza la narrazione è l’ironia, che rende il libro ancor più piacevole e fruibile, leggendo si impara molto e con tanto divertimento. È un po’ come sentire parlare l’amico avventuroso e spiritoso del suo ultimo e folle viaggio. Mette davvero tanta voglia di scoprire il Giappone sia visitandolo sia leggendo altri libri ma anche semplicemente googlando i luoghi che lui ha visitato e che cita nel libro e ce ne sono tantissimi.

“Le guide di viaggio sono fantastiche per avere una panoramica superficiale – e se non esistessero sarei perduto – ma per andare davvero a fondo e sporcarsi le mani, per vagabondare nelle zone più remote, per insinuarsi nel Giappone meno scontato, bisogna viaggiare in compagnia delle persone che ci vivono. I passeggeri dei treni, anche se stanno viaggiando in modo indipendente, in fin dei conti rimangono spettatori. Gli autostoppisti sono cospiratori, compagni di viaggio.

Vengono raccontati tanti aneddoti ed esperienze dirette innanzitutto legate al viaggio ma anche in generale della sua vita in Giappone. Ci racconta i luoghi che visita e le persone che incontra, Ferguson fa un viaggio epico principalmente in autostop quindi conosciamo dei “giapponesi veri” reali, persone con una vita e un lavoro, delle preoccupazioni e dei sogni che lo caricano in macchina e fanno un pezzo di strada assieme, e lui ci racconta come sono, cosa fanno, cosa dicono. Si parla di tante cose, tanti aspetti dalla religione, al pachinko, al nazionalismo, alle tradizioni, teatro e musica caratteristici, ai castelli, alle terme, ai modi di ragionare e vedere l’ambiente circostante alle regole di comportamento, come l’altissimo senso del dovere e della responsabilità che caratterizzano la cultura giapponese, dalle locande alle case di piacere fino ai canoni di bellezza. E naturalmente tante curiosità e approfondimenti sui ciliegi e la loro fioritura.

 

Forse forse l’unico difetto è il finale, che sembra assurdo ma è un finale aperto, avrei apprezzato molto due parole sul ritorno e magari anche sull’accoglienza da parte di colleghi e amici che l’avevano tanto spronato a mantenere la promessa fatta.

Sicuramente leggerò altro di Ferguson che è conosciuto per delle “guide” ironiche sul Canada e per questo reportage di viaggio, in Italia al momento è arrivato un solo romanzo intitolato Felicità.

Libro superconsigliato.

Avete letto questo libro? Conoscete Will Ferguson? Fatemelo sapere nei commenti


venerdì 22 marzo 2024

KILLERS OF THE FLOWER MOON - FILM

TITOLO: Killers of the Flower Moon
 REGISTA: Martin Scorzese
ATTORI PRINCIPALI: Leonardo Di Caprio, Robert De Niro, Lily Gladstone 
DURATA: 206 min
GENERE: film documentario / western
AMBIENTAZIONE: cittadina di Fairfax Oklahoma USA anni '20


Un film documentario che è l’adattamento cinematografico del saggio Gli assassini della terra rossa di David Grann che si basa su una storia vera.

Agli inizi del Novecento nella riserva indiana degli Osage a Fairfax in Oklahoma viene scoperto il petrolio. Gli indiani riescono a farsi attribuire di diritti e si trovano improvvisamente molto molto ricchi. Ma al tempo stesso anche facili prede e vittime di approfittatori e truffatori di ogni sorta. Verso gli anni ’20 iniziano a susseguirsi una serie di morti – più o meno accidentali – nella comunità indiana e nessuno fa nulla per indagare, dovranno passare anni e il numero di vittime diventare sempre più elevato perché intervenga il governo federale mandando l’FBI, a seguito che una delegazione Osage si è recata a Washington. Emergerà un sistema rodato per eliminare gli indiani o almeno alcuni di essi a tutto vantaggio di chi questo sistema lo gestisce, non è uno spoiler perché si vede subito che gli indiani vengono uccisi da dei bianchi.

Il film si apre con l’arrivo a Fairfax di Ernest Burkhart (interpretato da Leonardo Di Caprio) reduce della prima guerra mondiale che si trasferisce qui a vivere con lo zio, William Hale detto Re. Hale (interpretato da Robert De Niro) si atteggia e professa grandissimo amico e benefattore ed estimatore degli Osage, ma bisognerà vedere nei fatti se è proprio così. Ernest inizia a fare qualche lavoretto e in particolare farà l’autista, durante il suo lavoro conosce una ragazza indiana Mollie Kyle (interpretata da Lily Gladstone) e se ne innamora e i due si sposeranno. Zio Hale approva pienamente il matrimonio non solo perché è un grande amico della famiglia Kyle ma anche perché questa famiglia è titolare di moltissimi diritti petroliferi, e come capiamo da subito Hale è molto interessato ai tornaconti economici al di là della facciata che mostra.

Fin dall’inizio del film vediamo che diversi Osage muoiono, in circostanze tutt’altro che naturali, ma le autorità locali sono corrotte e non indagano, nonostante vari tentativi della comunità Osage le cose non migliorano e si arriva ad un crescendo di paura e violenza che porterà Mollie, ormai gravemente malata, a recarsi a Washington con una delegazione Osage, dove riescono a parlare con il presidente. Le cose iniziano a cambiare con l’arrivo dell’FBI, una squadra guidata dal detective Tom White (interpretato da Jesse Pkemons) che iniziano ad indagare in modo serio e approfondito fino a scoprire la verità.

La verità non è una sorpresa la si capisce praticamente da inizio film e noi vediamo molte cose che succedono, del resto non è un giallo, ma è molto interessante vedere sia i metodi di indagine sia in generale il comportamento delle persone coinvolte, perché le vicende narrate vanno avanti per diversi anni.

A me il film è piaciuto molto, è una sorta di documentario su un fatto vero quindi lo trovo perfetto per chi ama i casi di cronaca ma anche a chi ama la storia. Alla fine viene dato conto di tutto ciò che succede dopo il processo ai vari protagonisti e viene fatto con un espediente che ho trovato curioso: uno show radiofonico dove si raccontano casi di cronaca, con tanto di orchestra per gli effetti sonori, un qualcosa che mi fa molto anni ‘40 o ’50 e che potrebbe a sua volta mostrare un reale format di intrattenimento.

Il film è diretto da Martin Scorzese (che tra l’altro compare anche in una scena), dura oltre le tre ore, vanta un cast stellare (i protagonisti principali sono tutti interpretati da attori famosissimi come Di Caprio e De Niro) e numerose nomination agli Oscar e ai Golden Globe (vinto da Lily Gladstone come miglior attrice in un film drammatico).

Fatemi sapere nei commenti se lo avete visto?


venerdì 15 marzo 2024

LA MEMORIA RENDE LIBERI di LILIANA SEGRE

TITOLO: La memoria rende liberi
AUTORE: Liliana Segre
EDITORE: Rizzoli BUR
PAGINE: 225
PREZZO: € 12,50
GENERE: letteratura italiana, memoria, testimonianza shoa
LUOGHI VISITATI: Italia dagli anni '30 ai giorni nostri
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Trovo sempre difficile parlare dei libri che trattano della Shoa soprattutto quando si tratta di testimonianze vere come nel caso de La memoria rende liberi di Liliana Segre.

Nel libro Liliana Segre ci racconta la sua esperienza della Shoa e lo fa abbracciando un arco temporale molto ampio: dall’emanazione delle leggi razziali fino ai giorni nostri. Quando escono le leggi razziali Liliana è una bambina che da un giorno all’altro non può più andare a scuola, non può più fare la vita di prima. Ma questo è solo uno dei cambiamenti che dovrà affrontare in un crescendo di limiti e paure sempre maggiori. Ci sarà il tentativo di fuga in Svizzera, la cattura, da detenzione a Milano fino al viaggio in treno che la porterà ad Auschwitz, il campo e la liberazione.  Il ritorno a casa e alla vita “normale” dove nessuno vuole sentir parlare di guerra figuriamoci dei campi di sterminio. Ci sono gli anni della depressione e del silenzio fino a che si deciderà a parlare, a raccontare la propria storia, in fondo se è sopravvissuta deve portare la propria testimonianza. Sono davvero molto interessanti le pagine relative alla decisione di raccontare la sua esperienza, per moltissimi anni non ne ha parlato, anche nella sua cerchia di amici e famigliarei pochissimi erano a conoscevano del suo “passato”.

Come detto è una narrazione a tutto tondo, non è incentrata solo sull’esperienza di Auschwitz come accade ad esempio in Se questo è un uomo di Primo Levi, il paragone mi giunge facile sia perché Segre lo cita spesso, sia perché è l’unica altra testimonianza italiana che finora abbia letto.

Non solo ma la parte sul periodo di prigionia (in linea con il resto del testo) è quasi generica nel senso che non è dettagliata e soprattutto non fornisce spiegazioni, racconta l’esperienza vissuta ma non si ferma a spiegare ad esempio parla delle ‘selezioni’ ma non dice cosa sono (si capisce dal contesto e si lo si per propria esperienza).

La lettura scorre veloce nonostante non sia semplice soprattutto da un punto di vista emotivo, a prima vista il libro è un bel mattoncino in realtà vuoi per l’impaginazione vuoi per lo stile si legge in pochissimo tempo.

 Quello di Segre è un racconto lucido, piano, senza rancori che vuole portare il lettore a riflettere. Come dice più volte non è un eroina e non vuole essere definita tale, nel suo racconto non nasconde e non maschera i suoi comportamenti “sbagliati” (ma vorrei ben vedere come biasimarla nelle scelte). È un racconto profondamente sincero e, quindi anche così, umano e vero, non tace nulla e non mitizza nulla.

Ultimo aspetto che trovo davvero molto interessante è l’approccio di Segre ai libri e ai film che trattano dell’argomento Shoa, anche qui è una riflessione molto chiara che porta anche il lettore a interrogarsi, quello che si vede è/era fattibile? In particolare “stronca” alcuni film acclamatissimi a partire dal nostrano “La vita è bella” di Benigni e devo dire che le sue parole mi hanno fatto riflettere e sicuramente avrò un approccio diverso con tutto ciò che è “di finzione” e che tratta l’argomento.

Infine segnalo che il libro si apre con un interessante introduzione curata da Enrico Mentana dove ricostruisce la “situazione ebraica” in Italia verso gli anni ‘30: il numero esiguo degli Ebrei rispetto alla popolazione totale, la loro tendenza ateità e le loro tendenze politiche molti aderirono e furono sostenitori del fascimo prima le leggi razziali li escludessero dalla vita sociale, tra questi ferventi sostenitori c’era ad esempio uno zio di Liliana, Amedeo Segre.

Libro sicuramente da leggere anche nelle scuole, nella mia esperienza non è mai stato consigliato, e francamente non ne capisco il motivo.  Penso che leggere queste pagine è un po’ come ascoltare una conferenza, una testimonianza diretta della senatrice Segre, mi piace interpretare così il libro perché non penso avrò mai occasione di assistere ad una sua testimonainza - non penso di averne il coraggio - ed è poi una testimonianza e un documento prezioso anche per quelli che non potranno ascoltarla in futuro.

Vi aspetto nei commenti per sapere se lo avete letto?


venerdì 1 marzo 2024

IIL PATTO DELL'ABATE NERO di MARCELLO SIMONI

TITOLO: Il patto dell'Abate Nero
AUTORE: Marcello Simoni
EDITORE: Newton Compton Editori
PAGINE: 328
PREZZO: € 9,40
GENERE: letteratura italiana, thriller storico
LUOGHI VISITATI: nel corso del 1400 principalmente Firenze ed Alghero
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 Attenzione possibili spoiler: secondo volume di una trilogia

Il libro è il secondo volume della “Secretum Saga” (al momento composta da tre volumi) che ha come protagonista Tigrinus, un ladro gentiluomo, legato da un particolare rapporto con Cosimo de Medici e con un misterioso personaggio chiamato “Abate Nero” di cui il signore di Firenze è ossessionato.

In questo secondo capitolo le vicende e le avventure ruotano attorno ad un tesoro nascosto in Spagna sulle cui tracce si sono messi già molti uomini, tra cui il padre di Bianca, ma nessuno ha mai fatto ritorno.  Tigrinus, fingendosi un mercante fiorentino si reca ad Alghero per “acquistare” da un mercante ebreo la mappa che gli permetterà di trovare il tesoro.

La narrazione è piuttosto articolata, non mancano intrighi e complotti per mettere le mani su tesori nascosti, quello nascosto in Spagna ma anche altri, e libri di alchimia.

Trattandosi di un serie ritroviamo i personaggi principali che già avevamo conosciuto nel primo volume, a partire dal protagonista Tigrinus sempre accompagnato dal suo amico e “aiutante” Caco, ritroviamo Bianca de Brancacci e suo cugino Angelo Bruni; il capo di birri di Firenze Niccolò Vitelli con il suo inseparabile cane Malacoda; e fa la sua comparsa una nuova figura che muovendosi nell’ombra manovra molti fili della vita sociale e politica di Firenze Fenizia Donati (i Donati sono stati un’importante e influente famiglia fiorentina che si è posta in contrapposizione ai Medici, penso che Fenizia sia un personaggio di invenzione).

Come nel primo volume tra i protagonisti c’è Cosimo de Medici - il signore di Firenze ma anche grande appassionato di alchimia - legato per motivi oscuri e personali al ladruncolo Tigrinus - molti della sua cerchia si chiedono cosa spinga Cosimo a proteggere questo misero ladruncolo senza famiglia (noi lettori lo sappiamo).

C’è una fitta rete di spie al servizio di Cosimo de Medici e rimane l’interesse e l’attaccamento del signore di Firenze verso Tigrinus, che spinge le persone vicine al Signore a chiedersi quale possa essere il rapporto che li lega – chi ha letto il primo volume già lo conosce, chi legge solo questo libro lo scoprirà ugualmente al suo interno - e la sua bramosia per avere un libro “la Tavola di Smeraldo” un libro in possesso proprio del ladro. Emerge così un aspetto molto comune del Tardo Medioevo e di cui lo stesso Cosimo de Medici era molto appassionato: l’alchimia.

Un thriller storico dove la tensione non manca e tiene il lettore incolato alle pagine. L’espediente è quello di narrare le vicende dei vari personaggi alternandoli, alternando così anche i luoghi in cui si svolge la narrazione - Firenze, Alghero, la Francia i principali – interrompendo spesso la narrazione in un momento saliente per passare a riprendere le fila di un'altra parte del racconto che si era interrotto precedentemente.

Il viaggio nella storia è dato anche dall’utilizzo di espressioni e di vocaboli tipici di fine ‘400, usi, costumi e modo di pensare vengono ricostruiti alla perfezione. In questo volume particolare attenzione è riservata alla città di Alghero e al commercio di corallo, alla presenza di una importante e fiorente comunità ebraica nella città che si trova sotto il dominio aragonese; mentre a Firenze emerge la presenza e il notevole potere di congregazioni religiose capaci di influenzare la vita politica e commerciale della città. La contestualizzazione storica è perfetta, sembra di fare un viaggio nel tempo ed essere spettatori delle varie scene.

Anche se questo libro penso possa essere letto da solo, consiglio di recuperare l’intera saga. Si tratta di volumi coinvolgenti, dove è molto forte la parte di suspence ma è impeccabile anche la ricostruzione storica. Tigrinus vive delle avventure rocambolesche, non vedo l’ora di leggere il terzo ed ultimo volume.

Conoscete Marcello Simoni? Cosa avete letto di suo?