giovedì 27 luglio 2023

IL LIBRO DEL MARE DI MORTEN A. STRØKSNES

TITOLO: Il libro del mare
AUTORE: Morten A. Strøksnes
traduzione di: Francesco Felici
EDITORE: Iperborea (io collana in collaborazione con il Corriere della Sera)
PAGINE: 330
PREZZO: € 17,50
GENERE: letteratura norvegese, letteratura nordica, avventura e reportage
LUOGHI VISITATI: Mare del Nord, isole Lofoten
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Il libro del mare o come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare: è un libro che promette avventure mirabolanti, due amici, due appassionati di mare si mettono in testa di pescare uno squalo della Groenlandia e per questo battono il mare del Nord a bordo di un gommone. Mi aspettavo un libro divertente e tragicomico.

Avevo aspettative altissime, perché quando ne ho sentito parlare ho sentito solo lodi (preciso che non ho fatto una ricerca specifica, ma mi è capitato di sentirne parlare) inoltre dal sottotitolo mi aspettavo qualcosa di divertente, tragicomico e pieno di avventure. E sicuramente di avventure tragicomiche i nostri protagonisti, che cercano di catturare uno squalo della Groenlandia muovendosi su un minuscolo gommone, ne vivono ma c’è anche molto altro.

“Erano storie che accendevano la fantasia di Hugo, e per quarant’anni erano rimaste a fermentargli dentro. Quando parlava dello squalo della Groenlandia, il suo sguardo aveva una luce speciale e la sua voce cambiava: le storie sentite da bambino non avevano mai smesso di far presa su di lui. E aveva visto la maggior parte dei pesci e degli animali che popolano il mare, ma non aveva mai visto uno squalo della Groenlandia.
E io neppure. Non dovette sforzarsi molto per convincermi, abboccai all’amo, per così dire, d’istinto: anch’io sono cresciuto vicino al mare e ho sempre pescato, fin da ragazzino. Sentir la lenza tirare mi ha sempre dato quella sensazione che dal profondo potesse venire su qualunque cosa. C’era tutto un mondo là sotto che ospitava innumerevoli creature di cui non sapevo nulla. Sui libri vedevo le figure delle specie marine conosciute ed era già più che sufficiente: la vita in mare appariva più ricca e affascinante di quella sulla terraferma. Strane creature nuotavano ovunque, quasi sotto il nostro naso, ma noi non potevamo vederle né individuarle, solo intuire quello che avveniva laggiù.” Pag 17 e 18

“In effetti avevo un sacco di altre cose da fare, quando risposi senza esitazione: Sì, andiamo per mare a caccia dello squalo della Groenlandia.” Pag 18

Quella che viene raccontata è un’esperienza reale: Strøksnes e il suo amico Hugo davvero si sono cimentanti in questa impresa particolare e assurda. Ma la narrazione delle avventure, delle spedizioni in mare “a caccia” dello squalo sono intervallate o meglio interrotte da continue e lunghe digressioni.

Le digressioni sono l’elemento caratteristico e determinante del libro, della sua narrazione e della sua struttura: ogni cosa che il nostro narratore vede è occasione per raccontare e divagare. Ad esempio in mare vede una balena? Ecco che ci sono pagine e pagine e pagine dove si parla delle balene, della caccia alle balene e anche delle balene nella letteratura con citazioni di Melville e del suo celeberrimo Moby Dick.

Queste digressioni sono, secondo me, sia un punto di forza che un punto di debolezza del libro. Punto di forza perché sono una fonte di curiosità e approfondimenti pazzeschi e molto interessanti; è un libro documentario, è quasi come leggere un documentario storico e naturalistico. Punto di debolezza perché rendono la lettura lenta, faticosa, talvolta anche noiosa (non tutti gli approfondimenti li ho trovati interessanti, ma ovviamente sono gusti personali).

Tra i protagonisti del libro c’è il Mare del Nord, in particolare quello che lambisce le isole Lofoten in Norvegia. Anche se io lo associo sempre all’estate dato il titolo, quello qui protagonista è un mare molto diverso da quello a cui siamo abituati noi “mediterranei” o almeno io (che se penso al mare immagino spiaggia, ombrellone, sole e caldo), qui il mare è freddo anche d’estate, è fonte di sostentamento (principalmente per la pesca e non per la villeggiatura), un mare che dà molto ma che richiede anche sacrifici; vengono descritti in una sorta di excursus anche come si viveva e pescava in quelle zone nel corso dei secoli. Altro protagonista è un particolare abitante del Mare del Nord: lo squalo della Groenlandia che è una specie di reperto archeologico vivente, uno squalo molto grande ma soprattutto molto longevo si parla addirittura di centinaia d’anni di età.

“Lo squalo della Groenlandia è un essere ancestrale che nuota negli abissi dei fiordi norvegesi, fina quasi al Polo Nord. Gli squali abissali normalmente sono molto più piccoli di quelli che vivono in acque più basse. Lo squalo della Groenlandia è la grande eccezione. Può essere più grosso dello squalo bianco, ed è quindi il più grosso squalo carnivoro del mondo (lo squalo elefante e lo squalo balena sono più grossi, ma si nutrono di plancton). I biologi marini hanno recentemente scoperto che può raggiungere forse i quattro o addirittura i cinquecento anni di età. Il che lo rende di gran lunga il vertebrato più longevo del pianeta. Quello che dovremmo catturare magari se ne andava già placidamente in giro per i bui abissi dell’oceano prima che il Mayflower salpasse verso la nuova colonia della Virginia del Nord, o che Nicolò Copernico scoprisse che era terra a girare intorno al sole.”

Ho faticato a portarlo a termine, è un libro che mi sono trascinata per più di un mese (nonostante avessi tempo per leggere) probabilmente, mi rendo conto a distanza di tempo che avrei quantomeno dovuto intervallare la lettura con altro invece di intestardirmi. È un libro di cui conservo ricordi piacevoli, il problema principale non è tanto o solo la lentezza ma il fatto che io mi aspettassi qualcosa di diverso e il fatto che sia diverso da quello che io (erroneamente) mi aspettavo me lo fa piacere meno, una sorta di rapporto di amore/odio. Ne consiglio la lettura anche e soprattutto a chi come me è una persona curiosa però con la consapevolezza della massiccia presenza di digressioni che rendono più lenta (e se vogliamo difficoltosa) la lettura. 

Strøksnes mi incuriosisce e mi piacerebbe leggere altro di suo, aspetto vostri consigli in merito.

Fun fact: mentre butto giù i miei pensieri non ho il libro sotto mano, allora vado su Google perché volevo scrivere già corretto il sottotitolo e il nome dell’autore (proprio due dati da nulla) e cosa scopro? che viene classificato come saggio! Sicuramente non è una classificazione universale ma l’ho vista, ecco che capisco tante cose….

Fatemi sapere nei commenti se lo avete letto e cosa ne pensate.


 

giovedì 20 luglio 2023

GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA - SAGA DEI CAZALET VOL. 1 DI ELIZABETH JANE HOWARD

TITOLO: Gli anni della leggerezza - Saga dei Cazalet vol. 1
AUTORE: Elizabeth Jane Howard
traduzione di: Manuela Francescon
EDITORE: Fazi
PAGINE: 606
PREZZO: € 13
GENERE: letteratura inglese, saga famigliare
LUOGHI VISITATI: Londra - Sussex: anni 1937 e 38
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I Cazalet sono una ricca famiglia dell’alta borghesia londinese, che possiede una ditta di import/export di legname a Londra, dove vivono la maggior parte dell’anno, hanno però una residenza nel Sussex chiamata Home Place dove si ritrovano tutti assieme soprattutto le estati ed è qui che sono ambientate le vicende di questo primo capitolo.

Essendo il primo libro di una saga famigliare di ben cinque volumi viene dedicato tempo alla conoscenza dei membri della famiglia e dei personaggi che vi gravitano attorno.

Alla base ci sono “i capostipiti” William Cazalet detto Il Generale e Kitty Barlow detta la Duchessa, dalla loro unione sono nati quattro figli, tre maschi tutti spostati (Hugh, Edward e Rupert) e una femmina Rachel.

Il figlio maggiore Hugh è sposato con Sybil e hanno due figli Polly (12 anni) e Simon (11) e in questa prima estate di conoscenza arriverà anche William. Sono una coppia affiatata e innamorata ma Hugh e Sibyl, che pur si amano profondamente e sinceramente, hanno un grande problema di comunicazione, non parlano o meglio non esprimono davvero loro stessi, i loro sentimenti per paura di ferire o dispiacere l’altro così si trovano a fare cose che non vogliono nella convinzione che faccia piacere all’altro anche se non è così. Mi sono piaciuti molto come coppia però talvolta mi è venuta voglia di prenderli per mano metterli in una stanza e dir loro la verità, tutte le cose che non si dicono.

Il secondo figlio, Edward è sposato con Viola (detta Villy), hanno tre figli Louise (14 anni), Teddy (13) e la piccola Lydia (6). Qui la situazione di coppia è un po’ diversa per le differenze di carattere e temperamento dei protagonisti, Edward è un dongiovanni e ha delle amanti mentre Villy passa il tempo annoiandosi della vita domestica e famigliare, perché fare la moglie e la madre non era la sua aspirazione, avrebbe bisogno di un impiego esterno un lavoro ad esempio, ma i tempi, la società dell’epoca prevede altro: per le donne di buona famiglia, seppur magari prima di sposarsi lavorano, dopo il matrimonio è impensabile, il loro ruolo è la famiglia, la casa dove tra l’altro sottolineerei che hanno anche poco da fare perché c’è la servitù…

Ultimo figlio maschio è Rupert, rimasto vedovo dalla prima moglie da cui ha avuto due figli Clary (12 anni) e Neville (7), si è risposato con Zoe una giovane donna non adatta e non pronta alla vita domestica di moglie e madre. Zoe è una stronza colossale, egoista, antipatica, snob, altezzosa, capricciosa e assolutamente non in grado di prendersi cura dei figli di Rupert, in questo primo libro è piuttosto antipatica… Rupert è un pittore che si barcamena come può per conciliare il suo desiderio di essere artista con la necessità di mantenere la famiglia.

E infine abbiamo l’unica figlia femmina: Rachel, lei non è sposata ma intrattiene un rapporto di amicizia molto stretto con un’insegnante di violino di nome Sid. Rachel è ingenua e buona, sacrifica la sua vita per gli altri, sta accanto ai genitori, è il loro bastone della vecchiaia e si occupa di molta beneficenza soprattutto con i bambini.

Ma non finiscono qui i protagonisti perché le estati a Home Place vedono invitati anche Jessica (la sorella di Villy) con al relativa famiglia, l’istitutrice Miss Milliment e poi tutta la servitù.

La Howard ci restituisce una bellissima e affascinante contestualizzazione storico e sociale, fornisce un quadro completo della società dell’epoca: conosciamo la vita, le speranze, le ambizioni e i sentimenti sia della classe alto borghese a cui appartengono i Cazalet ma anche della classe media che è qui rappresentata dalla famiglia di Jessica e di quella ancor più modesta e medio povera della servitù e degli insegnanti privati raccontando anche la loro vita e le loro esperienze ad esempio anche come passano il pomeriggio libero, quali svaghi, quali ambizioni e progetti.

È un romanzo che fornisce un’ottima inquadratura della società dell’epoca, una società che si trova in una fase di transizione tra il vecchio mondo vittoriano ottocentesco e un mondo nuovo con nuove politiche e aspettative e ambizioni. Queste diversità di vedono in alcune cose come il modo delle donne nelle varie generazioni di rapportarsi a qualcosa di assolutamente naturale come il ciclo mestruale, per le più vecchie come La Duchessa è impensabile parlare con altre persone (anche altre femmine e di famiglia) di cose corporali, la generazione di Villy è ancora bigotta ma un pochino più aperta e poi la generazione di Zoe che invece parla apertamente e fa ricorso anche agli assorbenti. È curioso come a pensarci bene spesso è un argomento ancora oggi tabù, purtroppo non siamo andati oltre il modo di pensare della generazione intermedia di Villy, se ne parla ma sempre come qualcosa di “sporco” e “vergognoso” e solo per lo stretto necessario. Poi ovviamente altro aspetto di diversità è la questione lavorativa per le donne: come detto Villy vorrebbe avere un impiego ma la società non lo prevede, mentre ad esempio la generazione della Duchessa non avrebbe nemmeno immaginato una vita diversa dal matrimonio, almeno per le classi sociali più abbienti. Altro aspetto che emerge è il ruolo della donna all’interno della società, pur essendo le donne narrate/descritte nella saga anche molto diverse tra loro anzitutto a livello di estrazione sociale, e come anticipato la Howart ci fornisce un quadro anche delle domestiche, un aspetto che emerge prepotente è questo: una donna lavora (anzitutto solo se necessario per mantenersi, quindi se appartiene ad uno degli strati più bassi della società, ad esempio Rachel non si è sposata e non lavora ma riceve un vitalizio dai genitori) e poi solo finché si sposa, dopodiché la società esige che si dedichi esclusivamente alla cura del marito e dei figli.

“Se avesse proseguito la carriera, tutto sarebbe stato diverso. Sapeva, dai tempi in cui si esibiva con la compagnia, che le ragazze restavano incinte, ma tale era lo spirito di dedizione – ricordava bene i piedi sanguinanti, i dolori fortissimi per gli strappi muscolari durante spettacoli interminabili, le ore passate a letto tra una prova e l’altra perché Djagilev non pagava i ballerini per settimane intere e toccava vivere con un litro di latte a un paio di panini al giorno – che un aborto clandestino era visto come uno dei tanti rischi che si correvano per amore dell’arte. Ma lei, sposandosi, era uscita da quel mondo per entrare in uno in cui una donna poteva dedicarsi solo a mettere al mondo bambini e dare ordini ai domestici. La vita era una gigantesca trappola predisposta dagli uomini, pensò, e il sesso, da cui era pur logico che una donna si guardasse bene considerando a cosa si riduceva – ore e ore di sgradevoli, dolorosi e infine noiosi rapporti intimi da cui, per qualche ragione, non si ricavava alcuna soddisfazione - , non era altro che moneta di scambio da cedere in cambio della sicurezza e degli agi derivanti dal fatto di essere una coppia e di passare, del resto, anche momenti piacevoli insieme. Ma poi, se solo pensava alle donne nubili che conosceva! Commiserate, trattate con condiscendenza… non erano certo da invidiare. Se pure avesse continuato a danzare, a quel punto della sua vita la sua carriera sarebbe in ogni caso finita. O comunque non più al suo culmine.” Pag 392 e 393

 

I personaggi sono delineati in modo raffinato, ognuno con le proprie caratteristiche, i propri pregi e i propri difetti che non vengono sottaciuti, sono “veri” e assolutamente realistici ed è una cosa che ho apprezzato moltissimo, oltre alla trama ci sono i personaggi, che sembrano la descrizione di persone reali, quasi amici di famiglia, ed è un po’ così che si sente il lettore a leggere delle vicende dei Cazalet, un amico di famiglia!

Anche in questo primo volume si delinea un tratto che, a mio parere, contraddistingue tutta la saga: viene data preponderanza alla narrazione delle vicende dei personaggi femminili, non che i maschi restino in secondo piano però secondo me c’è una maggior concentrazione/attenzione sulle donne e quindi anche sulla condizione femminile, si tratta di una semplice constatazione, non è né un limite né una critica.

“La casa ormai si riempiva di suoni, voci di bambini, le domestiche che apparecchiavano la tavola per la colazione nell’ingresso, la radio accesa nello studio di William che doveva essere già tornato dalla cavalcata mattutina, il pianto del piccolo Wills e, all’esterno, McAlpine che falciava il campo da tennis.” Pag 471

Questo primo romanzo, ambientato durante le estati del 1937 e del 1938 si intitola “Gli anni della leggerezza”. La leggerezza io l’ho trovata solo nella prima parte del romanzo, dove c’è tanta spensieratezza, soprattutto nei più giovani. Si svolge in estate e accompagnamo la famiglia nelle vacanze estive, quando si ritrovano tutti a Home Place nel Sussex, la residenza di campagna dei Cazalet, donne e bambini ci passano tutta l’estate mentre gli uomini vengono sempre il fine settimana. La vita a Home Place scorre secondo precisi rituali, assistiamo quindi al passare delle giornate dove i cugini stanno tutti in compagnia, ci sono le tanto agognate gite al mare e i giochi.

Nella seconda parte inizia ad aleggiare lo spettro di una possibile nuova guerra, prima in modo molto sfumato e poi con maggior prepotenza e questo sconvolge le vite dei protagonisti, c’è anche chi la guerra l’ha fatta e provata sulla propria pelle, infatti Hugh ed Edward hanno combattuto in Francia durante la prima guerra mondiale. Ma lo spettro di una nuova guerra non è l’unica fonte di preoccupazione per i personaggi, alcuni in particolare si trovano a dover vivere dei cambiamenti difficili e non vengono compresi dalla famiglia. Tra questi c’è Louise, che è la più grande delle cugine, si trova a vivere quella particolare fase adolescenziale dove si trova fuori posto e a disagio sia con gli adulti perché non è ancora così grande sia con i piccoli e in particolare con le cugine Clary e Polly che fanno ancora giochi da bambine.

Un romanzo familiare ma anche storico meraviglioso, le vicende di una famiglia che si intrecciano con la Storia, mi è piaciuto moltissimo e non vedo l’ora di continuare a leggere di questa famiglia.

Vi aspetto nei commenti per sapere se conoscete i Cazalet e qual è il vostro personaggio preferito.

giovedì 13 luglio 2023

STORIE DI SFIGATI CHE HANNO SPACCATO IL MONDO - SE I SOCIAL NETWORK FOSSERO SEMPRE ESISTITI

TITOLO: Storie di sfigati che hanno spaccato il mondo
AUTORE: Se i social network fossero sempre esistiti
EDITORE: TEA
PAGINE: 304
PREZZO: € 5,90
GENERE: biografia, letteratura italiana

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Divertente, irriverente, politicamente scorretto.

Analizza con brevi biografie ironico satiriche una ventina di personaggi iconici, che hanno lasciato il segno e fatto la storia nel loro settore, ci sono pittori, cantanti, scienziati, attori e scrittori. Nello specifico leggeremo di Charles Bukowski, Caravaggio, Anton Cechov, Charlie Chaplin, Giovanna d’Arco, Frida Kahlo, Giacomo Leopardi, Antonio Ligabue, Freddie Mercury, Marilyn Monroe, Giovanni Pascoli, Cesare Pavese, Edgar Allan Poe, Mary Shelley, Nikola Tesla, Alan Turing, Vincent Van Gogh, Oscar Wilde, Amy Winehouse, Virginia Woolf.  (C’è di tutto e per tutti i gusti.)

“Sei sfigato quando non sei come il mondo vorrebbe che tu fossi. Sei sfigato quando sei te stesso. E allora diciamolo, sfigato è bello! Attenzione, non abbiamo detto che essere sfigati vuol dire essere felici, tutt’altro. Nonostante questo, la storia ci ha dimostrato che coloro che il mondo chiama ‘sfigati’ sono spesso gli stessi che poi il mondo lo cambiano, lo conquistano o lo sconvolgono.” 

 

È un libro schematico che utilizza una struttura (uguale) per tutti: per ogni singolo personaggio c’è breve una biografia che inizia con lo “sfottititolo” (l’introduzione ci spiega essere “un sottotitolo goliardico che riassume in poche righe la vita del personaggio”), segue un’illustrazione quasi caricaturale (opera di Marco Pavesi) e si conclude con una curiosità o un aneddoto particolare.

La narrazione si basa esclusivamente sull’ironia e sulla satira, si scherza su tutto (!) dalla povertà, agli abusi e dipendenze da alcool e droghe, dai maltrattamenti in famiglia al bullismo alla depressione, come ho detto all’inizio è una narrazione politicamente scorretta, è la prima definizione che ho pensato, è una sua caratteristica e se accettata il libro può piacere. Va tenuto conto anche che la sua funzione (almeno a mio parere) è di mero intrattenimento e divertimento, ripercorre la vita di personaggi importanti dandone una lettura ironica e sono stati scelti personaggi che non hanno avuto una vita facile, dove non è stato tutto rosa e fiori e nemmeno “normale”, nel senso di persone nei cui confronti, per infinite e diverse ragioni, la vita/il destino (chiamiamolo come vogliamo) si è particolarmente accanito. Due esempi velocissimi: abbiamo Frida Kahlo che tutti sappiamo ha passato la vita a combattere contro malattie molto debilitanti e invalidanti; oppure Chaplin forse l’attore più famoso (se non importante) del cinema muto che sì morirà ricchissimo e nella sua vita è stato circondato da donne e feste ma che però è nato poverissimo e per molto tempo ha dovuto arrabattarsi per mantenere se stesso.

“Nei primissimi anni di vita Alan è un bambino allegro e vivace come tanti: gioca con i Lego, mangia la terra, smoccola e frigna, insomma, mina il sistema nervoso dei suoi precettori fungendo da monito vivente all’uso degli anticoncezionali”.

“Così, simpatico come una colonscopia, Alan si aggira per i corridoi a testa bassa, letteralmente inciampando negli altri; con gli insegnanti è pigro e saccente, non esita a correggerli durante le spiegazioni. Ricorda un po’ Hermione Granger dei primi anni di Hogwarts, quella che Piton aveva soprannominato un’ ‘insopportabile so-tutto-io’”

 

Ricchissimo di riferimenti alla cultura popolare, radio televisiva e politica con paragoni e similitudini che fanno sorridere e rendono immediatamente l’idea che vuole esprimere: dalla melevisione ai personaggi dello spettacolo e della politica italiana, da wikipedia ad altre opere letterarie e ai loro protagonisti. Un libro molto fruibile che in un certo senso permette di conoscere divertendosi. Ci sono tutti gli aspetti principali delle vite dei personaggi che prende in considerazione ma sono biografie brevissime.

“Con i soldi arriva anche il successo con le donne: Chaplin non è il classico attore belloccio con il culo di marmo e la mascella squadrata, ma si difende bene. Era alto solo 1 metro e 65 ma aveva dalla sua un sorriso affascinante e un savoir faire irresistibile, per non parlare a questo punto del conto in banca. Nella sua vita ha avuto più di duemila donne, in buona parte minorenni. Insomma, non alto, ricco, con una passione per un certo tipo di partner… manca solo un mi consenta e da Hollywood ad Arcore è un attimo.”

 

Gli autori, Francesco Dominelli e Alessandro Locatelli, sono gli stessi della pagina Facebook “Se i social network fossero sempre esistiti”. Una pagina piena di spensieratezza, ironia, satira, dove i personaggi del passato vengono trasportati nel presente e qui si confrontano con il mondo di oggi e i suoi problemi, così a confrontarsi troviamo personaggi vissuti in epoche diverse e anche distanti tra loro per esempio Dante, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Verga e D’annunzio si trovano a commentare qualcosa tutti assieme oppure organizzano una grigliata o una festa. Ogni personaggio rappresenta una caricatura mettendo in evidenza l’aspetto più “caratteristico” per esempio Leopardi è lo sfigato depresso, Nerone il piromane.

Conoscendo già la pagina Facebook, nel libro ho trovato, come mi aspettavo, le stesse vibes, quindi se conoscete la pagina e vi piace non posso che consigliarvi il libro.

 

De “Se i social network fossero sempre esistiti” questo non è l’unico libro, ce ne sono altri tre: “I grandi classici riveduti e scorretti”, “La Divina Commedia” e “I grandi miti classici riveduti e scorretti”. Io li voglio assolutamente recuperare perché mi piace molto l’idea di base: un libro scanzonato, allegro, ironico con cui andiamo ad approcciarci a qualcosa di “pesante” - lo dico anche a parole - tra virgolette, in questo che ho letto delle biografie, negli altri volumi classici e mitologia, tutti argomenti per antonomasia noiosi e difficili. Poi per essere precisi a questi quattro titoli di narrativa si aggiungono anche due pubblicazioni di intrattenimento/interazione che sono i quaderni dei compiti delle vacanze per adulti: un mix di giochi tipo cruciverba e quiz, da quello che ho capito tutti legati a curiosità e aneddoti di personaggi famosi, sempre sulla falsariga dell’ironia che connota tutte le loro opere e azioni.

 

 

Bonus finale: è il libro perfetto per quando si ha poco tempo a disposizione, quello che io chiamo un libro da “comodino” o da leggere a rate cioè un libro che non si legge (o che si può non leggere) tutto d’un fiato ma una o due biografie per volta magari nei ritagli di tempo o prima di dormire (ecco perché da comodino), che puoi appoggiare e riprendere in mano quando vuoi anche a distanza di tempo.

 

Vi aspetto nei commenti per sapere se lo avete letto o se avete letto altri libri di questa serie.