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martedì 23 giugno 2020

ARIA DI FAMIGLIA - MICHAEL ONDAATJE

TITOLO: Aria di Famiglia
AUTORE: Michael Ondaatje
EDITORE: Garzanti - collana Gli Elefanti
PAGINE: 176
PREZZO: € 7,23
GENERE: letteratura singalese, storia di famiglia
LUOGHI VISITATI: Sri Lanka (dagli anni '20 agli anni '80 del ventesimo secolo)
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“Un quaderno per appunti. Seduto alla scrivania in calamandra, scrivo questo guardando dalla finestra la notte asciutta e scura: Thanikama. ‘Solitudine’. Senza uccelli. Il fruscio di un animale che attraversa il giardino. Mezzanotte e mezzogiorno e alba e crepuscolo sono le ore del pericolo, dei grahayas – spiriti vaganti dal carattere maligno. Guardati dal mangiare certi cibi in luoghi solitari, i demoni di snidano fiutandone l’odore. Porta con te del metallo. Un cuore di ferro. Non calpestare ossa o capelli o ceneri umane. […] Sul giardino a pochi metri di distanza incombe d’improvviso come un pugno un temporale. In un attimo, la quiete notte asciutta si riempie dei rumori della pioggia contro latta, cemento e terra – svegliando a poco a poco anche gli altri che dormono. Ma io l’ho visto, guardando fuori nell’oscurità, ho visto il temporale bianco (riflesso dalla luce della stanza) cadere come un oggetto oltre la finestra. E la polvere che si solleva dalla terra, dove è stata per mesi, riversa ora il suo odore nella stanza. Mi alzo, mi incammino verso la notte e la respiro – la polvere, l’odore palpabile dell’umidità, l’ossigeno piantato al suolo, che si fa fatica a respirare.”

Un libro strano, un viaggio alla ricerca delle proprie origini, in una terra selvaggia e interessante come lo Sri Lanka, alla scoperta di tradizioni, usi e costumi, flora e fauna locali ma soprattutto una storia di famiglia, quella dello scrittore Michael Ondaatje.

Alla base della narrazione ci sono le ricerche personali, “sul campo” condotte da Ondaatje in alcuni viaggi fatti sull’isola: ricostruisce la giovinezza, gli anni di matrimonio dei genitori e la vita del padre dopo il divorzio grazie al contributo di parenti, amici e conoscenti che condividono i loro ricordi e che si aggiungono a quelli personali. 

Attraverso i ricordi di famiglia e la loro ricostruzione si scopre la vita di Ceylon (il vecchio nome dell’attuale Sri Lanka) negli anni ’20 e ’30; non mancano accenni alla vita ai tempi della seconda guerra mondiale ma soprattutto è ricco di riferimenti al passato coloniale dell’isola (possedimento portoghese, poi olandese e infine inglese).

“Quest’isola era un paradiso da saccheggiare. Tutto il possibile veniva raccolto e trasportato in Europa: cardamomo, pepe, seta, zenzero, sandalo, olio di senape, radici di borasso, tamarindo, baptisia, corna di cervo, zanne di elefante, strutto di maiale, calamandra, corallo, sette varietà di cannella, perle e cocciniglia. Un mare profumato”

“Gli appunti si deliziano degli incanti e dei veleni. Egli inventa ‘carta’ fatta con piante indigene, sperimenta veleni e medicine locali su cani e topi. ‘A Jaffna, un uomo si è suicidato mangiando un bulbo di neagala… pare che un infuso di piombaggione provochi l’aborto’. Elenca senza un ordine preciso tutte le potenziali armi che gli stanno intorno. I karapothas vi strisciano sopra e ne ammirano la bellezza. L’isola celava la propria civiltà. Arti occulte e costumi e cerimonie religiose si ritiravano nell’entroterra, lontano dalle nuove città. Solo Robert Knox, prigioniero di un re kandyano per vent’anni, scrisse dell’isola accuratamente, imparandone le tradizioni. Il suo memoriale, Una relazione storica, fu utilizzato da Defoe come riferimento psicologico per il suo eternamente curioso Robinson Crusoe. ‘Se si scruta nei tratti di Crusoe, si scoprirà un uomo che non era il disperato abitante di un’isola deserta, bensì un individuo su una terra aliena circondato da stranieri, strappato alla sua gente… che si batteva non solo per ritornare, ma anche per impiegare convenientemente l’unico talento che gli era stato concesso’. A parte Knox e, più tardi, Leonard Woolf nel suo romanzo Il villaggio nella giungla, pochissimi altri stranieri ebbero piena cognizione di dove si trovavano.”

Si tratta di uno scritto sperimentale che unisce l’autobiografico alla fantasia e nella narrazione vengono miscelati realtà, finzione e realismo magico. Un elemento davvero singolare è la struttura della narrazione: a capitoli di normale prosa si alternano capitoli in versi; ma in generale i capitoli risultano quasi slegati tra loro, e spesso l’autore si limita a riportare ricordi, oppure dialoghi senza tante spiegazioni. Il risultato è testo piuttosto confuso, varie persone vengono citate senza essere approfondite o meglio spiegate al lettore. Ci vuole attenzione nella lettura, non è facile proprio perché non presenta la “struttura classica” del romanzo è più un insieme di appunti sulla vita di famiglia. Però nonostante la fatica merita di essere letto perché oltre a scoprire una Ceylon ormai scomparsa, si conosce una famiglia.

Ho letto il libro nell’ambito del progetto #ilgirodelmondoin12letture che seguo sulla piattaforma Instagram che per il mese di giugno prevede di fare tappa nel subcontinente indiano. Ho trovato questo libro per caso e ne sono rimasta rapita, si è rivelato più ostico del previsto ma ne è valsa la pena.

Avete mai letto qualcosa di questo autore singalese?