lunedì 28 ottobre 2019

L'EREDITA' DELL'ABATE NERO - MARCELLO SIMONI

TITOLO: L'eredità dell'abate nero
AUTORE: Marcello Simoni
EDITORE: Newton Compton Editori
PAGINE: 347
PREZZO: € 9,90
GENERE: letteratura italiana - thriller storico
LUOGHI VISITATI: Italia del '400
acquistabile su amazon: qui (link affiliato)




Trama:
"Firenze, 21 febbraio 1459. Il banchiere Giannotto Bruni viene ucciso in circostanze misteriose nella cripta dell'abbazia di Santa Trinità. L'unico testimone è Tigrinus, un giovane ladro di origini ignote, dai capelli neri striati di bianco, che paga caro l'avere assistito al delitto: è immediatamente arrestato con l'accusa di omicidio e solo l'inspiegabile intervento di un uomo molto influente riesce a sottrarlo alla morte.Ma a quale prezzo? Da quel momento in poi Tigrinus sarà braccato e costretto a fronteggiare i tentativi di vendetta di Angelo e Bianca, il figlio e la nipote della vittima, convinti che meriti la forca. Mentre cerca di sfuggire ai parenti di Giannotto, il ladro scopre però qualcosa di decisivo per il proprio destino: la morte del banchiere è legata a un tesoro che si trova su una nave proveniente dall'Oriente. Per aver salva la vita, Tigrinus dovrà stringere un patto con il potente Cosimo de' Medici e affrontare un incredibile viaggio per mare che lo porterà alla ricerca di un uomo sfuggente e imprevedibile. Un uomo che pare conoscere tutto sul suo passato. Un uomo chiamato l'abate nero."

Omicidi e misteri da risolvere, avventure e viaggi straordinari, esoterismo e alchimia, banchieri e vita commerciale (ricostruita in modo magistrale ma non tedioso), monaci e conventi. 
A personaggi, luoghi ed eventi realmente accaduti viene innestata una storia verosimile e abbastanza credibile. 
Ottima la ricostruzione storica ripresa anche tramite l'utilizzo di un linguaggio appropriato anche nelle scelte lessicali (per fare un esempio nei dialoghi gli appellativi "madonna" e "messere" non mancano mai, come non mancano parole "medievali" quali cerusico o fantesca); l'ambientazione è documentata e dettagliata. Il tutto è molto armonioso e coinvolgente. 
Punto focale e spunto per la narrazione è la leggenda secondo cui Cosimo de Medici avesse avuto un fratello gemello (Damiano) morto mentre era ancora nella culla...... e il primo signore di Firenze è uno dei protagonisti reali assieme alla città. 
I personaggi di "fantasia" sono ben caratterizzati dall'impavido Tigrinus, all'ambiziosa e leziosa Bianca de Brancacci, al timoroso e introverso Angelo Bruni. Il principale protagonista, Tigrinus, è di buon cuore ma insofferente alle regole, forse anche, per via del suo misterioso passato; è un "ladro-gentiluomo" che vive avventure rocambolesche.

".....davanti ai suoi occhi c'era un tesoro degno del re deposto in quella tomba, eppur lui non sapeva che farsene. Perle, ori e fiorini si traducevano al suo sguardo in ricordi di sfide affrontate soltanto per il gusto di sentirsi vivo. Per convincere se stesso di esistere al di là delle regole che schiacciavano ogni povero diavolo sotto il giogo chiamato ordine......."

La narrazione procede con molti cambi di scena che ci permetto di seguire, di volta in volta, i vari personaggi; nonostante l'utilizzo di un linguaggio, anche molto, ricercato la lettura è scorrevole e veloce grazie anche alla presenza di numerosi dialoghi.

È un romanzo avvincente e scorrevole, l'ho divorato in soli due giorni. È un volume che ho acquistato sulla "fiducia" verso Marcello Simoni di cui avevo letto, qualche anno fa, la trilogia del Mercante di libri, e conversavo un’ottima impressione. Avevo verso questo volume grandi aspettative che non sono andate deluse. Questo è il genere di romanzo storico che piace a me: è storico nell'ambientazione e nel linguaggio, si ha la sensazione di essere catapultati nel medioevo; dietro c'è stata una accuratissima attività di ricerca e di ricostruzione, anche le parti "inventate" sono verosimili. Tutto questo senza risultare pesante e noioso per tanto si presta ad essere letto ed apprezzato da tutti, c'è un "medioevo" sì, ricostruito in modo ineccepibile, ma fruibile in modo leggero, è un piacere leggerlo. 
Si tratta del primo volume di una trilogia, la "Secretum Saga", ma si può leggere anche solo questo volume, perché chiude il cerchio e risolve alcuni misteri, penso che nei prossimi volumi seguiremo ancora le avventure di Tigrinus. Anche qui sulla fiducia voglio leggere l'intera saga.

Voi conoscete Marcello Simoni? Avete letto qualche suo romanzo? Fatemi sapere


mercoledì 23 ottobre 2019

LEGGERE LOLITA A TEHERAN - AZAR NAFISI

TITOLO: Leggere Lolita a Teheran
AUTORE: Azar Nafisi - traduzione di Roberto Serrai
EDITORE: Adelphi
PAGINE: 379 - prezzo € 12,00
GENERE: letteratura iraniana - memoir
LUOGHI VISITATI: Teheran - Iran
acquistabile su amazon: qui (link affiliato)


".....come Lolita tentavamo di fuggire e creare un nostro piccolo spazio di libertà...."

È un memoir dolce e, al tempo stesso, doloroso e toccante che fa arrabbiare e riflettere.
Tocca tantissimi argomenti a cominiciare dalla vita privata dell'autrice (sogni e aspettative, la vita quotidiana e le difficoltà che ha incontrato come donna e come accademica), la denuncia ai regimi totalitari, la Storia, quella, con la S maiuscola: è la storia dell'Iran e del suo popolo negli ultimi decenni del XX secolo (da fine anni '70 con la rivoluzione che ha portato all'avvento della Repubblica Islamica); strettamente connessi con la nuova forma di stato ci sono tre temi importanti: la "distruzione della cultura", la situazione della donna e la letteratura.

Ho sentito spesso etichettare questo romanzo come un libro che parla di libri ed è assolutamente vero. Un libro che parla di libri e parla attraverso i libri, tutto ruota attorno alla letteratura e  per il suo tramite (con paragoni, confronti, esempi) si affrontano anche altre tematiche, importanti e trasversali.
Emerge tutto l'amore e la passione per la letteratura della Nafisi; quando ci parla di libri emergono  questi due elementi, oltre alla sua competenza e sembra di assistere a delle lezioni di letteratura (e in parte è vero). Anche in queste parti la narrazione è scorrevole e piacevole. Queste "lezioni di letteratura" creano nel lettore tanta curiosità e voglia di leggere i romanzi e gli autori citati, e fornisce anche molti spunti di riflessione letterari.
Ma la letteratura ha però anche un potere salvifico: permette di entrare nel mondo della fantasia e dimenticare, per qualche ora, la realtà che ci circonda. E' quello che succede con il seminario clandestino che mette in piede Azar Nafisi negli ultimi anni in cui vive a Teheran. L'autrice riunisce a casa propria un gruppo di ragazze e qui leggono e discutono di libri. Ci tengo a sottolineare che è un attività clandestina: leggere libri (o meglio determinati libri) è proibito, chi lo fà, se scoperto, può essere punito. E in questo senso emerge un ulteriore potere della letteratura: una forma di ribellione.
Leggere i libri banditi per sfidare il regime.

Il libro è anche una denunica a regimi totalitari; nello specificio il nuovo stato iraniano che
come tutti i regimi totalitari in nome di qualche principio supremo (nello specificoin nome della difesa della rivoluzione e del cambiamento che ha portato e che lo distingue dal "decadente occidente") incide ed invade la vita anche privata dei propri cittadini e li priva di moltissime libertà; qui vengono evidenziati due aspetti la distruzione della cultura e la questione femminile.
Il nuovo stato iraniano (ma non è un idea nuova) cerca di distruggere la cultura, non solo quella straniera/occidentale, ma anche la propria se tratta temi, diciamo, inopportuni. Lo scopo è assoggettare arte e cultura al nuovo regime, lo devono servire, il loro unico scopo è insegnare ai cittadini come ci si deve comportare; tutto viene "islamizzato".

"..... vivevamio in una cultura che negava qualsiasi valore alle opere letterarie, a meno che non servissero a sostenere qualcosa che sembrava più importante: l'ideologia. Il nostro era il paese dove tutti i gesti, anche quelli più privati, venivano interpretati in chiave politica. I colori del mio velo o la cravatta di mio padre erano un simbolo della decadenza occidentale e delle tendenze imperialiste. Non portare la barba, stringere la mano a persone dell'altro sesso, applaudire o fischiare agli incontri pubblici erano considerati atteggiamenti occidentali e quindi decadenti, parte del complotto imperialista per distruggere la nostra cultura."
 Come dicevo tutto viene rivisto sotto un ottica "islamizzata" anche le lezioni in università sono continuamento oggetto di contrasto:

".....è più o meno a questo punto, quando sto per passare a una trattazione più dettagliata di Daisy Miller, che Ghomi alza la mano. Il suo tono di protesta di mette subito sulla difensiva, oltre a irritarmi. «Che cosa avrebbero di così tanto rivoluzionario queste donne? Daisy Miller è perversa, è marcia; è una figura reazionaria e decadente. Noi viviamo in una società rivoluzionaria, e le nostre donne sfidano la decadenza occidentale con la loro morigeratezza. Non strizzano l'occhio agli uomini». Fa una breve pausa e poi riattacca subito, quasi senza riprendere fiato, con un astio e un rancore del tutto immotivati, visto che, dopotutto, sta parlando di un romanzo. [.....] Dopo la lezione resto ancora lì, alla luce delle grandi finestre senza tende che occupano un lato della stanza. Tre studentesse si avvicinano. « Ci teniamo a farle sapere che la maggioranza di noi non è d'accordo con quelli lì » spiega una di loro. « E' solo  che abbiamo paura. Il tema è spinoso. Se diciamo quello che pensiamo, magari ci arriva una denuncia. Se diciamo quello che vuole Ghomi, abbiamo paura di offenderla. Le sue lezioni ci piacciono.»"
 Ovviamente, uno degli aspetti più caratterizzanti del nuvo stato iraniano è l'introduzione e l'applicazione della "Shari'a":

".... «Credo» aggiunse, illuminandosi tutta dopo un momento «che se Jane Austen fosse al posto nostro, direbbe la stessa cosa: è verità universamente riconosciuta che unmusulmano, a prescindere dal suo patrimonio, abbia bisogno di una moglie vergine di nove anni». Fu così che cominciammo a scherzare sul famoso incipit della Austen - una tentazione a cui quasi tutti i suoi lettori devono aver ceduto almeno una volta. [.....] All'inizio del Novecento, l'età minima per il matrimonio - nove anni secondo la sharia - era stata elevata a tredici, e poi a diciotto. Mia madre si era sposata con un uomo che aveva scelto lei ed era stata una delle prime sei donne elette in parlamento, nel 1963. Nel periodo in cui ero cresciuta, gli anni Sessanta, non c'era molta differenza tra i miei diritti e quelli delle donne che vivevano nelle democrazie occidentali. Allora non era di moda pensare che la nostra cultura non fosse compatibile con la democrazia moderna, che esistesserouna versione occidentale e una versione islamica della democrazia e dei diritti umani. Volevamo tutti le stesse opportunità e la medesima libertà. E' per questo che avevamo appoggiato la rivoluzione: era un modo per avere più diritti, non meno. [....]L'adulterio e la prostituzione devoevano essere puniti con la lapidazione. E infine le donne, per la legge, valevano esattamente la metà di un uomo. La sharia rimpiazzò la giurisprudenza esistente, e divenne la norma. Da ragazza avevo visto due donne diventare ministro. Dopo la rivoluzione, furono entrambe condannate a morte, con l'accusa di andare contro la legge di Dio e favorire la prostituzione."
 Altro argomento trattato, che mi sta molto a cuore, è quello della condizione femminile, anche perchè comune a tutti gli stati islamici o comunque a quegli stati in cui c'è una forte contaminazione tra politica e religione.
Nella repubblica islamica la donna deve essere invisibile, portare il velo, sottostare alle regole e tenere un comportamento morigerato, ad esempio non possono trovarsi in compagnia di un uomo che non sia o il padre o il marito o un fratello; e vengono istituite "squadre di controllo":
"....però aveva ragione lei: presto ci avrebbero obbligate a portarlo ovunque. E sarebbero state le squadre di controllo della moralità, con le armi e le Toyota bianche a pattugliare le strade per assicurarsi che obbeddissimo....."
  "..... fra le molestie sessuali che ho subito in vita mia, quella è stata una delle peggiori. Una donna mi ordinò di alzare le mani, su e ancora più su, mentre cominiciava a tastarmi scrupolosamente ogni parte del corpo. Mi fece notare che sembrava non portassi niente sotto la veste. Le risposi che ciò che portavo sotto la veste non era affar suo. Mi porse un fazzoletto di carta e mi intimò di strofinarmelo sulle guance per togliermi quella schifezza che mi ero messa in faccia. Le dissi che la mia faccia era pulita. Allora prese il fazzolletto e me lo passò sulle guance, e siccome non ottenne i risultati sperati, perchè come le avevo detto non ero truccata, sfregò ancora più forte, tanto che sembrava volesse strapparmi via la pelle....."
 Queste e altre testimonianze sono molto preoccupanti, purtroppo ci sono molti luoghi nel mondo dove queste regole assurde sono la quotidianità. L'aspetto che mi preme sottolineare è la necessità della libertà di scelta: indossare il velo e tenere un comportamento estremamente ordosso e rispettoso dei precetti religiosi è lecito ed ammissibile nel momento in cui è la singola persona, la singola donna, che liberamente decide di farlo. Imporre il velo a tutte le donne ne ha fatto perdere il significato profondo e devoto per cui le donne credenti lo portavano.

 Tutta la narrazione è molto scorrevole e dolce; la scrittura è dettagliata e ricca di particolari e descrizioni e piena di dialoghi.
E' uno dei libri più belli che abbia mai letto. Mi capita spesso di dirlo, ma voglio approfondire Azar Nafisi. E per "colpa sua" e della sua bravura voglio leggere non solo "Lolita" ma anche gli altri libri citati a partire da "Dal Grande Gatsby" a "Daisy Miller".

mercoledì 16 ottobre 2019

CANTO DELLA PIANURA - KENT HARUF

TITOLO: Canto della pianura
AUTORE: Kent Haruf - traduzione di Fabio Cremonesi
EDITORE: NN Editore
PAGINE: 301
PREZZO: €18,00
GENERE: letteratura americana
LUOGHI VISITATI: Holt, Colorado USA
acquistabile su amazon: qui (link affiliato)



Oggi vi parlo di "Canto della pianura" secondo volume della trilogia della pianura dello scrittore statunitense Kent Haruf, edito in Italia da NN Editore. (Io ho sempre interpretato l'ordine come Benedizione, Canto della pianura e Crepuscolo, che mi pare corrisponda anche all'ordine in cui sono stati pubblicati in Italia; forse è sbagliato ma ormai ho deciso di leggerli in questo modo).

"....... Lei disse, Non credo di aver capito, non ancora. Avete accennato al bestiame. Mi dite qualcosa di più? 

Oh, be’, disse Harold. Okay. Parliamo del bestiame.

E così i fratelli McPheron proseguirono discutendo di bestiame da macello, di manzi di prima scelta, di giovenche e di vitelli da ingrasso, spiegarono anche questo, e i tre discussero a fondo fino a tarda sera. Parlando. Conversando. Spaziando un po’ anche in altri campi. Due uomini anziani e una ragazza di diciassette anni seduti al tavolo sparecchiato di una sala da pranzo di campagna, dopo cena, mentre fuori, oltre le pareti di casa e le finestre senza tende, un gelido vento del nord scatenava l’ennesima tempesta invernale sugli altopiani…..”
 
È un romanzo corale dove la narrazione delle vicende dei vari protagonisti si alterna ripetutamente; ogni capitolo riporta il nome del personaggio (o dei personaggi) che seguiamo in quel capitolo, è una peculiarità di questo romanzo (non è presente negli altri due romanzi della trilogia) che ho trovato molto interessante. Lo sfondo è la cittadina immaginaria di Holt situata vicino a Denver in Colorado.

I personaggi non ci vengono introdotti e presentati ma li conosciamo direttamente nella loro vita quotidiana, Haruf narra ciò che fanno e ciò che accade loro in quel momento e solo nel corso della narrazione, piano piano si scopre qualcosa in più su di loro, ma non troppo.
I protagonisti sono persone comuni, semplici e normali, ognuno con i propri problemi, accomunate dal vivere a Holt e della loro conoscenza reciproca. Vediamo chi sono:
- Guthrie: insegnate di scuola superiore che si trova ad affrontare l'essere padre, l'essere uomo e l'essere insegnate; su tutti e tre i fronti incontra delle difficoltà
- Ike e Bobby: figli di Guthrie 
- Victoria Roubideaux: sedicenne testarda che si trova ad affrontare "sola" una gravidanza
- Maggie Jones: collega e amica di Guthrie, amica di Victoria e dei fratelli McPheron
- Iva Stearns: vecchietta sola e confidente di Ike e Bobby
- fratelli McPheron: Harold e Raymond, due vecchi allevatori, semplici, buoni, di gran cuore impacciati e ignoranti sui rapporti interpersonali, genuini e molto simpatici; sono i miei personaggi preferiti.
“ Sissignora, proprio così. Victoria, vogliamo portarti a Philips a fare acquisti. Se sei d’accordo. Se per oggi non hai in programma nient’altro.

L’annuncio la sorprese. Come mai? Domandò.

Per divertimento, disse Raymond. Per distrarci un po’.

Non ti va? Pensavamo che ti avrebbe fatto piacere uscire.

No. Voglio dire, per quale motivo fare compere?

Per il bambino. Non pensi che il bambino che stai aspettando un giorno vorrà posare la testa da qualche parte?

Sì. Penso di sì.

Allora sarà meglio procurarci qualcosa per farlo.

Lei lo guardò e sorrise. E se invece fosse una bambina?

Be’, suppongo che dovremmo tenercela comunque e far buon viso a cattiva sorte, disse Raymond. Fece una faccia esageratamente seria. Ma anche una bambina avrà bisogno in un lettino, no? Alle bambine non viene sonno?”

La scrittura è lineare, diretta, senza troppi fronzoli, a volte cruda; particolare il modo in cui vengono esposti i dialoghi, non sono presenti segni di punteggiatura che ne definiscano inizio e fine. C'è, come dicevo prima, un'introduzione diretta quasi brutale dei personaggi, il lettore viene catapultato nelle loro vite. La narrazione di Haruf lascia dei vuoti, ci sono molti non detti; seppur in maniera minore rispetto a Benedizione è comunque un narratore conciso. È questo uno di quei casi in cui vorrei che l'autore fosse mio amico per dirgli "Kent, che problemi ha o ha avuto la mamma di Victoria? Adesso ci prendiamo una cioccolata e mi racconti tutto per filo e per segno".

Tema centrale del romanzo è la vita, nella sua fase iniziale e in qualche modo anche la maternità. Ma io ci trovo anche tanto disagio, è questo il termine che secondo me meglio descrive le situazioni; ed è quel "disagio" che io, nella mia ignoranza farcita di preconcetti, riconduco proprio agli Stati Uniti: madri che se ne vanno, ragazzine incinta, famiglie volgari, strafottenti e prepotenti che si azzuffano con gli insegnanti. Quelli di Haruf sono personaggi devono affrontare problemi in qualche modo legati ai fallimenti della vita; ho trovato degrado e squallore di tipo sociale inteso come interno ai rapporti interpersonali ed estraneo ai luoghi. Infine ho trovato anche tanta "americanità" non solo nelle situazioni di disagio ma anche in aspetti più "positivi" come ragazzini che consegnano i giornali in bici prima di andare a scuola, i cavalli, i balli della scuola, i furgoni. 

" ... Si divisero e ciascuno partì per il proprio giro. Tra uno e l'altro coprivano tutta la cittadina. Bobby si occupava della parte più vecchia e benestante di Holt, la zona sud, dove le ampie vie in piano erano fiancheggiate da olmi e robinie e bagolari e sempreverdi, dove ogni confortevole casa a due piani aveva di fronte il suo prato e sul retro un garage che affacciava su un vialetto di ghiaia; Ike invece girava per i tre isolati a destra e a sinistra di Main Street, i negozi e gli appartamenti bui sopra i negozi, e anche per la zona nord della città, al di là della ferrovia, dove le case erano più piccole e tra una e l'altra spesso c'erano dei terreni liberi, dove le case erano verniciate di blu o giallo o verde pallido e nei cortili posteriori potevano esserci pollai e qui e là cani alla catena e anche carcasse di automobili che arrugginivano tre le erbacce, sotto i rami pendenti dei gelsi......."

Tornare ad Holt è come tornare a casa. 
Voi siete mai stati a Holt? Raccontatemi le vostre esperienze.