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venerdì 6 marzo 2026

DONNE CHE PARLANO di MIRIAM TOEWS

TITOLO: Donne che parlano
AUTORE: Miriam Toews         traduzione di: Maurizia Balmelli
EDITORE: Marcos y Marcos
PAGINE: 253
PREZZO: € 18 
GENERE: letteratura canadese
LUOGHI VISITATI: fittizia comunità mennonita




“Le riunioni sono state organizzate in fretta e furia […] in risposta alla strane aggressioni di cui le donne di Molotschna erano state vittime negli ultimi anni. Dal 2005, quasi ogni ragazza o donna è stata stuprata da quelli che nella colonia molti credevano essere fantasmi, o Satana, presumibilmente quale punizione per i loro peccati. Le violenze avevano luogo di notte. Mentre le famiglie dormivano, le ragazze e le donne venivano rese incoscienti con uno spray anestetico che si usa per il bestiame, ricavato dalla pianta di belladonna. L’indomani si svegliavano doloranti, stordite e spesso sanguinanti, e non capivano il perché. Ultimamente è venuto fuori che gli otto demoni responsabili degli stupri erano uomini di Molotschna in carne ed ossa, parecchi dei quali sono parenti stretti – fratelli, cugini, zii, nipoti – delle vittime.” 

 

Un libro che racconta una storia aberrante ma che non è frutto della fantasia dell’autrice ma trae spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto in una comunità mennonita della Bolivia. Inoltre la stessa Toews ha vissuto in una comunità mennonita che ha poi abbandonato al raggiungimento della maggiore età.

Immaginate una comunità religiosa mennonita, chiusa al mondo esterno ed estremamente religiosa e timorata di Dio. Immaginate che le donne di questa comunità (analfabete e prive di qualsiasi potere decisionale) si sveglino intontite, con evidenti segni di violenza e immaginate infine che la spiegazione che viene data loro è che si tratti di una punizione divina per i loro peccati oppure opera di fantasmi o altri diavoli.

Infine immaginate che si scopre che a compiere le violenze erano uomini della comunità.

Donne che parlano racconta i due giorni in cui le donne dalla comunità di Molotschna (comunità fittizia) si riuniscono nel fienile per decidere cosa fare della propria vita: o perdonano gli aggressori oppure devono lasciare la comunità. Sì, avete letto bene, loro le vittime o perdonano oppure devono andarsene non sono bene accette!

 

Trovo a dir poco aberrante il comportamento degli uomini le mogli, le figlie, le sorelle e le madri vengono narcotizzate e violentante brutalmente nel sonno: mi sta bene che credi che possa essere opera del diavolo o una punizione divina (siamo pur sempre in una comunità iper credente) ma nel momento in cui scopri che sono stati altri uomini e non uomini qualsiasi, degli estranei ma uomini della tua stessa comunità, cosa fanno? Chiedono giustizia? Li fanno cacciare? No, e poi ancora no. Vanno in città a vendere il bestiame per pagare agli aggressori la cauzione e riportarli a casa. E alle donne si chiede di perdonare oppure andarsene.

“Gli altri uomini della colonia (salvo quelli rimbambiti o decrepiti, e il sottoscritto per avvilenti ragioni) sono andati in città a pagare la cauzione per gli aggressori incarcerati, nella speranza che possano tornare a Molotschna in attesa del processo. Al loro ritorno alle donne di Molotschna verrà data l’opportunità di perdonarli, così da garantire a ciascuno il suo posto in paradiso. Se non perdonano gli uomini, dice Peters, le donne dovranno lasciare la colonia e uscire nel mondo, del quale non sanno nulla. Le donne hanno pochissimo tempo, due giorni soltanto, per organizzare la risposta.
Ieri, come mi ha raccontato Ona, le donne di Molotschna hanno votato. Le opzioni erano tre.
1. Non fare niente
2. Restare e combattere
3. Andarsene
Ogni opzione era illustrata da una figura perché le donne non sanno leggere.”

 

È una lettura che fa male.

È una lettura non facile sia per la tematica trattata (condizione femminile in generale oltre le violenze, le donne sono considerate meno delle bestie, a loro è richiesta cieca obbedienza e soggezione, non sanno leggere né scrivere, non hanno mai messo piede fuori dalla colonia) sia per la struttura narrativa e il tipo di narratore.

Quello che leggiamo è praticamente il verbale delle riunioni redatto da Epp, un uomo che fa il maestro nella comunità dove è ritornato da poco ed è considerato la pecora nera. La narrazione si concentra sui due giorni e tutto il resto lo conosciamo leggendo anche grazie alle note dello stesso Epp, inoltre i dialoghi non sono segnati da punteggiatura ma solo dalla lettera maiuscola. Devo dire che i “difetti” della narrazione (che rendono poco scorrevole la lettura) sono però congeniali all’ambientazione e alla voce narrante, alcuni concetti sono riassunti da Epp e lo dice, ad esempio quando parla di patriarcato. 

“Siamo le donne di Molotschna. L’intera colonia di Molotschna si fonda sul patriarcato (nota del traduttore: Samolmè non ha usato la parola ‘patriarcato’ l’ho inserita io al posto di un’imprecazione di origine misteriosa, più o meno traducibile con parlare con i fiori) dove le donne vivono una vita di serve mute, sottomesse e obbedienti. Bestie. Ragazzini di quattordici anni sono tenuti a impartirci ordini, a determinare i nostri destini, a votare le nostre scomuniche, a parlare ai funerali dei nostri nuovi nati mentre noi rimaniamo in silenzio, a interpretare la bibbia per noi, a guidarci nel culto, a punirci! Non siamo membri Mariche, siamo merce. (di nuovo una nota del traduttore a proposito della parola merce, situazione analoga alla precedente). Prosegue Salomè: Dopo averi consumate al punto che a trent’anni sembriamo sessantenni col grembo che si riversa letteralmente sui pavimenti impeccabili delle nostre cucine, esausto, i nostri uomini passano alle nostre figlie. E se potessero ci venderebbero tutte all’asta.”

Voglio approfondire Towes che mi è parso di capire essere una scrittrice la cui prosa spazia molto in termini di temi trattati.

A me è piaciuto moltissimo, oltre ad avermi fatto parecchio arrabbiare. Fatemi sapere se lo avete letto.

Vi aspetto nei commenti.


lunedì 30 dicembre 2019

ANNA DAI CAPELLI ROSSI - LUCY MAUD MONTGOMERY

TITOLO:  Anna dai capelli rossi
AUTORE: Lucy Maud Montgomery - traduzione di Rossana Guarnieri
EDITORE: Bur Rizzoli - Ragazzi
PAGINE: 398
PREZZO: € 9,90
GENERE: letteratura canadese
LUOGHI VISITATI: Canada dei primi anni del '900
acquistabile su amazon: qui (link affiliato)



La storia di "Anna dai capelli rossi" è una storia che conosciamo tutti anche grazie alla serie animata trasmessa in Italia a partire dagli anni '80 e spero caldamente ancora riproposta anche oggi.

Due fratelli, Marilla e Matthew Cuthbert decidono di adottare un ragazzo così da avere un aiuto nella gestione della loro fattoria (Green Gables), ma un fraintendimento con la persona incaricata fa si che dai Cuthbert arrivi una ragazzina di undici anni di nome Anna. Nonostante l’errore i due fratelli decidono di tenerla con loro e inizia così una nuova vita per la piccola Anna, una vita fatta di avventure, pasticci, ma soprattutto di amore e insegnamenti che la porteranno ad essere una ragazza ben formata: educata, in grado di badare alle faccende domestiche, istruita e con grandi ambizioni. Renderà Marilla e Matthew estremamente orgogliosi di lei e sarà come una figlia.
La storia è una sorta di favola meravigliosa con il lieto fine.
Anna pur avendo solo undici anni ha alle spalle una vita molto triste e sconfortante, ciononostante è molto allegra e solare, anche un po’ pasticciona, logorroica, di facili entusiasmi e anche sconforti e con un’immaginazione pazzesca. Questo suo carattere è ciò che le ha permesso di sopravvivere fino all’arrivo a Green Gables, ma le permetterà anche di crescere e diventare una ragazza giudiziosa.
Questo romanzo è considerato oggi un classico della letteratura per ragazzi, ma “Anna dai capelli rossi” può insegnare molto, anche agli adulti e anche ai giorni nostri.

«Hai visto quanti diamanti esibivano quelle signore?» disse Jane con aria sognante. «Brillavano talmente da far male agli occhi. Vi piacerebbe essere ricche, ragazze?» «Noi siamo ricche» rispose Anna, risoluta. «Abbiamo sedici anni, siamo felici e abbiamo, chi più chi meno, dell'immaginazione. Guardate il mare, ragazze, una sinfonia d'argento e d'ombre, di una bellezza da togliere il fiato. Non potremmo godercelo di più se avessimo milioni di dollari e montagne di diamanti. E, se anche potessimo, non varrebbe la pena di cambiarsi in qualcuna di quelle signore. A te, Jane, piacerebbe essere quella ragazza con il vestito di pizzo bianco e avere quell'espressione scontenta sul viso per tutta la vita? Oppure la signora in rosa, grassa e tozza, anche se gentile, che nessuno si volterebbe a guardare due volte? O anche la signora Evans, con quello sguardo così triste, sperduto, negli occhi? Dimmi, ti piacerebbe, Jane?» «Non lo so.... Non esattamente» disse Jane, perplessa. «Ma penso che i diamanti, per una donna, siano una consolazione duratura.» «Be', io voglio essere me stessa, anche se dovrò riunuciare ai diamanti per tutta la vita. Sono assolutamente soddisfatta di essere Anna di Green Gables con la mia semplice collanina di perle. So che Matthew me l'ha regalata con tanto di quell'amore che la signora in rosa neanche si sogna.»

La scrittura è molto coinvolgente, ricchissima di descrizioni (e in questo senso molto poetica) e di dialoghi, tiene il lettore incollato alle pagine.

È il primo volume di una serie, ma non so se avrò mai il coraggio e la voglia di leggere anche gli altri volumi, questo è semplicemente perfetto. Fatemi sapere se avete letto qualcuno degli altri volumi e come vi siete trovati.

Non posso far altro che consigliarlo a tutti, voi lo avete letto?