venerdì 17 luglio 2026

CIRCE di MADELINE MILLER

TITOLO: Circe
AUTORE: Madeline Miller    traduzione di: Marinella Magrì
EDITORE: Marsilio Editore
PAGINE: 416
PREZZO: € 14
GENERE: letteratura americana, retelling mitologico
LUOGHI VISITATI: mito greco





Circe di Madelline Miller è un retelling del mito di Circe narrato in prima persona dalla stessa Circe.

Premetto che io il mito non lo conosco però si legge nella nota finale che si tratta di una rielaborazione piuttosto fedele e io non posso che fidarmi (sapevo solo essere una maga da cui si è fermato Ulisse e che trasformasse gli uomini in maiali).

È una lettura meravigliosa e meravigliosa è la protagonista Circe: donna caparbia determinata, non si lascia intimorire nemmeno dagli dèi e se necessario si oppone e che alla fine riesce a fare ciò che vuole della propria vita (cosa non scontata); è una donna che non si accontenta che conosce i propri limiti e li accetta, da sempre ha un interesse per i mortali.

Quella di Circe è una vita governata dalle passioni e soprattutto dalla ricerca della felicità che per molto tempo gli è stata ingiustamente negata, deve sostanzialmente elemosinare affetto  e alla fine lo troverà nei mortali ma di mortali (così come di dèi) ce ne sono di tanti tipi e la maggior parte sono malvagi o quantomeno irriconoscenti e frivoli (vedasi Glauco dopo la trasformazione si dimentica subito di Circe e si crogiola nelle sue nuove sembianze) oppure i primi marinai che accoglie che dopo aver ricevuto ospitalità approfittano di lei e del fatto che sia sola.

Essere sola sarà la costante della sua vita per moltissimo tempo, nel corso del tempo scoprirà cosa ne è stato delle persone o altri dèi/famigliari. Iniziamo da un’infanzia difficile, praticamente priva di affetto, è brutta e con una voce sgradevole o perlomeno così le dicono la madre, il padre, i fratelli e tutte le cugine nife. Crescerà molto legata al fratello Eete ma poi lui andrà a fondare un suo regno e l’abbandona letteralmente (si capirà poi che non c’è mai stato davvero affetto e amore fraterno).

Incontrerà un mortale, un pescatore di nome Gluaco, Circe decide di trasformarlo non sa ancora nulla di magia ma solo del potere di alcuni fiori gialli che si dice essere nati dal sangue di Crono. Una volta trasformato lui si dimentica di Circe, si crogiola nel suo nuovo stato divino e si innamora di un’altra e Circe accecata dalla gelosia trasforma la rivale in un mostro marino a sei teste. Quando si dice responsabile delle trasformazioni inizialmente nessuno le crede ma poi appurato che possiede dei poteri magici viene esiliata sull’isola di Eea, qui Circe scopre e affina le sue arti magiche.

“In fondo che me ne sarei fatta di un seme di quercia? L’isola ne era piena. Quello che volevo davvero era una fragola selvatica, da far scivolare dolcemente giù per la gola irritata, e dissi proprio questo a quel mallo bruno.
Mutò con tale rapidità che sentii il pollice affondare nel suo corpo soffice e rosso. La fissai, poi emisi un grido di gioia, spaventando gli uccelli e facendoli volare via dai rami.
Riportai in vita un fiore appassito. Bandii le mosche dalla mia casa. Feci sbocciare le ciliegie fuori stagione e mutai il colore del fuoco in verde acceso. Se Eete fosse stato con me, si sarebbe soffocato con la sua barba nel vedere simili trucchetti domestici. Ma dal momento che non conoscevo niente, non c’era niente che non fosse degno di me.
I miei poteri si sovrapponevano come onde. Scoprii di essere particolarmente tagliata per l’illusionismo, evocando immagini di briciole cui i topi si avvicinavano furtivi, inducendo i pesciolini a balzare fuori dall’acqua per sfuggire al becco di un cormorano. Pensai più in grande: un furetto per spaventare le talpe, un gufo per tenere alla larga i conigli. Imparai che l’ora migliore per la raccolta era il chiaro di luna, quando oscurità e rugiada concentravano la linfa. Appresi che cosa crescesse bene in giardino e cosa dovesse essere lasciato nel bosco. Catturai serpenti e imparai a estrarne il veleno dai denti. Riuscii a cavar fuori una goccia di tossina dal pungiglione di una vespa. Curai un albero malato, uccisi un rampicante maligno con un tocco.
Ma Eete non si era sbagliato, era la mutazione il mio dono più grande, ed era lì che il mio pensiero continuava a tornare. Mi parai di fronte a una rosa, e quella mutò in iris. Un intruglio versato sulle radici di un frassino lo trasformò in un olmo. Trasmutai tuti i ciocchi da ardere in legna di cedro perché il suo profumo riempisse ogni sera la mia casa. Catturai un’ape e ne feci un rospo, di uno scorpione feci un topo.
Fu in quello che scoprii i limiti del mio potere. Per quanto potente fosse la mistura, per quanto ben ordito fosse l’incantesimo, il rospo continuava a tentare di volare, e il topo di pungere. La mutazione influenzava i corpi, non le menti.
Allora pensai a Scilla. La sua natura di ninfa viveva ancora all’interno di quel mostro a sei teste? Oppure le piante spuntate dal sangue degli dei avevano attuato una vera trasformazione? Non lo sapevo. E dissi al vento: Ovunque tu sia, spero tu stia trovando la tua soddisfazione.” Pag 92 e 93

Passa il tempo (i secoli) e incontra altre persone come Dedalo quando viene chiamata a Creta dalla sorella Pasifae per farsi aiutare a mettere al monto il Minotauro, e poi altri secoli dopo Ulisse. Tra i due si instaura un profondo legame di amicizia e amore, ma poi lui deve ripartire e lei si ritrova di nuovo sola e madre di Telegono. Dopo qualche anno Telegono vuole andare a conoscere il padre ma le cose non vanno come sperato, Ulisse è molto cambiato e Telegono torna a Eea con Telemaco e Penelope che cercano la protezione di Circe. Da qui nuovi impegni di Circe fino all’epilogo molto bello, sorprendente (per me che non conoscevo il mito).

Ho raccontato un po’ la trama per dare un’idea di cosa si andrà a leggere ma sono stata comunque molto superficiale, inoltre per chi conosce il mito non è nulla di nuovo.

A me è piaciuto molto il libro, il modo in cui è scritto e raccontata la storia di Circe che come detto è il mio primo approccio perché non sapevo praticamente nulla mi è piaciuta molto la figura di Circe con cui ho empatizzato tanto è una donna molto coraggiosa, forte, sicura di sé, determinata e caparbia.

Di questa autrice ho letto e amato anche quello su Achille, so che c’è un altro suo libro Galatea edito Sonzogno che però mi è parso di capire essere diverso da quelli che ho letto e perché molto più breve e illustrato. Spero tanto scriva altri retelling e perché no anche altre storie.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 10 luglio 2026

STORIA DEL NUOVO COGNOME di ELENA FERRANTE

TITOLO: Storia del nuovo cognome
AUTORE: Elena Ferrante
EDITORE: Edizioni E/O
PAGINE: 480
PREZZO: € 22
GENERE: letteratura italiana
LUOGHI VISITATI: Italia e specialmente Napoli tra gli anni '50 e '60



Storia del nuovo cognome – Secondo volume della saga de L’amica Geniale attenzione possibili spoiler sul volume precedente

La saga dell’amica geniale è un libro (una serie di libri) molto amati ed apprezzati che penso abbiamo letto praticamente tutti e manco solo io. Se non li conoscete mollate tutto e andate a recuperarli perché ne vale davvero la pena e lo dice una persona che era partita a dir poco scettica: si vedevano ovunque, poi è arrivata la serie tv e poi anche un grapic novel e alla fine mi sono decisa a leggerla anche io e per fortuna.

Veniamo al 2° volume che riprende esattamente da dove terminava il 1° quindi dal matrimonio di Lila.

Seguiamo le ragazze negli anni dell’adolescenza e della primissima giovinezza, anni che le due amiche vivranno in modo molto diverso.

Anzitutto leggere, continuare la saga è un po’ come tornare a casa e ritrovare due amiche, ma anche ritornare al proprio quartiere o meglio rione perché i protagonisti sono tanti oltre alle due principali.

L’amicizia tra Lila e Lenù è forte, duratura, sincera, indispensabile ma anche molto tormentata, direi quasi passionale, c’è anche una sorta di odio talvolta e ci sono periodi di lontananza e distacco.

Entrambe sono forti e spesso non filtrano i propri sentimenti ferendo (più o meno volontariamente) l’altra; soprattutto Lila (o perlomeno questo è quello che ho percepito io, poi va detto anche la voce narrante è Lenù) è molto “verace” attacca come arma di difesa, attacca, sminuisce, denigra, ferisce al solo scopo di lenire la propria sofferenza e il proprio malessere. Ma in fondo non possono fare a meno una dell’altra, il loro rapporto per quanto travagliato è autentico e sincero.

Questo secondo volume libro è ricco di colpi di scena e fondamentale è l’estate che le ragazze passano a Ischia.

Lenù è molto brava ma non si sente mai all’altezza, ha sempre paura di sbagliare e di mostrare di essere in qualche modo un impostore, in fondo le manca una cultura di base: non si leggono giornali e non si è interessarti alla politica e agli affari del mondo in casa sua, lei sa tanto ma ciò che è libro di scuola. Ciò non toglie che sia molto brava, si diploma e poi si laurea in lettere alla normale di Pisa e si dedica alla scrittura. Sicuramente un grandissimo passo in avanti del resto sogna da sempre di lasciare il rione e glielo auguro con tutto il cuore. Nel rione le ragazze ambiscono al matrimonio possibilmente un buon matrimonio (e come si misura il buon matrimonio? con le cose che si possono comprare!).

Lila che non ha potuto studiare (non ha potuto fare nemmeno le scuole medie) perché il padre si è opposto, si è sposata a 16 anni e nonostante l’agiatezza, il bellissimo appartamento nuovo tutto pieno di confort e lusso, deciderà di lavorare nella salumeria di suo marito. Ma la vita è tutt’altro che facile e felice, anche se apparentemente ha fatto – appunto – un buon matrimonio: le cose si mettono male già la prima notte di nozze!  Succedono tante cose nella vita di Lila, anche per lei è fondamentale la famosa estate a Ischia che porta parecchi strascichi.  Lila mostra un grandissimo coraggio e una grandissima determinazione, è scostante e infelice, è caparbia ma non si venderà mai soprattutto ai Solara. Nei momenti di agiatezza è anche molto generosa con gli altri e con l’amica Lenù.

Sicuramente il mondo narrato, il mondo del rione, della periferia è un mondo fatto di violenza e ignoranza e anche di frustrazione e sopraffazione dove il più forte si rifà sul più debole a cascata (ad esempio il marito picchia la moglie, la moglie picchia i figli, i figli maggiori tiranneggiano quelli più piccoli e così via).

Una cosa che fa male è l’odio tra donne, le donne non sono capaci di sorellanza: un esempio dopo il viaggio di nozze è palese che Stefano picchi la moglie e molte donne pensano sia giusto (già in generale) e che fosse ora e tempo che qualcuno limitasse/contenesse o se vogliamo desse una lezione a Lila, la riportasse al suo ruolo (cosa che in realtà non accadrà mai). Manca la solidarietà, ogni occasione è buona per sparlare e ferire.

Sono molto curiosa di andare avanti a leggere e vedere come si sviluppano le vite e le vicende di Lenù e Lila ma anche di tutti gli altri. È un modo per vivere da dentro anche la storia dell’Italia e non solo, qui siamo all’incirca negli anni 60.


venerdì 26 giugno 2026

VIVIDA MON AMOUR di ANDREA VITALI

TITOLO: Vivida Mon Amour
AUTORE: Andrea Vitali
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 136
PREZZO: € 15
GENERE: letteratura italiana
LUOGHI VISITATI: lago di Como anni '80




Vivida mon amour è un racconto piacevole, di intrattenimento con qualche colpo di scena.

Avevo aspettative basse soprattutto per alcuni commenti che avevo letto in giro, però io non l’ho trovato così “male” sicuramente non sarà tra i miei preferiti dell’autore (penso a La premiata ditta sorelle Ficcadenti e Zia Antonia sapeva di menta) c’è da dire anche che questo è un racconto, è più breve ed è molto più introspettivo che descrittivo e ‘investigativo’ come gli altri.

Scritto in prima persona voce narrante è un giovane medico, neolaureato che si innamora perdutamente di una ragazza a una festa.

Lui è medico condotto “supplente”, piuttosto goffo, impacciato ma molto perseverante; lei è una ragazza bellissima che ama divertirsi forse un po’ “fredda” ma sicura di sé. Seguiamo il corteggiamento che dura dei mesi, è una strada lunga e in salita tra incomprensioni, problematiche varie e anche tanta freddezza di Vivida. L’ambientazione è sempre il lago di Como in questo caso degli anni ’80 (è scritto sulla quarta di copertina per questo lo so, altrimenti avrei detto anche prima). Non mancano i colpi di scena.

“Finita per l’ennesima volta, e senza nemmeno essere cominciata. Chiunque si sarebbe arreso e pure io mi convinsi che fosse la cosa più logica. Dovevo elaborare il lutto di quell’insuccesso e seppellirlo, proprio come si fa con i morti.”

È anche divertente, noi seguiamo solo il ragazzo - di cui non conosciamo neanche il nome (o almeno io non me lo sono segnato) – il nostro protagonista e voce narrante, è scritto in prima persona quindi conosciamo solo il suo punto di vista. Ci sono volte in cui ho avuto voglia di scuoterlo, dirgli lascia perdere, cerca un'altra ragazza, ma lui persevera, nonostante i problemi che incontra in primo luogo il nome di lei: lui non lo capisce la prima volta e non avendo modo di sentire qualcun altro chiamarla va per tentativi anche piuttosto goffi. Il protagonista ci parla d’amore e di innamoramento dal suo punto di vista per lui è la Storia d’amore della sua vita: solo leggendo scopriremo se è davvero così oppure no.

Sicuramente non è un capolavoro della letteratura (e come detto per me e per ora) nemmeno della produzione di Vitali ma è un racconto che fa il suo, ci intrattiene e ci diverte, ci fa vivere una storia d’amore in un periodo molto diverso dal nostro dove l’unico mezzo di comunicazione erano le telefonate oppure il vedersi di persona, ma non c’era internet per controllare l’apertura dei locali ad esempio.

“Il buon vecchio telefono, quello con il disco rotante. Oggetto in cui l’inventore ha trasfuso saggezza. Perché ci vuole tempo per fare il numero, una cifra alla volta, ognuna che completa il tragitto sul disco in un tempo diverso. E durante quel tempo nascono un sacco di dubbi sull’utilità, sull’opportunità della telefonata, su cosa dire, su cosa rispondere, e si immaginano un ventaglio di possibilità: benefiche domande ti assediano convincendoti infine a temporeggiare e rimandare o a tirare dritto.” 

Io lo consiglio se cercate una storia di intrattenimento magari d’amore e che sappia stupirvi.

Fatemi sapere nei commenti se lo avete letto.


venerdì 12 giugno 2026

FERROVIE DEL MESSICO di GIAN MARCO GRIFFI

TITOLO: Ferrovie del Messico
AUTORE: Gian Marco Griffi
EDITORE: Laurana Editore
PAGINE: 824
PREZZO: € 22
GENERE: letteratura italiana, libro enciclopedico
LUOGHI VISITATI: principalmente Asti 1944







“Se c’era una cosa che mi piaceva dell’essere un soldato semplice, quella cosa era che in ogni circostanza c’era sempre qualcuno di grado superiore pronto a dirti quel che andava fatto, anche se quel che andava fatto, nove volte su dieci, era un’inutile perdita di tempo. Eppure con gli anni mi ero reso conto che perdere tempo era precisamente ciò che desideravo. Guardare la vita scorrere come una pelle d’acqua sopra  le pietre lisce del tempo che accade, del mondo che marcia senza bisogno alcuno dell’intervento di Magetti Francesco.”

Ferrovie del Messico di Gianmarco Griffi è un libro pazzesco e difficile da recensire. È un libro enciclopedico e citazionista, un libro pieno di avventure più o meno assurde, con tantissime “digressioni” capitoli dedicati a qualcosa di diverso dalla storia del nostro protagonista, talvolta sembrano capitoli buttati li a casaccio quasi, ti chiedi che centra? Dove vi vuol portare?

Partiamo dall’inizio e cioè dalla base del libro, dalla nostra storia e dal nostro protagonista: siamo ad Asti nel 1944 a (Fran)Cesco Magetti, milite della guardia repubblicana ferroviaria (più per caso che per convinzione) è stato assegnato un compito a quanto pare fondamentale per le sorti della seconda guerra mondiale: tracciare o se vogliamo ricostruire la mappa delle ferrovie del Messico, l’ordine arriva dall’alto, molto in alto e a cascata di ufficio in ufficio è arriva a Magetti. Da qui iniziano una serie di avventure rocambolesche e pazzesche perché da qualche parte deve iniziare a disegnare la mappa e così va alla biblioteca e poi al cimitero e poi da un samoano.

Ma queste avventure sono intervallate con capitoli dove i protagonisti sono altri.

È un libro “difficile” e lo dico tra virgolette perché è sicuramente un libro che richiede impegno, attenzione e pazienza (tanta pazienza) perché ci troviamo di fronte a capitoli che almeno apparentemente non centrano nulla ad esempio ce n’è uno dedicato a una fabbrica di colori a Dresda (e non è una fabbrica normale) oppure uno dove Hitler si taglia i baffi (!). È un libro che parla davvero di tantissime cose (come dico all’inizio è enciclopedico) si parla dell’Italia delle seconda guerra mondiale, della vita nella Repubblica di Salò, di partigiani, di amore, di leggende e miti nordici, di guerre d’indipendenza latino-americane, perfino di insetti.

Abbiamo una narrazione tragicomica e picaresca, che sa essere anche molto divertente e spassosa ma al tempo stesso anche profonda e tocca tematiche importanti.  

È un libro che può spaventare per la mole e per le digressioni e lungaggini varie che sono belle numerose ma anche se all’inizio sembra senza senso poi alla fine tutto acquisisce un perché e ti trovi a dire wow, cosa ho appena letto. Infatti il libro ha avuto un successo strepitoso soprattutto grazie al passaparola di librai e lettori.

Il romanzo si divide in due parti, la seconda è tipo una facciata o una riga o un paragrafo (controllare) dove si rimanda a un seguito, che inutile dirlo non vedo l’ora di leggerlo. Mi è parso di capire che il seguito sia Digressioni uscito nel 2025.

A me è piaciuto molto e non posso fare altro che consigliarlo.

Vi aspetto nei commenti per sapere se lo avete letto.


venerdì 22 maggio 2026

LA CASA DELLA MOSCHEA di KADER ABDOLAH

TITOLO: La casa della moschea
AUTORE: Kader Abdolah      traduzione di: Elisabetta Svaluto Moreolo
EDITORE: Iperborea
PAGINE: 466
PREZZO: € 18,50
GENERE: letteratura iraniana
LUOGHI VISITATI: Iran dagli anni '60 agli anni '80






La casa della moschea è un libro stupendo che coniuga Storia, religione e quotidianità. Un libro che ci apre le porte sulla vita quotidiana dell’Iran (l’antica Persia) un paese con una tradizione millenaria e almeno apparentemente distante e diversa dalla nostra; lo fa con la storia di una famiglia e in periodo temporale molto significativo: tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’80. Sono gli anni in cui l’Iran vive molti cambiamenti politici dal regime dello scià, alla rivoluzione e l’avvento del regime di Khomeini e che determinano ancora oggi la vita del paese.

La storia di una famiglia che si vede suo malgrado coinvolta e sconvolta dagli avvenimenti politici.

Come ci suggerisce il titolo la maggior parte delle vicende ruotano attorno alla casa della moschea del venerdì e dei suoi abitanti, abbiamo quindi a che fare con delle persone e in generale con il mondo “religioso”. Protagonista è Aga Jan un ricco mercante di tappeti a capo del bazar e patriarca della famiglia della moschea del venerdì della città di Senjan.


La casa della moschea è un microcosmo con tantissimi personaggi che seguiamo nel corso del tempo, molti sono fra di loro imparentati; tra questi ci sono le indimenticabili “nonne” che si prendono cura della casa Golebeh e Golbanu, poi c’è Nosrat, il fratello minore di Aga Jan, che ha lasciato la casa per fare il fotografo (la classica ‘pecora nera della famiglia’).

Seguiamo i vari personaggi nel loro vivere quotidiano, sono persone religiose ma anche molto moderate e ragionevoli. Con il passare del tempo però vediamo trasformarsi la religione in qualcosa di sempre più politico fino alla rivoluzione e all’insediamento del regime di Khomeini che sarà molto repressivo e sanguinario e naturalmente cambia la vita anche quotidiana dei nostri protagonisti. Alcuni diventeranno parte del regime altri invece lo combatteranno. Non posso e non voglio dire di più abbiamo un’evoluzione, un cambiamento della vita quotidiana dei nostri protagonisti man mano che cambia la storia.

Il libro è in parte autobiografico perché Abdolah trae spunto delle sue esperienze di vita per scrivere il romanzo sia perché è cresciuto in una casa della moschea, perché è stato attivamente politico negli ambienti ostili al regime e alcuni suoi cari sono anche stati eliminati fisicamente dal regime. Scrive questa storia con un obiettivo ben preciso: «Ho scritto questo libro per l’Europa. Ho scostato il velo per mostrare l’Islam come modo di vivere… un Islam moderato, domestico, non quello radicale».

Lo stesso nome Kader Abdolah è uno pseudonimo che unisce i nomi di due cari amici attivisti politici uccisi dal regime. Kader Abdolah è uno scrittore iraniano che vive in esilio in Olanda dagli anni ’80, con questo libro dimostra un attaccamento e un amore molto profondi per il proprio paese. Sicuramente voglio leggere altro di questo autore.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 15 maggio 2026

1Q84 volume II - HARUKI MURAKAMI

TITOLO: 1Q84 Volume II
AUTORE: Haruki Murakami
traduzione di: Giorgio Amitrano
EDITORE: Einaudi
PAGINE:
PREZZO: € 26 (per l'intera opera in cofanetto edizione tascabile)
GENERE: letteratura giapponese
LUOGHI VISITATI: Tokyo 1984

1Q84 volume 2 – Haruki Murakami

Secondo volume di una serie, attenzione possibili spoiler.

La narrazione riprende da dove l’avevamo lasciata, anche il numero di pagine riprende immutato in questo secondo volume non si riparte da zero.

Aomame è chiamata a compiere la sua missione per un’ultima volta, poi dovrà scomparire, il bersaglio da colpire è molto potente e i suoi seguaci cercheranno vendetta; Aomane non ha problemi ad accettare intanto l’unica cosa che le interessa al mondo è un ricordo e anche cambiando faccia nessuno potrà mai portaglielo via. L’incontro si rivelerà molto diverso dalle solite missioni e anche molto illuminante, Aomame ha la certezza di essere entrata in un mondo parallelo e di non poterne uscire…

Tengo inizia a capire che si è messo in un bel guaio, qualcosa di molto più grande di lui e probabilmente pericoloso. Un segnale è la comparsa di un misterioso uomo che gli propone una borsa di studio per dedicarsi solo alla scrittura (ma conosce cose passate e presenti che nessuno sa). Anche per Tengo iniziano ad esserci dei chiarimenti, inizia a trovare delle risposte ed ha la certezza di essere entrato in un mondo parallelo e decide di provare a cercare la bambina dei suoi sogni.

“«Il che vuol dire, - si chiese Tengo, - che questo è il mondo del romanzo? E che io, per qualche ragione, mi sono separato dal mondo della realtà per finire in quello della Crisalide d’aria? Come Alice caduta nella tana del coniglio? Oppure è il mondo della realtà che si è trasformato in accordo con la storia raccontata nella Crisalide d’aria? Quindi il mondo che esisteva prima- il nostro solito mondo con un un’unica luna – non esiste più da nessuna parte? Il potere dei Little People è legato a tutto questo?».”

Le vicende di questo secondo volume sono incentrate su una sera cruciale dove i nostri protagonisti vivono esperienze uniche e importantissime.

È una narrazione con una grandissima connotazione di surreale dove il mondo reale si confonde con un mondo parallelo, ci sono una concatenazione di eventi e di legami che si scoprono piano piano, è un libro che fornisce delle spiegazioni, sono convita che alla fine troveremo un bandolo della matassa ma non è immediato, è tutto graduale così ad esempio solo in questo volume (e quasi alla fine) scopriamo finalmente il contenuto de “La Crisalide d’aria” il libro diventato best seller e riscritto da Tengo e lo scopriamo perché Aomame lo legge e noi con lei. Finalmente abbiamo delle spiegazioni del mondo dei Little People, chi sono, cosa fanno e cosa vogliono: influenzano o meglio cercano di influenzare il mondo e ora il libro di Fukeari e riscritto da Tengo e divenuto best seller ne ha rivelato l’esistenza. Anche se la maggior parte delle persone pensa a un’opera di mera fantasia frutto dell’immaginazione di una ragazzina, ma noi sappiamo che quanto narrato è un parte di mondo è quel mondo 1Q84 di cui fanno parte i protagonisti e così lo sanno anche i Little People che se non possono impedire gli eventi possono però cercare di rimediare.


“Finita la lettura, Aomame, aveva la sensazione di capire perché quel romanzo fosse stato accolto così bene dal pubblico e venisse tanto letto. Che l’autrice fosse una bellissima ragazza di diciassette anni aveva senz’altro il suo peso. Ma ciò non sarebbe bastato a creare un bestseller. Il fascino del romanzo stava senza dubbio nelle descrizioni precise e piene di vita. Attraverso lo sguardo della bambina, il lettore poteva vedere in modo straordinariamente vivido il mondo che la circondava. Era la storia dell’esperienza irreale di una bambina vissuta in un mondo fuori dal comune, eppure c’era qualcosa che suscitava nel lettore un’empatia naturale, risvegliando zone assopite nel fondo della coscienza. Era per queste ragioni che le persone venivano trascinate nella lettura.
Alla sua splendida qualità letteraria probabilmente Tengo aveva contribuito in misura rilevante, ma Aomame non poteva perdersi nell’ammirazione. Doveva concentrarsi sul romanzo, mettendo a fuoco le parti in cui comparivano i Little People. Per Aomame quella era una storia reale che metteva in gioco questioni di vita o di morte. Era una sorta di manuale dal quale ricavare informazioni e conoscenze necessarie. Doveva comprendere, nel modo più preciso e concreto possibile, il significato del mondo in cui si era ritrovata a vivere.
La crisalide d’aria non era il frutto della libera fantasia di una ragazza di diciassette anni, come credevano tutti. Sebbene fossero stati cambiati molti nomi, la maggior parte di quanto veniva descritto era reale, erano esperienze che l’autrice aveva vissuto. Aomame ne era certa. Fukeari aveva riportato nel modo più esatto possibile le sue vicende personali. Perché voleva che tutti quei segreti nascosti fossero resi noti al resto del mondo. Per far conoscere al maggior numero di persone possibile l’esistenza dei Little People e di quello che stavano facendo.”

Mi viene da pensare quasi ad una sorta di lotta tra il bene e il male anche se i confini sono piuttosto labili e in questo scenario vengono coinvolti i nostri due protagonisti, Tengo e Aomame.

Altro elemento caratteristico della narrazione è il tempo dedicato agli eventi, talvolta in un riga passano settimane mentre altri aspetti vengono narrati e descritti per interi capitoli: in modo particolare la sera cruciale è descritta dettagliatamente per entrambi i protagonisti per più capitoli dove pochi momenti, un lasso di tempo breve di poche ore occupa capitoli interi, pagine e pagine: capitoli dove il tempo si dilata, quasi è sospeso, sono pagine profonde, dense di significato e riflessioni.

In questo volume secondo me è maggiore la quota di thriller e suspence, e spesso i singoli capitoli – che continuano ad essere dedicati alternativamente ai due protagonisti - si chiudono con un cliffhanger che tiene il lettore incollato alle pagine. Ora sappiamo molto di più sui protagonisti ma la domanda rimane la stessa, si incontreranno?

Ho letto e sentito dire spesso che Murakami è un autore che si ama o si odia e io contro tutte le previsioni me ne sono innamorata, apparentemente è un autore fuori dalla mia confort zone ma mi ha stregato la sua capacità di unire e miscelare reale e fantastico in modo così superbo.

Fatemi sapere nei commenti se avete letto 1Q84 e quali altri libri di Murakami mi consigliate.


venerdì 8 maggio 2026

LE SIGNORE IN NERO di MADELINE ST JOHN

TITOLO: Le signore in nero
AUTORE: Madeline St John     traduzione di: Maria Giulia Castagnone
EDITORE: Tea libri
PAGINE: 208
PREZZO: € 16
GENERE: letteratura australiana
LUOGHI VISITATI: Sydney anni '50


Le signore in nero di Madeline St John è un libro avvolgente e coinvolgente, estremamente scorrevole e godibile che ci catapulta nella vita di quattro donne nella Sydney degli anni ’50 affrontano temi (purtroppo) ancora attuali.

Lisa, Magda, Fay e Patty sono accomunate dell’essere commesse addette alla vendita di abiti da cocktail presso i grandi magazzini Goode’s, ma sono accomunate anche dall’essere donne e come tali rinchiuse dalla società entro certi stereotipi. In particolare il ruolo della donna dovrebbe essere solo quello di moglie e madre ed è lecito (socialmente accettato) che lavori solo finché nubile o tutt’al più finché non diventi madre.

È un libro che sa essere molto leggero, lo definirei una commedia molto bello ma che fa anche molto riflettere.

Abbiamo quattro protagoniste:

Lisa è una giovane ragazza che sta facendo un stage in attesa dei risultati della maturità e che sogna di andare all’università, il padre non capisce perché la figlia vuole studiare, non ne comprende l’utilità (!) nonostante sia molto brava e i colleghi si complimentano con lui. Lisa sa essere molto caparbia e determinata, ha il coraggio di mettersi in gioco e soprattutto di credere in se stessa e questo la rende forse la mia preferita.

Magda è un un po’ la pecora nera, è europea, viene definitiva come una pitonessa e infatti gestisce un reparto speciale, è sposata e vive una vita coniugale piuttosto paritaria, sogna di aprire un negozio tutto suo e con il marito organizza tante feste, è l’incarnazione dell’indipendenza e della modernità.

Patty è un giovane donna alla ricerca dell’uomo giusto o se vogliamo dell’amore, ha un passato da attrice e verrà presa sotto l’ala protettrice di Magda, che forse combina anche un incontro…

Infine Fay, sposata e desiderosa di una maternità, è intrappolata in un matrimonio deludente e il lavoro rappresenta la sua unica fonte di soddisfazione; il marito Frank è praticamente un inetto, almeno non è violento (cosa non così scontata).

Come dicevo è una lettura molto piacevole, semplice con capitoli brevi che invogliano il lettore a proseguire. Oltre alle questioni femministe emerge un aspetto che mi ha un po’ sconcertato (anche se a ben pensarci non mi stupisce) ed è una sorta di razzismo nei confronti degli europei, degli immigrati europei in Australia, ma vorrei dire gli australiani da dove vengono? Lo si nota in particolare nei confronti di Magda e dei suoi amici.

Voglio leggere altro di questa autrice che sa coinvolgere pur restando ‘leggera’, ho letto che le vicende sono vagamente ispirate alla sua esperienza (soprattutto la voglia di indipendenza ed emancipazione di Lisa).

“«Fay mi ha appena detto che hai superato brillantemente gli esami», disse Miss Jacob in tono pratico. «È vero? Non mi sorprende affatto. Immagino che non sarà una sorpresa neanche per te. Sei una ragazza sveglia, l’ho capito subito. È un piacere lavorare con te e mi dispiacerà quando te ne andrai. Frequenterai l’università, ovviamente. È logico. Una ragazza intelligente è una delle meraviglie del creato, non dimenticarlo mai. Tutti si aspettano che gli uomini siano in gamba e che le ragazze siano stupide o semplicemente delle sciocchine, pochissime lo sono, anche se molte si comportano come se lo fossero solo per far piacere ai maschi. Ma tu va’ per la tua strada, continua a comportarti da ragazza in gamba quale sei e fa’ vedere a tutti quel che vali. È la cosa migliore che puoi fare, tu e tutte le altre che popolano questa città e il vasto mondo. Be’ a questo punto non ci resta che continuare a vendere qualche abito da cocktail, non ti pare? Su diamoci da fare».”


Fatemi sapere se lo avete letto e cos’altro mi consigliate di St John. Vi aspetto nei commenti.


venerdì 24 aprile 2026

LA STRADA di CORMAC McCARTHY

TITOLO: La strada
AUTORE: Cormac McCarthy         traduzione di: Martina Testa
EDITORE: Einaudi (collana Super ET)
PAGINE: 220
PREZZO: € 13
GENERE: letteratura americana, distopico
LUOGHI VISITATI: futuro distopico/post apocalittico


La strada di Cormac McCarthy è un libro estraniante, doloroso, profondo e disturbante, in una parola dannatamente tosto!

“Quando ci fu luce a sufficienza per usare il binocolo ispezionò la valle sottostante. Tutto sfumava nell’oscurità. La cenere si sollevava leggera in lenti mulinelli sopra l’asfalto. Studiò quel poco che riusciva a vedere. I tratti di strada laggiù fra gli alberi morti. In cerca di qualche traccia di colore. Un movimento. Un filo di fumo. Abbassò il binocolo e si tirò giù la mascherina di cotone dal viso, si asciugò il naso con il polso e riprese a scrutare la zona circostante. Poi rimase seduto lì con il binocolo in mano a guardare la luce cinerea del giorno che si rapprendeva sopra la terra. Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia.”

Seguiamo le vicende di un padre e un figlio, soli, in viaggio verso sud, verso luoghi più caldi dove forse sarà più facile (soppra)vivere. Siamo in un mondo distopico, post apocalittico (molto ben rappresentato dall’immagine di copertina) freddo, grigio, buio, dove tutto o quasi è bruciato, devastato, abbandonato. Sicuramente ci sono altri uomini in giro e anche per questo devono costantemente guardarsi le spalle, l’empatia e la solidarietà sono rarissime se non estinte come tutti gli animali e le piante. Ci sono molte persone cattive in giro, bande, organizzazioni armate che cacciano altri uomini per farli schiavi e nutrirsene ad esempio ma anche altri disperati. È un mondo durissimo, dove vige la legge del più forte, dove è in gioco la sopravvivenza stessa e si fa di tutto pur di vivere un giorno in più. Tutto sommato non mi sento di condannare o biasimare i “cattivi”: o muori tu o muoio io. È un libro che porta sicuramente a riflettere su cosa faremmo noi? Cosa farei io in una situazione del genere? Sceglierei di vivere oppure no? E in caso affermativo con quali mezzi e modalità?

Al mattino si svegliò, si rigirò nella coperta e guardò fra gli alberi verso la strada nella direzione da cui erano venuti appena in tempo per veder comparire una schiera di persone che avanzavano in fila per quattro. Indossavano vestiti di ogni tipo, ma tutti portavano una sciarpa rossa al collo. Rossa o arancione, quanto di più vicino al rosso erano riusciti a trovare. Poggiò la mano sulla testa del bambino. Shh, disse.
Papà, cosa c’è?
Gente che passa sulla strada. Tu stai giù. Non guardare.
Niente fumo dal fuoco ormai spento. Il carrello ben nascosto. L’uomo si appiattì al suolo e rimase a spiare da sopra gli avanbracci. Un esercito di scarpe da ginnastica che avanzava incespicando. In mano pezzi di tubo lunghi un metro avvolti in strisce di cuoio, assicurati al polso con un cordoncino. Dentro alcuni di questi tubi scorrevano catene che avevano all’estremità corpi contundenti di ogni tipo. Passarono sferragliando, con l’andatura dondolante dei giocattoli a molla. Barbuti, l’alito che evaporava attraverso le mascherine. Shh, disse l’uomo. Shh. La falange che seguiva i primi era armata di aste o lance guarnite di nastri, le lunghe lame ricavate da sospensioni di camion rimodellate sull’incudine di qualche rozza fucina più a nord. Il bambino era steso con la testa fra le braccia, terrorizzato. Passarono a poco più di cinquanta metri di distanza da loro facendo vibrare il terreno. Pestando forte i piedi. Di seguito venivano una serie di carri trainati da schiavi in catene, carichi del bottino di guerra, e dopo ancora le donne, forse una dozzina, alcune incinte, e infine, di scorta, un gruppetto di catamiti, troppo poco coperti per quel freddo, dotati di collare e aggiogati insieme. Sfilarono gli uni dopo gli altri. Loro due rimasero in ascolto.
Papà, se ne sono andati?
Sì, se ne sono andati.
Li hai visti?
Sì.
Erano i cattivi?
Sì, erano i cattivi.
Ce ne sono tanti di questi cattivi.
Sì, infatti. Ma se ne sono andati.
Si alzarono e si ripulirono, ascoltando il silenzio tutto intorno.
Dove vanno, papà?
Non lo so. Ma si stanno spostando. Non è un buon segno.
Perché non è un buon segno.
Non è un buon segno, punto e basta. Dobbiamo dare un’occhiata alla cartina.”

 

La narrazione è molto particolare anzitutto il romanzo è suddiviso esclusivamente in paragrafi (non ci sono capitoli), con frasi tendenzialmente corte e molto corte. E viene fatto un uso particolare della punteggiatura soprattutto per i dialoghi che si caratterizzano per l’assenza di punteggiatura introduttiva come le virgolette: sono semplicemente frasi o spesso affermazioni che si susseguono. Se da un lato non sono facilissimi da seguire (io sono dovuta tornare indietro più volte e magari anche scrivere vicino/tenere traccia di chi stesse parlando perché trattandosi per lo più di botta e risposta a monosillabi quando sono più lunghi diventa più complesso seguirli, ma magari è solo un problema mio) dall’altro ciò rende la narrazione estremante fluida e scorrevole. La scrittura è cruda, diretta, essenziale, non descrittiva (pur fornendoci il quadro completo di quello che dobbiamo sapere), tragica.

Altra particolarità è che i protagonisti non hanno nomi o perlomeno noi non li conosciamo, ci vengono indicati sempre come padre e figlio oppure uomo e bambino, quindi una narrazione di estremamente apersonale, asettica mi viene da dire ma ciononostante in grado di creare un’empatia molto profonda con il lettore (o perlomeno io sono entrata moltissimo in empatia). E in generale non ci sono nomi di luoghi specifici, se non il pianeta terra.

“Arrivati qui dobbiamo attraversare un ponte. A occhio e croce saranno una dozzina di chilometri. Questo è il fiume. Scorre verso est. Noi dobbiamo seguire la strada da questa parte, lungo il versante orientale delle montagne. Le nostre strade sono queste qui, segnate in nero. Le strade statali.
Perché si chiamano statali?
Perché una volta erano di proprietà degli stati. Di quelli che all’epoca si chiamavano stati.
E adesso di stati non ce ne sono più?
No.
Che fine hanno fatto?
Non lo so di preciso. È una bella domanda.
Ma le strade ci sono ancora.
Sì. Almeno per un po’.
Per un po’ quanto?
Non lo so. Magari per un bel pezzo. Quelle è impossibile sradicarle, quindi dovrebbero restare al loro posto per un bel pezzo.
Ma non ci passeranno più le macchine e i camion.
No.
Ok.
Sei pronto?
Il bambino annuì. Si asciugò il naso sulla manica e si mise in spalla il piccolo zaino, l’uomo ripiegò i pezzi di cartina e si alzò e il bambino lo seguì fra gli spuntoni grigi degli alberi fino alla strada.”

 

Il mondo in cui la storia è ambientata è un modo post apocalittico ma il mondo di partenza era un modo uguale al nostro o forse è meglio dire il nostro, è poi successo qualcosa (che non sappiamo) che ha portato alla situazione del presente narrativo, ci sono vari accenni ai cambiamenti del mondo – nei rari momenti di ricordo dell’uomo/padre – forse delle guerre, dei massacri delle lotte di qualche tipo tra uomini, tra i sopravvissuti alle prime catastrofi. Saranno rimasti dei buoni?

“Secondo te quanta gente c’è ancora viva?
Nel mondo?
Nel mondo. Sì.
Non lo so. Fermiamoci a riposare.
Ok.
Mi stai facendo stancare.
Ok.
Si sedettero tra i loro fagotti.
Papà, per quanto tempo possiamo restare qui?
Me l’hai già chiesto.
Lo so.
Vedremo.
Quindi non molto.
Probabilmente no.
Il bambino si mise a bucherellare la sabbia con le dita fino a che non ebbe formato un cerchio tutto attorno a sé. L’uomo lo guardava. Non lo so quanta gente è rimasta, disse. Secondo me non moltissima.
Già. Il bambino si strinse la coperta attorno alle spalle e guardò verso la spiaggia grigia e deserta.
Cosa c’è?, disse l’uomo.
Niente.
No. Dimmi.
Potrebbero esserci delle persone vive in qualche altro posto.
Cioè dove?
Non lo so. In qualunque posto.
Intendi fuori dalla terra?
Sì.
Non credo. Non si può vivere da nessun’altra parte.
Neanche se fossero riusciti ad arrivarci?
No.
Il bambino distolse lo sguardo.
Cosa c’è?, disse l’uomo.
Il bambino scosse la testa. Non so cosa ci stiamo a fare qui, disse.
L’uomo stava per rispondere. Ma poi non lo fece. Dopo un po’ disse: Ce ne sono di persone. Ce ne sono, e noi le troveremo. Vedrai.”

Altro punto di riflessione molto importante è come siamo arrivati a questo mondo? Non ci sono spiegazioni ma solo (incidentali) descrizioni del paesaggio circostante, degli accenni a tempeste di fuoco di qualche tipo che hanno bruciato e carbonizzato tutto al loro passaggio, talvolta sciogliendo cose e persone (non sappiamo cosa possano averle causate ma potremmo ragionarci: meteoriti? Bombe atomiche? Giusto per citare le cose più ovvie, e il pensiero agli effetti dell’atomica è la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo). È vero non sappiamo cosa è successo ma per come il mondo sta andando oggi (e anche qui per citare le cose più ovvie: guerre, cambiamenti climatici, zero rispetto per l’ambiente) nel lungo termine non posso escludere che potremmo arrivarci.

È una lettura molto forte, straziante, non vedevo l’ora di arrivare alla fine sia per vedere come vanno le cose sia perché era proprio pesante, dopo le sessioni di lettura avevo bisogno di cose leggere, di frivolezze per risollevarmi in qualche modo il morale, per staccare la testa per compensare la pesantezza (in senso positivo, l’importanza, la potenza) di queste pagine. È un libro che ricordo benissimo a distanza di anni, dove la mente continua a ritornare.

“Si voltò a guardare il bambino. Forse per la prima volta, capì che ai suoi occhi lui era un alieno. Un essere venuto da un pianeta che non esisteva più. Le storie che raccontava erano sospette. Non poteva ricostruire il mondo perduto per compiacerlo senza trasmettergli anche il dolore della perdita, e pensò che forse il bambino lo sapeva meglio di lui. Cercò di mettere a fuoco il sogno ma non ci riuscì. Ne conservava solo la sensazione. Forse quelle creature erano venute per metterlo in guardia. Su cosa? Sul fatto che non poteva riaccendere nel cuore del bambino ciò che era ormai cenere nel suo. Anche ora, una parte di lui rimpiangeva di aver trovato quel rifugio. Una parte di lui continuava a desiderare la fine.”

Sicuramente voglio leggere altro di McCarthy ho già in libreria Meridiano di Sangue, mi è parso di capire che la cifra stilistica sia la scrittura cruda e diretta ma che poi abbia spaziato molto nei generi ad esempio il citato Meridiano di sangue è un western.

Come accennato prima il plus di questo libro è la copertina che è bellissima e molto emblematica di questo mondo post apocalittico, tutto grigio, secco, pieno di fumo e fumoso dove ritroviamo i segni della civiltà, della nostra civiltà moderna, sbiaditi, scoloriti, abbandonati.

È una lettura che consiglio, seppur non semplicissima soprattutto dal lato emotivo che porta a riflettere molto sia su cosa faremmo noi sia su come si è arrivati a questo punto.

Fatemi sapere se lo avete letto. Vi aspetto nei commenti.


venerdì 17 aprile 2026

JUMPERS UN SALTO TRA GLI ANIMALI

TITOLO: JUMPERS - Un salto tra gli animali
REGISTA: Daniel Chong
SCENEGGIATURA: Jesse Andrews e Daniel Chong
DURATA: 105 minuti
GENERE: commedia - animazione
AMBIENTAZIONE: oggi


Da quanto tempo non andavo al cinema? Almeno dieci anni. Bella esperienza, anche se io preferisco la comodità del mio salotto (posso interrompere e prendere appunti). È stata la prima volta che abbiamo portato al cinema Giulia e infatti abbiamo scelto l’ultimo film d’animazione firmato Disney Pixar: Jumpers. Un salto con gli animali.

Abbiamo una storia dolce amara, protagonista la giovane Mabel che non accetta la distruzione dello stagno - dove andava sempre da piccola con la nonna - per far posto a una nuova tangenziale. Mabel è una guerriera e si batte per la sua causa con ogni mezzo che ha a disposizione, purtroppo è sola nella battaglia. Casualmente scopre un progetto scientifico sperimentale che permette agli scienziati di trasferire momentaneamente il proprio cervello, la propria coscienza all’interno di un sofisticato ed iper realistico robot (lo scopo è avvicinare gli animali per studiarli senza spaventarli). Mabel si introduce nel corpo di un castoro e va alla ricerca di questo animale per convincerli a tornare allo stagno e così salvarlo. E qui viene il bello perché si scopre un mondo animale davvero meraviglioso, vediamo il mondo animale dal corpo di un animale ma con gli occhi e la sensibilità di un umano. Il mondo dei mammiferi è governato da un castoro Re George che ha una filosofia di vita davvero bellissima e che dovremmo adottare tutti quanti: "Uomini e animali, viviamo tutti sotto lo stesso cielo".

Un mondo in cui i vari animali coesistono e cercano di vivere tranquilli e in pace nella consapevolezza che tutti devono o meglio cercano di vivere/sopravvivere e per farlo qualcuno mangia qualcun altro.

Le avventure che vive Mabel sono davvero tantissime, anzitutto gli scienziati a cui a “rubato” la strumentazione fanno di tutto per riportarla a casa, ma lei continua imperterrita per la sua strada, diciamo che il primo problema che incontriamo è che Mabel comunque resta un umano e cerca di influenzare il mondo animale e questo non è giusto/corretto neanche se guidato da fini nobili.

È una storia a tratti davvero esilarante ma che pone l’accento su aspetti molto importanti del nostro quotidiano in particolare il rispetto del mondo animale e naturale che ci circonda. Spesso noi umani pensiamo di essere superiori ma non è così.

Fatemi sapere cosa ne pensate se lo avete visto. Altrimenti vi consiglio di recuperarlo, anche se è un cartone animato non è solo per bambini anzi trovo che anche gli adulti possano trovare importanti insegnamenti e spunti di riflessione, con il plus di poter condividere la visione con i nostri piccoli.


venerdì 10 aprile 2026

LA SOVRANA LETTRICE di ALAN BENNETT

TITOLO: La sovrana lettrice
AUTORE: Alan Bennett          traduzione di: Monica Pavani
EDITORE: Adelphi (collana Gli Adelphi)
PAGINE: 95
PREZZO: € 10
GENERE: letteratura inglese
LUOGHI VISITATI: Inghilterra, corte della Regina Elisabetta II primi anni 2000




“Inseguendo l’amore si rivelò un’ottima scelta, a suo modo determinante. Se Sua Maestà si fosse orientata su un altro macigno, per esempio un romanzo giovanile di George Eliot o uno degli iniziali di Henry James, nella sua qualità di novizia avrebbe potuto scoraggiarsi per sempre e la faccenda si sarebbe chiusa lì. Avrebbe pensato che leggere era un lavoro.
Invece fin dalle prime pagine il romanzo della Mitford la coinvolse tanto che quella sera il duca, passando davanti alla sua stanza con la borsa dell’acqua calda, la sentì sbellicarsi dal ridere, e pensò bene di affacciarsi alla porta.
«Tutto bene, vecchia mia?»
«Certo. Sto leggendo.»
«Di nuovo?» E il duca se ne andò scuotendo la testa.
La mattina dopo Sua Maestà aveva il naso chiuso ed essendo libera da impegni disse che rimaneva a letto perché sentiva i primi sintomi dell’influenza. Non era da lei e non era neanche vero; ma così poteva continuare a leggere il suo libro.”
 

 

La sovrana lettrice di Alan Bennett è un libricino simpatico e divertente dove la regina Elisabetta II scopre e si innamora della lettura, dei libri e diventa una di noi: una lettrice forte. E Bennett si immagina cosa potrebbe accadere, come cambierebbe la vita della regina ma anche dei sudditi. Abbiamo una regina con pile di libri da leggere, che si porta sempre un libro in borsetta per i ‘tempi morti’ e che si annoia perché l’unica cosa che davvero desidera è tornare al suo libro.

“Stava anche scoprendo che un libro tira l’altro; ovunque si voltava si aprivano nuove porte e le giornate erano sempre troppo corte per leggere quanto avrebbe voluto.”
 

 La narrazione è scorrevole, molto divertente e ironica. L’umorismo da quello che ho capito è una cifra stilistica di Bennett. Ma oltre ad essere divertente, il sottotesto contiene anche delle riflessioni sulla vita e sulla lettura - non solo sulla “dura vita del lettore”.

Fatemi sapere se lo avete letto e cos’altro mi consigliate di questo autore. Vi aspetto nei commenti.


venerdì 27 marzo 2026

PINK POST. ANTOLOGIA DI FUMETTO FEMMINISTA a cura di ELISABETTA SEDDA

TITOLO: Pink Post. Antologia di fumetto femminista
AUTORE: a cura di Elisabetta Sedda
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 128
PREZZO: € 18
GENERE: letteratura italiana, grapich novel, letteratura femminista

Oggi parliamo di Pink Post. Antologia del fumetto femminista a cura di Elisabetta Sedda.

Come dice il sottotitolo siamo in presenza di una raccolta di grapich novel, un’antologia dove vengono raccolte nove storie grafiche di nove artiste diverse che con la propria sensibilità e mano ci raccontano a modo loro una tematica particolare. Tutti i temi sono tutti legali alla “donna” il corpo, la mente, l’istinto femminile, il piacere, la femminilità, l’essere donna e tutte le relative conseguenza, cosa succede in caso di abuso oppure quando hai il coraggio di scegliere te stessa, oppure ancora l’assenza di sorellanza.

È necessaria una precisazione importante io non sono una conoscitrice di fumetti o grapich novel e ne leggo pochissimi quindi non ho le capacità e l’esperienza per parlare (“giudicare”) ma mi baso esclusivamente sul gusto personale che in materia si sta appena appena formando.

Una lettura molto interessante e ottima anche per conoscere nuove fumettiste.

L’opera come detto è una raccolta e quindi è necessariamente eterogenea poiché abbiamo nove artiste che hanno anzitutto un diverso stile grafico e narrativo e poi naturalmente interpretano il tema assegnato a modo loro. Ma al contempo è anche un’opera coesa perché le tematiche corrispondono ad altrettanti capitoli e ogni capitolo segue la medesima struttura: abbiamo una citazione, una breve introduzione/spiegazione del tema e del fumetto e una brevissima biografia dell’autrice e poi segue appunto il fumetto.

E all’inizio troviamo un’interessante prefazione di Michela Murgia che analizza anche la narrazione del femminile in letteratura e in generale nella società.

“Per questo avere o non avere la possibilità di generare una narrazione di sé è la condizione più politica che c’è. Quando si dice che la storia la scrivono i vincitori si pensa subito alle guerre, agli sconfitti e ai troiani, alla visione militare delle cose. […] Lo sapeva perfettamente Alison Bechdel quando disegnò la famosa striscia da cui si originano i tre parametri del test*** che prende il suo nome: la storia delle donne esiste solo se ce ne sono almeno due, hanno un nome proprio e parlano tra loro di qualcosa che non siano i maschi. […] per cominciare a esistere nel nostro stesso immaginario abbiamo dovuto diventare capaci di sognarci fuori dai sogni degli uomini e cambiare completamente di prospettiva, consapevoli del fatto che per secoli ci siamo guardate l’un l’altra vedendo solo quello che avrebbe visto un uomo. Questo fanno le narrazioni: ti impongono lo sguardo sulla realtà e anche se gli occhi rimangono i tuoi, i parametri con cui osservi non ti appartengono più. […] Il risultato è che, a forza di leggere di noi stesse una storia sola, per troppo tempo ci siamo convinte che nella vita il nostro perché fosse in realtà un per chi.”

***Test di Bechdel: è un metodo utilizzato per valutare l’impatto dei personaggi femminili nelle trame delle opere di finzione

Lettura interessante anche per approfondire tematiche femministe e aprire gli occhi, anche i nostri perché spesso ignoriamo e non applichiamo la sorellanza!

Tra i miei preferiti I, VII e VIII.

Di seguito vi parlo brevemente dei 9 grapich novel senza spoiler:

 

Capitolo I – Corpo di donna – Centimetri di Sara Menetti:

Corpo di donna è dedicato in particolare alla gravidanza, che è forse il passaggio che maggiormente cambia non solo la vita ma anche il corpo di una donna. Come dice il titolo oggetto di narrazione sono i centimetri aspetto che permea e condiziona continuamente la vita delle donne dalla lunghezza di capelli e di gonne e pantaloni alle dimensioni del corpo.

Una narrazione per immagini molto bella, delicata ma efficace, i toni sono il nero e il giallo con il testo che segue un doppio binario a fondo nero per la narrazione generale e bianco per le vignette delle singole tavole.

 

Capitolo II – La mente e il sogno – Würstelini Dream di Alice Socal

Storia un po’ caotica che racconta tanto e niente: siamo nella testa della disegnatrice ma anche fuori, vengono trattati tanti temi come il cibo, il desiderio, l’affetto, la gravidanza, il desiderio di maternità, creatività e necessità di apprezzamento altrui soprattutto sui social. Si ispira un po’ alla teoria freudiana sulle donne e la loro invidia per il pene maschile.

Da un punto di vista grafico mi ha fatto pensare a un fumetto giapponese (spero di rendere l’idea anche se non ne so praticamente nulla né di fumetti né tantomeno di fumetti giapponesi) molto colorato con la presenza di questi tipo würstel o vermicelli (che imitano la forma fallica) che guardano, giudicano e commentano.

 

Capitolo III – L’istinto femminile – Pensiero di donna di Margherita Morotti

È un fumetto molto concettuale (forse quello che mi è piaciuto meno): rappresenta un gioco di bambini, un fortino dove per essere ammessi/entrare è richiesto avere ‘pensiero di donna’ e da qui mille interpretazioni e sfaccettature.

 

Capitolo IV – L’occhio giudicante – Occhio per occhio di Sara Pavan

È una storia che mostra come spesso le donne siano le prime nemiche delle donne. Abbiamo due donne, due professioniste una veterinaria e una poliziotta, che per una serie di vicissitudini si incontrano in ambito professionale, ma fin da subito noi vediamo che a predominare è il meccanismo del giudizio verso l’altra donna, anziché la sorellanza.

 

Capitolo V – La bocca – Un fatto privato di Alice Milani

La bocca dell’argomento è quell’organo che molto spesso usiamo a sproposito per giudicare, per dire sciocchezze ma che invece non usiamo per far sentire la nostra voce soprattutto quando siamo donne e abbiamo ragione, abbiamo un fatto grave da denunciare, ma preferiamo dimenticare perché sappiamo già che cosa uscirà dalla bocca degli altri e quindi la cosa più semplice è far finta di niente. La violenza sulle donne è un fatto privato un fatto da dimenticare perché diversamente incappiamo in tante bocche che invece di denunciare il fatto e/o sostenerci ci colpevolizzano. Come nella storia narrata quando l’unico modo che hai di parlare di una violenza subita è con una sconosciuta anni dopo liquidando la cosa come un tuo errore, una tua imprudenza.

 

Capitolo VI – Il cuore- Piezz’e’ core di La Tram

Una protagonista coraggiosa che ha avuto la forza di scegliere sé stessa e il proprio benessere anziché quello di un uomo e quello della madre perché lasciando il quasi marito ha deluso le aspettative materne, e pur consapevole delle conseguenze ha avuto la forza e il coraggio di fare la scelta che sentiva più giusta per sé.

 

Capitolo VII – Gli organi femminili – Destino anatomico di Silvia Rocchi

Molto immaginifico perché permette un viaggio nei luoghi comuni e falsi miti sulla sessualità femminile. La donna deve essere sempre sottomessa e se cerca risposte oppure peggio (è sarcasmo) addirittura la propria felicità finisce male, tanto che la protagonista viene fatta rinchiudere in manicomio dal marito (pratica piuttosto diffusa in passato). Una storia dolceamara e commovente ma anche un grande insegnamento, con una lettera della protagonista alle nipoti e pronipoti dove racconta la sua storia e le invita ad essere consapevoli di sé! Probabilmente il mio preferito.

Capitolo VIII – Il piacere – Mea Vulva di Cristina Portolano

La visione in grapich novel della prima descrizione del piacere femminile che risale a una monaca benedettina medievale proclamata santa. Molto interessante. Predominano il blu e il giallo senape. Viene fornita una visione lucida di un qualcosa di estremamente naturale che però nella declinazione femminile è mal visto se non condannato.

 

Capitolo IX – La femminilità – Ave di FumettiBrutti

Una sorta di monologo dove una donna racconta l’essere donna, “l’essere femmina” partendo da cosa le è stato detto/insegnato dalle amichette. È anche questo un grapich novel abbastanza concettuale dove il colore predominante è l’azzurro.

 

Fatemi sapere se lo avete letto ed eventualmente cos’altro mi consigliate di queste autrici.


venerdì 13 marzo 2026

ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO di MARCO MISSIROLI

TITOLO: Atti osceni in luogo privato
AUTORE: Marco Missiroli
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 256
PREZZO: € 11
GENERE: letteratura italiana, romanzo di formazione
LUOGHI VISITATI: Parigi e Milano dagli anni 70 in avanti



Una storia di formazione, quella di Libero Marcel che noi conosciamo dodicenne appena trasferitosi a Parigi. E con questo ragazzino che piano piano scopre sé stesso, la sessualità e il mondo, alle prese con una nuova vita, in un nuovo paese e in una nuova scuola in cui ambientarsi che cresciamo troviamo un amico, una locale vicino casa (Cafè Les Deux Magots molto particolare perché è il pub dove è ospite fisso Sartre) e naturalmente scopriamo l’amore. Con il passare del tempo arriva poi la voglia di fare qualcosa per gli altri e in particolare per i più deboli ed emarginati. Ci sarà il ritorno nella natia Milano, lo studio e il lavoro in un’osteria sui navigli e in uno studio legale.

Un libro sulla vita, sulle sue sfumature e sfaccettature, sulle scelte di ognuno di noi, sull’amore e sulle relazioni amorose e come si vive, come si evolve una persona grazie ai libri, ai film e alle persone che la circondano.

Un libro che sa essere straziante come la vita, inizia in un modo molto scanzonato e diventa poi molto più doloroso e “vero” in un modo che all’inizio non ti aspetti, ma leggendo cresci con Libero, vivi la sua vita che va avanti fino a diventare un uomo adulto.

Un romanzo di formazione e di crescita, di scoperta di sé stessi e del proprio posto nel mondo, di scoperta del proprio corpo e dalla sessualità.

È un libro dove si parla molto di libri e dell’impatto (del potere, salvifico anche) che hanno sulla vita delle persone. È in qualche modo un libro che parla anche di libri dove ogni libro che leggiamo è legato a un particolare ricordo, questo almeno ce lo abbiamo tutti noi lettori (ma come detto prima parla anche di molto altro).

Sono rimasta piacevolmente stupita, si sa che non sono una grandissima fan della letteratura italiana contemporanea non di genere, ma questo autore mi ha strabiliato e vorrei leggere altro di suo, a proposito se avete consigli sono ben accetti.

Devo dire che questo libro è protagonista di un fun fact (che prima o poi devo decidermi a farci una rubrica): lo vedevo in giro e dicevo no, non è per me, poi lo legge una ragazza che seguo su instagram e mi viene voglia di leggerlo e caso vuole che proprio in quei giorni esca la promozione Feltrinelli di due libri a 9,90 e c’è anche questo volume, lo prendo e lo leggo subito, rimanendone come detto piacevolmente stupita.

 

Vi aspetto nei commenti per sapere se lo conoscete e cos’altro mi consigliate di Missiroli.


venerdì 6 marzo 2026

DONNE CHE PARLANO di MIRIAM TOEWS

TITOLO: Donne che parlano
AUTORE: Miriam Toews         traduzione di: Maurizia Balmelli
EDITORE: Marcos y Marcos
PAGINE: 253
PREZZO: € 18 
GENERE: letteratura canadese
LUOGHI VISITATI: fittizia comunità mennonita




“Le riunioni sono state organizzate in fretta e furia […] in risposta alla strane aggressioni di cui le donne di Molotschna erano state vittime negli ultimi anni. Dal 2005, quasi ogni ragazza o donna è stata stuprata da quelli che nella colonia molti credevano essere fantasmi, o Satana, presumibilmente quale punizione per i loro peccati. Le violenze avevano luogo di notte. Mentre le famiglie dormivano, le ragazze e le donne venivano rese incoscienti con uno spray anestetico che si usa per il bestiame, ricavato dalla pianta di belladonna. L’indomani si svegliavano doloranti, stordite e spesso sanguinanti, e non capivano il perché. Ultimamente è venuto fuori che gli otto demoni responsabili degli stupri erano uomini di Molotschna in carne ed ossa, parecchi dei quali sono parenti stretti – fratelli, cugini, zii, nipoti – delle vittime.” 

 

Un libro che racconta una storia aberrante ma che non è frutto della fantasia dell’autrice ma trae spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto in una comunità mennonita della Bolivia. Inoltre la stessa Toews ha vissuto in una comunità mennonita che ha poi abbandonato al raggiungimento della maggiore età.

Immaginate una comunità religiosa mennonita, chiusa al mondo esterno ed estremamente religiosa e timorata di Dio. Immaginate che le donne di questa comunità (analfabete e prive di qualsiasi potere decisionale) si sveglino intontite, con evidenti segni di violenza e immaginate infine che la spiegazione che viene data loro è che si tratti di una punizione divina per i loro peccati oppure opera di fantasmi o altri diavoli.

Infine immaginate che si scopre che a compiere le violenze erano uomini della comunità.

Donne che parlano racconta i due giorni in cui le donne dalla comunità di Molotschna (comunità fittizia) si riuniscono nel fienile per decidere cosa fare della propria vita: o perdonano gli aggressori oppure devono lasciare la comunità. Sì, avete letto bene, loro le vittime o perdonano oppure devono andarsene non sono bene accette!

 

Trovo a dir poco aberrante il comportamento degli uomini le mogli, le figlie, le sorelle e le madri vengono narcotizzate e violentante brutalmente nel sonno: mi sta bene che credi che possa essere opera del diavolo o una punizione divina (siamo pur sempre in una comunità iper credente) ma nel momento in cui scopri che sono stati altri uomini e non uomini qualsiasi, degli estranei ma uomini della tua stessa comunità, cosa fanno? Chiedono giustizia? Li fanno cacciare? No, e poi ancora no. Vanno in città a vendere il bestiame per pagare agli aggressori la cauzione e riportarli a casa. E alle donne si chiede di perdonare oppure andarsene.

“Gli altri uomini della colonia (salvo quelli rimbambiti o decrepiti, e il sottoscritto per avvilenti ragioni) sono andati in città a pagare la cauzione per gli aggressori incarcerati, nella speranza che possano tornare a Molotschna in attesa del processo. Al loro ritorno alle donne di Molotschna verrà data l’opportunità di perdonarli, così da garantire a ciascuno il suo posto in paradiso. Se non perdonano gli uomini, dice Peters, le donne dovranno lasciare la colonia e uscire nel mondo, del quale non sanno nulla. Le donne hanno pochissimo tempo, due giorni soltanto, per organizzare la risposta.
Ieri, come mi ha raccontato Ona, le donne di Molotschna hanno votato. Le opzioni erano tre.
1. Non fare niente
2. Restare e combattere
3. Andarsene
Ogni opzione era illustrata da una figura perché le donne non sanno leggere.”

 

È una lettura che fa male.

È una lettura non facile sia per la tematica trattata (condizione femminile in generale oltre le violenze, le donne sono considerate meno delle bestie, a loro è richiesta cieca obbedienza e soggezione, non sanno leggere né scrivere, non hanno mai messo piede fuori dalla colonia) sia per la struttura narrativa e il tipo di narratore.

Quello che leggiamo è praticamente il verbale delle riunioni redatto da Epp, un uomo che fa il maestro nella comunità dove è ritornato da poco ed è considerato la pecora nera. La narrazione si concentra sui due giorni e tutto il resto lo conosciamo leggendo anche grazie alle note dello stesso Epp, inoltre i dialoghi non sono segnati da punteggiatura ma solo dalla lettera maiuscola. Devo dire che i “difetti” della narrazione (che rendono poco scorrevole la lettura) sono però congeniali all’ambientazione e alla voce narrante, alcuni concetti sono riassunti da Epp e lo dice, ad esempio quando parla di patriarcato. 

“Siamo le donne di Molotschna. L’intera colonia di Molotschna si fonda sul patriarcato (nota del traduttore: Samolmè non ha usato la parola ‘patriarcato’ l’ho inserita io al posto di un’imprecazione di origine misteriosa, più o meno traducibile con parlare con i fiori) dove le donne vivono una vita di serve mute, sottomesse e obbedienti. Bestie. Ragazzini di quattordici anni sono tenuti a impartirci ordini, a determinare i nostri destini, a votare le nostre scomuniche, a parlare ai funerali dei nostri nuovi nati mentre noi rimaniamo in silenzio, a interpretare la bibbia per noi, a guidarci nel culto, a punirci! Non siamo membri Mariche, siamo merce. (di nuovo una nota del traduttore a proposito della parola merce, situazione analoga alla precedente). Prosegue Salomè: Dopo averi consumate al punto che a trent’anni sembriamo sessantenni col grembo che si riversa letteralmente sui pavimenti impeccabili delle nostre cucine, esausto, i nostri uomini passano alle nostre figlie. E se potessero ci venderebbero tutte all’asta.”

Voglio approfondire Towes che mi è parso di capire essere una scrittrice la cui prosa spazia molto in termini di temi trattati.

A me è piaciuto moltissimo, oltre ad avermi fatto parecchio arrabbiare. Fatemi sapere se lo avete letto.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 20 febbraio 2026

FAHRENHEIT 451 di RAY BRADBURY

TITOLO: Fahrenheit 451
AUTORE: Ray Bradbury traduzione di: Giuseppe Lippi
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 210 
PREZZO: € 12
GENERE: letteratura americana, distopico
LUOGHI VISITATI: America distopica






I pompieri vanno in giro a bruciare le case di chi possiede libri invece di spegnere gli incendi.

Siamo in un mondo futuristico e ipertecnologico (tanto più che il libro è stato scritto negli anni ’50) con un sistema politico di tipo dittatoriale dove le persone non devono pensare e di conseguenza è proibito leggere e possedere libri. Lo vieta la legge ed esiste uno specifico corpo di pompieri che vanno in giro con i lanciafiamme a bruciare i libri delle persone “sovversive” che infrangono questa legge, si parla di fuochi che si fanno di notte per rendere il tutto più spettacolare. I pompieri come li conosciamo non servono perché le case sono ignifughe.

“«[…] ecco perché un libro è come un’arma carica nella casa del vicino. Brucialo, togli le munizioni all’arma. Entra nella mente dell’individuo. Chi può dire quale sarà il bersaglio di un uomo colto? Io non riuscirei a sopportarne uno neanche per un secondo. Quando le case sono diventate ignifughe, in tutto il mondo (l’altra sera avevi ragione, è successo col tempo), non c’è stato più bisogno dei pompieri per le vecchie esigenze. È stato loro assegnato un nuovo compito, quello di custodi della pace mentale, i difensori della nostra comprensibile e legittima paura di sembrare inferiori: così sono diventati censori ufficiali, giudici e giuria. Questo sei tu, Montag, e questo sono io.»”

 

È il potere politico che decide cosa va bene e cosa no, le persone devono limitarsi a vivere e ad essere felici perché non dovendo/potendo pensare sono felici, è questo quello che il potere con la sua propaganda fa credere e riesce a far credere alla maggior parte delle persone.

Se non possono leggere e pensare cosa fanno le persone? Guardano show televisivi, si imbambolano davanti a grandi schemi che forniscono tutto lo spettacolo e l’intrattenimento necessario. Ma ovviamente qualche “sovversivo” c’è.

“«… Se non vuoi che qualcuno sia politicamente scontento, non fargli sapere che la questione ha due aspetti: digliene uno soltanto e non si preoccuperà. Meglio ancora, non dirgli niente. Fagli dimenticare che esiste la guerra. Se il governo è inefficiente, ingiusto e vuole troppe tasse, è meglio che rimanga com’è piuttosto che la gente si agiti. La pace Montag. Dai alla gente concorsi a premi in cui basta conoscere le parole delle canzoni più famose, le capitali degli stati o quanto granoturco si è prodotto l’anno scorso nello Iowa. Riempila di informazioni innocue, rimpinzala di tanti ‘fatti’ e si sentirà intelligente solo perché sa le cose. Loro crederanno di pensare, avranno l’impressione del movimento anche se non si muovono affatto. E tutti saranno felici perché i fatti di quel genere non cambiano. Non dargli armi sdrucciolevoli come filosofia, sociologia o altri strumenti per collegare le cose, perché è là che si annida la malinconia. Chiunque sappia smontare una parete TV e ricostruirla, cosa che oggi la maggior parte degli uomini sa fare, è più felice di chi cerca di calcolare, misurare e risolvere l’universo, che naturalmente si rifiuta di farsi calcolare e risolvere senza aver prima trasformato l’uomo in una belva disadattata. Lo so perché ci ho provato, ma adesso ne ho abbastanza. Meglio frequentare i club e qualche festa, tenersi agli acrobati e i maghi del circo, gli spericolati e le macchine a reazione; meglio fare un giro sui moto-elicotteri e concedersi un po’ di sesso con eroina, insomma tutto quello che puoi ottenere con un riflesso automatico. Se la tragedia è cattiva, se il film non dice niente, se la commedia è vuota, dammi una scossa con la musica elettronica, con un Theremin al massimo volume: crederò che la commedia mi abbia dato un brivido, mentre è soltanto una risposta fisica alle vibrazioni. In realtà non m’interessa affatto, ma mi piace guardare uno spettacolo. Uno qualunque.»”

Il nostro protagonista è Guy Montag, un pompiere a cui il proprio lavoro inizia ad andargli stretto, è insofferente, determinante sarà l’incontro con Clarisse una giovane nuova vicina che vede in lui qualcosa di diverso e pianta definitivamente il seme della curiosità o meglio della necessità di conoscenza. Montag si chiede cosa ci sia nei libri e cercherà di scoprirlo.

È una storia piuttosto breve dove non mancano i colpi di scena ma è anche molto interessante e significativa per gli importanti spunti di riflessione che possiamo trarne. Siamo sicuri che il mondo descritto da Bradbury sia poi tanto diverso dal nostro? Non ci stiamo avvicinando pericolosamente a un sistema dove chi fa domande non è gradito? A me, purtroppo, sembra proprio di sì.

Fahrenheit 451 è un classico della letteratura distopica ed è un libro famosissimo, per me è stato il primo approccio a Ray Bradbury un autore che mi è parso di capire essere molto eclettico, ha scritto molto e di generi diversi, tra i suoi libri da sempre voglio recuperare Il popolo dell’autunno che dovrebbe essere una sorta di horror. Comunque distopici e horror che non sono proprio tra i miei generi “preferiti”.

Riuscireste a vivere in un mondo senza libri? Io no.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 6 febbraio 2026

FIRMINO di SAM SAVAGE

TITOLO: Firmino
AUTORE: Sam Savage         traduzione di: Evelina Santangelo
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 186
PREZZO: € 12
GENERE: letteratura americana
LUOGHI VISITATI: Boston anni '60




Protagonista e voce narrante Firmino, che ci racconta la sua vita e la sua grandissima passione per i libri, la lettura e la letteratura.

“Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l’avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il ‘Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi’ di Nabokov o, se non altro, di grande respiro come il tolstojano: ‘Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo’. La gente ricorda espressioni del genere anche quando del libro dimenticano tutto il resto. Comunque, a proposito di incipit, il migliore a mio avviso non può che ritenersi quello del Buon Soldato di Ford Madox Ford: ‘Questa è la storia più triste che abbia mai sentito’. L’ho letto decine di volte, ma ancora mi lascia di stucco. Ford Madox Ford è stato Un Grande.
Tutta la vita ho battagliato con la scrittura, e non c’è niente che abbia affrontato con più coraggio – sì, questa è l’espressione esatta, coraggio – degli incipit. Ho sempre pensato che, se solo fossi riuscito a scriverne uno buono, tutto il resto sarebbe venuto da sé. Immaginavo quella prima frase come una sorta di grembo semantico ricolmo di embrioni gravidi di pagine non ancora scritte, piccole pepite rilucenti di genialità ansiose di venire alla luce. Da quel vaso magnifico sarebbe stillata, diciamo goccia a goccia l’intera storia. Che delusione! Esattamente il contrario.” 

La particolarità è che il nostro protagonista è un ratto! Un ratto nato nello scantinato di un negozio di libri, che assaggia i libri per fame e poi impara a leggerli e ad amarli.

Scopriamo il mondo con Firmino, il passare del tempo, la politica e il rinnovamento della città di Boston. Pensieri e ambizioni nonché tantissime avventure e sogni ad occhi aperti di un topo. Un topo che, ad esempio, scoprirà la propria immagine e rimarrà molto deluso.

“Com’è ovvio, avevo visto i membri della mia famiglia e credo che, in realtà, avrei dovuto essere in grado di desumere il mio aspetto a partire da loro. Tuttavia, erano tali e così rilevanti le differenze tra noi che avevo pensato – mi ero voluto a ogni costo convincere, solo adesso me ne rendo conto – che fossimo diversi anche in quel senso.
In ultima analisi, vedere me stesso per la prima volta fu tutt’altra cosa che vedere semplicemente un ratto come tanti. Fu un’esperienza più personale, e più dolorosa anche. […] Non soltanto brutto, ma pure vanitoso – il che aggiungeva ridicolo al ridicolo. Me ne stavo lì, ritto, appena sbilanciato, in tutta l’evidenza inoppugnabile dei miei tratti: piccolo, tozzo, pesolo, e senza mento. Firmino: Fur-Man. Uomo-Pelo. Ridicolo. Il mento, o meglio, la sua assenza, mi addolorò in modo particolare. Per quanto, invero, questa cosa insignificant non fosse in grado di far nulla di così audace come indicare qualcosa, sembrava comunque indicare un evidente mancanza di tempra morale. Avevo l’impressione, inoltre, che quegli occhi neri, sporgenti, mi dessero un’aria ributtante, da rana. Per farla breve, era una faccia sfuggente, disonesta, inaffidabile, la faccia di un tipo meschino. Firmino il vermino. Ma questi particolari – assenza di mento, naso appuntito, denti gialli, ecc – erano irrilevanti in se stessi rispetto al risultato generale. Persino allora, quando la mia idea di bellezza non andava al di là dei disegni di Alice fatti da Tenniel, sapevo che quell’aspetto lì era brutto.” 

 

Un topo sognatore, che ama leggere, ma anche scrivere e ha una propria idea sul mondo e sulle cose del mondo. Un topo che ci insegna importanti massime filosofiche e che si immagina in azione nelle sembianze di Fred Astaire.

È un libro particolare perché abbiamo un topo in versione antropomorfizzata, ma chi ci dice che davvero gli animali non sia capaci di sensibilità uguali (se non maggiori) a quelle degli umani?

Pensa come un uomo, sogna di lavorare nella libreria che è la sua casa e conosce benissimo. È anche un essere molto solo, sarà solo per la maggior parte della sua vita anche perché fa delle scelte un po’ diverse. Sceglie di seguire la sua indole di lettore e non piegarsi a quello che “vuole la società” non fa il topo, sostanzialmente fa l’uomo, per questo è isolato rispetto ai suoi simili (che non capiscono Firmino e le sue stranezze e Firmino a sua volta guarda ai ratti quasi con disprezzo non li capisce).

 

È un’opera di fantasia che vuole essere anche un omaggio alla libreria Brattle Book Shop di George Gloss a Scollay Square dove Savage ha comprato dei libri per lui importanti e alla sua Boston. Infatti la vicenda di Firmino si intreccia con la “ricostruzione” di Scollay Square avvenuta negli anni ’60, quando l’intero quartiere storico è stato demolito e poi ricostruito.

È una lettura molto piacevole, a tratti ironica ma soprattutto malinconica. Il libro presenta anche delle illustrazioni di Firmino nello stile che vediamo già in copertina ed è anche molto citazionista, si trovano interessanti spunti per altre letture.

 

Fatemi sapere se lo avete letto. Vi aspetto nei commenti.


venerdì 30 gennaio 2026

DESTINATARIO SCONOSCIUTO di KATHERINE KRESSMANN TAYLOR

TITOLO: Destinatario sconosciuto 
AUTORE: Katherine Kressmann Taylor         traduzione di: Ada Arduini
EDITORE: Rizzoli
PAGINE: 77
PREZZO: € 10
GENERE: letteratura americana, romanzo epistolare
LUOGHI VISITATI: USA e Monaco di Baviera primi anni '30



Destinatario sconosciuto è un libricino tanto piccolo quanto sorprendente. La sorpresa deriva sia dal contenuto, la vicenda prende a un certo punto una piega quasi inaspettata (almeno per me, davo al titolo un significato completamente diverso, pensavo indicasse il cambiamento nei due amici) sia perché questo libro è stato scritto nel 1939, quindi l’autrice ha in qualche modo precorso gli eventi, ha visto lungo se vogliamo e ha saputo cogliere la deriva totalitaria e l’efferatezza del regime nazista. (noi oggi sappiamo come sono andate le cose e magari leggendo siamo portati a pensare che Kressman Taylor abbia scritto dopo).

Abbiamo due protagonisti, due amici: Martin Schulz e Max Eisenstein, vivono a San Francisco dove gestiscono una galleria d’arte che rende molto bene. Nel 1932 Martin torna in Germania con la famiglia, grazie alle entrate della galleria d’arte è praticamente un milionario, mentre Max resta a San Francisco e continua a gestire la galleria per entrambi. I loro rapporti sono uno scambio di lettere e dopo l’ascesa al potere di Hitler Max riceve da Martin notizie piuttosto preoccupanti.

Per quanto piccolo è un racconto molto intenso e drammatico. Grandissimo protagonista è l’animo umano e la sua mutevolezza, è disorientante vedere il cambiamento: si parte da un’amicizia sincera e leale e poi uno dei due diventa sostenitore del nazismo in barba agli ideali che condivideva fino a poco tempo prima con l’amico.

Kressman Taylor si è ispirata ad alcune lettere che ha visto e ne ha tratto una storia potente, disarmante di amicizia e vendetta; un racconto interamente epistolare che quasi con semplicità svela il potere delle ideologie totalitarie e della propaganda: gli effetti nefasti che possono avere sugli animi umani (ricordo che il libro è uscito prima del 1940, prima che il mondo scoprisse le atrocità del nazismo), mostra il potere dell’ideologia, dell’indottrinamento, la capacità di plasmare e modificare il pensiero di un uomo liberale che passa dallo scetticismo al fanatismo.

È un racconto magnifico che si legge in un’oretta, mi piacerebbe leggere altro di questa autrice ma non ho trovato altri libri disponibili.

Fatemi sapere se lo conoscete. Vi aspetto nei commenti