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venerdì 6 febbraio 2026

FIRMINO di SAM SAVAGE

TITOLO: Firmino
AUTORE: Sam Savage         traduzione di: Evelina Santangelo
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 186
PREZZO: € 12
GENERE: letteratura americana
LUOGHI VISITATI: Boston anni '60




Protagonista e voce narrante Firmino, che ci racconta la sua vita e la sua grandissima passione per i libri, la lettura e la letteratura.

“Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l’avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il ‘Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi’ di Nabokov o, se non altro, di grande respiro come il tolstojano: ‘Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo’. La gente ricorda espressioni del genere anche quando del libro dimenticano tutto il resto. Comunque, a proposito di incipit, il migliore a mio avviso non può che ritenersi quello del Buon Soldato di Ford Madox Ford: ‘Questa è la storia più triste che abbia mai sentito’. L’ho letto decine di volte, ma ancora mi lascia di stucco. Ford Madox Ford è stato Un Grande.
Tutta la vita ho battagliato con la scrittura, e non c’è niente che abbia affrontato con più coraggio – sì, questa è l’espressione esatta, coraggio – degli incipit. Ho sempre pensato che, se solo fossi riuscito a scriverne uno buono, tutto il resto sarebbe venuto da sé. Immaginavo quella prima frase come una sorta di grembo semantico ricolmo di embrioni gravidi di pagine non ancora scritte, piccole pepite rilucenti di genialità ansiose di venire alla luce. Da quel vaso magnifico sarebbe stillata, diciamo goccia a goccia l’intera storia. Che delusione! Esattamente il contrario.” 

La particolarità è che il nostro protagonista è un ratto! Un ratto nato nello scantinato di un negozio di libri, che assaggia i libri per fame e poi impara a leggerli e ad amarli.

Scopriamo il mondo con Firmino, il passare del tempo, la politica e il rinnovamento della città di Boston. Pensieri e ambizioni nonché tantissime avventure e sogni ad occhi aperti di un topo. Un topo che, ad esempio, scoprirà la propria immagine e rimarrà molto deluso.

“Com’è ovvio, avevo visto i membri della mia famiglia e credo che, in realtà, avrei dovuto essere in grado di desumere il mio aspetto a partire da loro. Tuttavia, erano tali e così rilevanti le differenze tra noi che avevo pensato – mi ero voluto a ogni costo convincere, solo adesso me ne rendo conto – che fossimo diversi anche in quel senso.
In ultima analisi, vedere me stesso per la prima volta fu tutt’altra cosa che vedere semplicemente un ratto come tanti. Fu un’esperienza più personale, e più dolorosa anche. […] Non soltanto brutto, ma pure vanitoso – il che aggiungeva ridicolo al ridicolo. Me ne stavo lì, ritto, appena sbilanciato, in tutta l’evidenza inoppugnabile dei miei tratti: piccolo, tozzo, pesolo, e senza mento. Firmino: Fur-Man. Uomo-Pelo. Ridicolo. Il mento, o meglio, la sua assenza, mi addolorò in modo particolare. Per quanto, invero, questa cosa insignificant non fosse in grado di far nulla di così audace come indicare qualcosa, sembrava comunque indicare un evidente mancanza di tempra morale. Avevo l’impressione, inoltre, che quegli occhi neri, sporgenti, mi dessero un’aria ributtante, da rana. Per farla breve, era una faccia sfuggente, disonesta, inaffidabile, la faccia di un tipo meschino. Firmino il vermino. Ma questi particolari – assenza di mento, naso appuntito, denti gialli, ecc – erano irrilevanti in se stessi rispetto al risultato generale. Persino allora, quando la mia idea di bellezza non andava al di là dei disegni di Alice fatti da Tenniel, sapevo che quell’aspetto lì era brutto.” 

 

Un topo sognatore, che ama leggere, ma anche scrivere e ha una propria idea sul mondo e sulle cose del mondo. Un topo che ci insegna importanti massime filosofiche e che si immagina in azione nelle sembianze di Fred Astaire.

È un libro particolare perché abbiamo un topo in versione antropomorfizzata, ma chi ci dice che davvero gli animali non sia capaci di sensibilità uguali (se non maggiori) a quelle degli umani?

Pensa come un uomo, sogna di lavorare nella libreria che è la sua casa e conosce benissimo. È anche un essere molto solo, sarà solo per la maggior parte della sua vita anche perché fa delle scelte un po’ diverse. Sceglie di seguire la sua indole di lettore e non piegarsi a quello che “vuole la società” non fa il topo, sostanzialmente fa l’uomo, per questo è isolato rispetto ai suoi simili (che non capiscono Firmino e le sue stranezze e Firmino a sua volta guarda ai ratti quasi con disprezzo non li capisce).

 

È un’opera di fantasia che vuole essere anche un omaggio alla libreria Brattle Book Shop di George Gloss a Scollay Square dove Savage ha comprato dei libri per lui importanti e alla sua Boston. Infatti la vicenda di Firmino si intreccia con la “ricostruzione” di Scollay Square avvenuta negli anni ’60, quando l’intero quartiere storico è stato demolito e poi ricostruito.

È una lettura molto piacevole, a tratti ironica ma soprattutto malinconica. Il libro presenta anche delle illustrazioni di Firmino nello stile che vediamo già in copertina ed è anche molto citazionista, si trovano interessanti spunti per altre letture.

 

Fatemi sapere se lo avete letto. Vi aspetto nei commenti.