AUTORE: Madeline St John traduzione di: Maria Giulia Castagnone
EDITORE: Tea libri
PAGINE: 208
PREZZO: € 16
GENERE: letteratura australiana
LUOGHI VISITATI: Sydney anni '50
Le signore in nero di Madeline St John è un libro avvolgente
e coinvolgente, estremamente scorrevole e godibile che ci catapulta nella vita
di quattro donne nella Sydney degli anni ’50 affrontano temi (purtroppo) ancora
attuali.
Lisa, Magda, Fay e Patty sono accomunate dell’essere
commesse addette alla vendita di abiti da cocktail presso i grandi magazzini
Goode’s, ma sono accomunate anche dall’essere donne e come tali rinchiuse dalla
società entro certi stereotipi. In particolare il ruolo della donna dovrebbe
essere solo quello di moglie e madre ed è lecito (socialmente accettato) che
lavori solo finché nubile o tutt’al più finché non diventi madre.
È un libro che sa essere molto leggero, lo definirei una
commedia molto bello ma che fa anche molto riflettere.
Abbiamo quattro protagoniste:
Lisa è una giovane ragazza che sta facendo un stage in
attesa dei risultati della maturità e che sogna di andare all’università, il
padre non capisce perché la figlia vuole studiare, non ne comprende l’utilità
(!) nonostante sia molto brava e i colleghi si complimentano con lui. Lisa sa
essere molto caparbia e determinata, ha il coraggio di mettersi in gioco e
soprattutto di credere in se stessa e questo la rende forse la mia preferita.
Magda è un un po’ la pecora nera, è europea, viene
definitiva come una pitonessa e infatti gestisce un reparto speciale, è sposata
e vive una vita coniugale piuttosto paritaria, sogna di aprire un negozio tutto
suo e con il marito organizza tante feste, è l’incarnazione dell’indipendenza e
della modernità.
Patty è un giovane donna alla ricerca dell’uomo giusto o se
vogliamo dell’amore, ha un passato da attrice e verrà presa sotto l’ala
protettrice di Magda, che forse combina anche un incontro…
Infine Fay, sposata e desiderosa di una maternità, è
intrappolata in un matrimonio deludente e il lavoro rappresenta la sua unica
fonte di soddisfazione; il marito Frank è praticamente un inetto, almeno non è
violento (cosa non così scontata).
Come dicevo è una lettura molto piacevole, semplice con
capitoli brevi che invogliano il lettore a proseguire. Oltre alle questioni
femministe emerge un aspetto che mi ha un po’ sconcertato (anche se a ben
pensarci non mi stupisce) ed è una sorta di razzismo nei confronti degli
europei, degli immigrati europei in Australia, ma vorrei dire gli australiani
da dove vengono? Lo si nota in particolare nei confronti di Magda e dei suoi
amici.
Voglio leggere altro di questa autrice che sa coinvolgere
pur restando ‘leggera’, ho letto che le vicende sono vagamente ispirate alla
sua esperienza (soprattutto la voglia di indipendenza ed emancipazione di
Lisa).
“«Fay mi ha appena detto che hai superato brillantemente gli esami», disse Miss Jacob in tono pratico. «È vero? Non mi sorprende affatto. Immagino che non sarà una sorpresa neanche per te. Sei una ragazza sveglia, l’ho capito subito. È un piacere lavorare con te e mi dispiacerà quando te ne andrai. Frequenterai l’università, ovviamente. È logico. Una ragazza intelligente è una delle meraviglie del creato, non dimenticarlo mai. Tutti si aspettano che gli uomini siano in gamba e che le ragazze siano stupide o semplicemente delle sciocchine, pochissime lo sono, anche se molte si comportano come se lo fossero solo per far piacere ai maschi. Ma tu va’ per la tua strada, continua a comportarti da ragazza in gamba quale sei e fa’ vedere a tutti quel che vali. È la cosa migliore che puoi fare, tu e tutte le altre che popolano questa città e il vasto mondo. Be’ a questo punto non ci resta che continuare a vendere qualche abito da cocktail, non ti pare? Su diamoci da fare».”
Fatemi sapere se lo avete letto e cos’altro mi consigliate
di St John. Vi aspetto nei commenti.
