AUTORE: Madeline Miller traduzione di: Marinella Magrì
EDITORE: Marsilio Editore
PAGINE: 416
PREZZO: € 14
GENERE: letteratura americana, retelling mitologico
LUOGHI VISITATI: mito greco
Circe di Madelline Miller è un retelling del mito di Circe narrato
in prima persona dalla stessa Circe.
Premetto che io il mito non lo conosco però si legge nella
nota finale che si tratta di una rielaborazione piuttosto fedele e io non posso
che fidarmi (sapevo solo essere una maga da cui si è fermato Ulisse e che
trasformasse gli uomini in maiali).
È una lettura meravigliosa e meravigliosa è la protagonista
Circe: donna caparbia determinata, non si lascia intimorire nemmeno dagli dèi e
se necessario si oppone e che alla fine riesce a fare ciò che vuole della
propria vita (cosa non scontata); è una donna che non si accontenta che conosce
i propri limiti e li accetta, da sempre ha un interesse per i mortali.
Quella di Circe è una vita governata dalle passioni e
soprattutto dalla ricerca della felicità che per molto tempo gli è stata
ingiustamente negata, deve sostanzialmente elemosinare affetto e alla fine lo troverà nei mortali ma di
mortali (così come di dèi) ce ne sono di tanti tipi e la maggior parte sono
malvagi o quantomeno irriconoscenti e frivoli (vedasi Glauco dopo la
trasformazione si dimentica subito di Circe e si crogiola nelle sue nuove
sembianze) oppure i primi marinai che accoglie che dopo aver ricevuto
ospitalità approfittano di lei e del fatto che sia sola.
Essere sola sarà la costante della sua vita per moltissimo
tempo, nel corso del tempo scoprirà cosa ne è stato delle persone o altri dèi/famigliari.
Iniziamo da un’infanzia difficile, praticamente priva di affetto, è brutta e
con una voce sgradevole o perlomeno così le dicono la madre, il padre, i
fratelli e tutte le cugine nife. Crescerà molto legata al fratello Eete ma poi
lui andrà a fondare un suo regno e l’abbandona letteralmente (si capirà poi che
non c’è mai stato davvero affetto e amore fraterno).
Incontrerà un mortale, un pescatore di nome Gluaco, Circe
decide di trasformarlo non sa ancora nulla di magia ma solo del potere di
alcuni fiori gialli che si dice essere nati dal sangue di Crono. Una volta
trasformato lui si dimentica di Circe, si crogiola nel suo nuovo stato divino e
si innamora di un’altra e Circe accecata dalla gelosia trasforma la rivale in
un mostro marino a sei teste. Quando si dice responsabile delle trasformazioni
inizialmente nessuno le crede ma poi appurato che possiede dei poteri magici
viene esiliata sull’isola di Eea, qui Circe scopre e affina le sue arti
magiche.
“In fondo che me ne sarei fatta di un seme di quercia?
L’isola ne era piena. Quello che volevo davvero era una fragola selvatica, da
far scivolare dolcemente giù per la gola irritata, e dissi proprio questo a
quel mallo bruno.
Mutò con tale rapidità che sentii il pollice affondare nel suo corpo soffice e
rosso. La fissai, poi emisi un grido di gioia, spaventando gli uccelli e
facendoli volare via dai rami.
Riportai in vita un fiore appassito. Bandii le mosche dalla mia casa. Feci
sbocciare le ciliegie fuori stagione e mutai il colore del fuoco in verde
acceso. Se Eete fosse stato con me, si sarebbe soffocato con la sua barba nel
vedere simili trucchetti domestici. Ma dal momento che non conoscevo niente,
non c’era niente che non fosse degno di me.
I miei poteri si sovrapponevano come onde. Scoprii di essere particolarmente
tagliata per l’illusionismo, evocando immagini di briciole cui i topi si
avvicinavano furtivi, inducendo i pesciolini a balzare fuori dall’acqua per
sfuggire al becco di un cormorano. Pensai più in grande: un furetto per
spaventare le talpe, un gufo per tenere alla larga i conigli. Imparai che l’ora
migliore per la raccolta era il chiaro di luna, quando oscurità e rugiada
concentravano la linfa. Appresi che cosa crescesse bene in giardino e cosa
dovesse essere lasciato nel bosco. Catturai serpenti e imparai a estrarne il
veleno dai denti. Riuscii a cavar fuori una goccia di tossina dal pungiglione
di una vespa. Curai un albero malato, uccisi un rampicante maligno con un
tocco.
Ma Eete non si era sbagliato, era la mutazione il mio dono più grande, ed era
lì che il mio pensiero continuava a tornare. Mi parai di fronte a una rosa, e
quella mutò in iris. Un intruglio versato sulle radici di un frassino lo
trasformò in un olmo. Trasmutai tuti i ciocchi da ardere in legna di cedro
perché il suo profumo riempisse ogni sera la mia casa. Catturai un’ape e ne
feci un rospo, di uno scorpione feci un topo.
Fu in quello che scoprii i limiti del mio potere. Per quanto potente fosse la
mistura, per quanto ben ordito fosse l’incantesimo, il rospo continuava a
tentare di volare, e il topo di pungere. La mutazione influenzava i corpi, non
le menti.
Allora pensai a Scilla. La sua natura di ninfa viveva ancora all’interno di
quel mostro a sei teste? Oppure le piante spuntate dal sangue degli dei avevano
attuato una vera trasformazione? Non lo sapevo. E dissi al vento: Ovunque tu
sia, spero tu stia trovando la tua soddisfazione.” Pag 92 e 93
Passa il tempo (i secoli) e incontra altre persone come
Dedalo quando viene chiamata a Creta dalla sorella Pasifae per farsi aiutare a
mettere al monto il Minotauro, e poi altri secoli dopo Ulisse. Tra i due si
instaura un profondo legame di amicizia e amore, ma poi lui deve ripartire e
lei si ritrova di nuovo sola e madre di Telegono. Dopo qualche anno Telegono vuole
andare a conoscere il padre ma le cose non vanno come sperato, Ulisse è molto
cambiato e Telegono torna a Eea con Telemaco e Penelope che cercano la
protezione di Circe. Da qui nuovi impegni di Circe fino all’epilogo molto
bello, sorprendente (per me che non conoscevo il mito).
Ho raccontato un po’ la trama per dare un’idea di cosa si
andrà a leggere ma sono stata comunque molto superficiale, inoltre per chi
conosce il mito non è nulla di nuovo.
A me è piaciuto molto il libro, il modo in cui è scritto e
raccontata la storia di Circe che come detto è il mio primo approccio perché
non sapevo praticamente nulla mi è piaciuta molto la figura di Circe con cui ho
empatizzato tanto è una donna molto coraggiosa, forte, sicura di sé,
determinata e caparbia.
Di questa autrice ho letto e amato anche quello su Achille,
so che c’è un altro suo libro Galatea edito Sonzogno che però mi è parso di
capire essere diverso da quelli che ho letto e perché molto più breve e
illustrato. Spero tanto scriva altri retelling e perché no anche altre storie.
Vi aspetto nei commenti.

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