AUTORE: a cura di Elisabetta Sedda
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 128
PREZZO: € 18
GENERE: letteratura italiana, grapich novel, letteratura femminista
Oggi parliamo di Pink Post. Antologia del fumetto femminista
a cura di Elisabetta Sedda.
Come dice il sottotitolo siamo in presenza di una raccolta
di grapich novel, un’antologia dove vengono raccolte nove storie grafiche di
nove artiste diverse che con la propria sensibilità e mano ci raccontano a modo
loro una tematica particolare. Tutti i temi sono tutti legali alla “donna” il
corpo, la mente, l’istinto femminile, il piacere, la femminilità, l’essere
donna e tutte le relative conseguenza, cosa succede in caso di abuso oppure
quando hai il coraggio di scegliere te stessa, oppure ancora l’assenza di
sorellanza.
È necessaria una precisazione importante io non sono una
conoscitrice di fumetti o grapich novel e ne leggo pochissimi quindi non ho le
capacità e l’esperienza per parlare (“giudicare”) ma mi baso esclusivamente sul
gusto personale che in materia si sta appena appena formando.
Una lettura molto interessante e ottima anche per conoscere
nuove fumettiste.
L’opera come detto è una raccolta e quindi è necessariamente
eterogenea poiché abbiamo nove artiste che hanno anzitutto un diverso stile
grafico e narrativo e poi naturalmente interpretano il tema assegnato a modo
loro. Ma al contempo è anche un’opera coesa perché le tematiche corrispondono
ad altrettanti capitoli e ogni capitolo segue la medesima struttura: abbiamo
una citazione, una breve introduzione/spiegazione del tema e del fumetto e una
brevissima biografia dell’autrice e poi segue appunto il fumetto.
E all’inizio troviamo un’interessante prefazione di Michela
Murgia che analizza anche la narrazione del femminile in letteratura e in
generale nella società.
“Per questo avere o non avere la possibilità di generare una narrazione di sé è la condizione più politica che c’è. Quando si dice che la storia la scrivono i vincitori si pensa subito alle guerre, agli sconfitti e ai troiani, alla visione militare delle cose. […] Lo sapeva perfettamente Alison Bechdel quando disegnò la famosa striscia da cui si originano i tre parametri del test*** che prende il suo nome: la storia delle donne esiste solo se ce ne sono almeno due, hanno un nome proprio e parlano tra loro di qualcosa che non siano i maschi. […] per cominciare a esistere nel nostro stesso immaginario abbiamo dovuto diventare capaci di sognarci fuori dai sogni degli uomini e cambiare completamente di prospettiva, consapevoli del fatto che per secoli ci siamo guardate l’un l’altra vedendo solo quello che avrebbe visto un uomo. Questo fanno le narrazioni: ti impongono lo sguardo sulla realtà e anche se gli occhi rimangono i tuoi, i parametri con cui osservi non ti appartengono più. […] Il risultato è che, a forza di leggere di noi stesse una storia sola, per troppo tempo ci siamo convinte che nella vita il nostro perché fosse in realtà un per chi.”
***Test di Bechdel: è un metodo utilizzato per valutare
l’impatto dei personaggi femminili nelle trame delle opere di finzione
Lettura interessante anche per approfondire tematiche
femministe e aprire gli occhi, anche i nostri perché spesso ignoriamo e non
applichiamo la sorellanza!
Tra i miei preferiti I, VII e VIII.
Di seguito vi parlo brevemente dei 9 grapich novel senza
spoiler:
Capitolo I – Corpo di donna – Centimetri di Sara Menetti:
Corpo di donna è dedicato in particolare alla gravidanza,
che è forse il passaggio che maggiormente cambia non solo la vita ma anche il
corpo di una donna. Come dice il titolo oggetto di narrazione sono i centimetri
aspetto che permea e condiziona continuamente la vita delle donne dalla
lunghezza di capelli e di gonne e pantaloni alle dimensioni del corpo.
Una narrazione per immagini molto bella, delicata ma
efficace, i toni sono il nero e il giallo con il testo che segue un doppio
binario a fondo nero per la narrazione generale e bianco per le vignette delle
singole tavole.
Capitolo II – La mente e il sogno – Würstelini Dream di Alice Socal
Storia un po’ caotica che racconta tanto e niente: siamo
nella testa della disegnatrice ma anche fuori, vengono trattati tanti temi come
il cibo, il desiderio, l’affetto, la gravidanza, il desiderio di maternità,
creatività e necessità di apprezzamento altrui soprattutto sui social. Si
ispira un po’ alla teoria freudiana sulle donne e la loro invidia per il pene
maschile.
Da un punto di vista grafico mi ha fatto pensare a un
fumetto giapponese (spero di rendere l’idea anche se non ne so praticamente
nulla né di fumetti né tantomeno di fumetti giapponesi) molto colorato con la
presenza di questi tipo würstel o vermicelli (che imitano la forma fallica) che
guardano, giudicano e commentano.
Capitolo III – L’istinto femminile – Pensiero di donna di
Margherita Morotti
È un fumetto molto concettuale (forse quello che mi è
piaciuto meno): rappresenta un gioco di bambini, un fortino dove per essere
ammessi/entrare è richiesto avere ‘pensiero di donna’ e da qui mille
interpretazioni e sfaccettature.
Capitolo IV – L’occhio giudicante – Occhio per occhio di
Sara Pavan
È una storia che mostra come spesso le donne siano le prime
nemiche delle donne. Abbiamo due donne, due professioniste una veterinaria e
una poliziotta, che per una serie di vicissitudini si incontrano in ambito
professionale, ma fin da subito noi vediamo che a predominare è il meccanismo
del giudizio verso l’altra donna, anziché la sorellanza.
Capitolo V – La bocca – Un fatto privato di Alice Milani
La bocca dell’argomento è quell’organo che molto spesso
usiamo a sproposito per giudicare, per dire sciocchezze ma che invece non
usiamo per far sentire la nostra voce soprattutto quando siamo donne e abbiamo
ragione, abbiamo un fatto grave da denunciare, ma preferiamo dimenticare perché
sappiamo già che cosa uscirà dalla bocca degli altri e quindi la cosa più
semplice è far finta di niente. La violenza sulle donne è un fatto privato un
fatto da dimenticare perché diversamente incappiamo in tante bocche che invece
di denunciare il fatto e/o sostenerci ci colpevolizzano. Come nella storia
narrata quando l’unico modo che hai di parlare di una violenza subita è con una
sconosciuta anni dopo liquidando la cosa come un tuo errore, una tua
imprudenza.
Capitolo VI – Il cuore- Piezz’e’ core di La Tram
Una protagonista coraggiosa che ha avuto la forza di
scegliere sé stessa e il proprio benessere anziché quello di un uomo e quello
della madre perché lasciando il quasi marito ha deluso le aspettative materne,
e pur consapevole delle conseguenze ha avuto la forza e il coraggio di fare la
scelta che sentiva più giusta per sé.
Capitolo VII – Gli organi femminili – Destino anatomico di
Silvia Rocchi
Molto immaginifico perché permette un viaggio nei luoghi
comuni e falsi miti sulla sessualità femminile. La donna deve essere sempre
sottomessa e se cerca risposte oppure peggio (è sarcasmo) addirittura la
propria felicità finisce male, tanto che la protagonista viene fatta
rinchiudere in manicomio dal marito (pratica piuttosto diffusa in passato). Una
storia dolceamara e commovente ma anche un grande insegnamento, con una lettera
della protagonista alle nipoti e pronipoti dove racconta la sua storia e le invita
ad essere consapevoli di sé! Probabilmente il mio preferito.
Capitolo VIII – Il piacere – Mea Vulva di Cristina Portolano
La visione in grapich novel della prima descrizione del
piacere femminile che risale a una monaca benedettina medievale proclamata
santa. Molto interessante. Predominano il blu e il giallo senape. Viene fornita
una visione lucida di un qualcosa di estremamente naturale che però nella
declinazione femminile è mal visto se non condannato.
Capitolo IX – La femminilità – Ave di FumettiBrutti
Una sorta di monologo dove una donna racconta l’essere
donna, “l’essere femmina” partendo da cosa le è stato detto/insegnato dalle
amichette. È anche questo un grapich novel abbastanza concettuale dove il
colore predominante è l’azzurro.
Fatemi sapere se lo avete letto ed eventualmente cos’altro
mi consigliate di queste autrici.

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