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venerdì 27 marzo 2026

PINK POST. ANTOLOGIA DI FUMETTO FEMMINISTA a cura di ELISABETTA SEDDA

TITOLO: Pink Post. Antologia di fumetto femminista
AUTORE: a cura di Elisabetta Sedda
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 128
PREZZO: € 18
GENERE: letteratura italiana, grapich novel, letteratura femminista

Oggi parliamo di Pink Post. Antologia del fumetto femminista a cura di Elisabetta Sedda.

Come dice il sottotitolo siamo in presenza di una raccolta di grapich novel, un’antologia dove vengono raccolte nove storie grafiche di nove artiste diverse che con la propria sensibilità e mano ci raccontano a modo loro una tematica particolare. Tutti i temi sono tutti legali alla “donna” il corpo, la mente, l’istinto femminile, il piacere, la femminilità, l’essere donna e tutte le relative conseguenza, cosa succede in caso di abuso oppure quando hai il coraggio di scegliere te stessa, oppure ancora l’assenza di sorellanza.

È necessaria una precisazione importante io non sono una conoscitrice di fumetti o grapich novel e ne leggo pochissimi quindi non ho le capacità e l’esperienza per parlare (“giudicare”) ma mi baso esclusivamente sul gusto personale che in materia si sta appena appena formando.

Una lettura molto interessante e ottima anche per conoscere nuove fumettiste.

L’opera come detto è una raccolta e quindi è necessariamente eterogenea poiché abbiamo nove artiste che hanno anzitutto un diverso stile grafico e narrativo e poi naturalmente interpretano il tema assegnato a modo loro. Ma al contempo è anche un’opera coesa perché le tematiche corrispondono ad altrettanti capitoli e ogni capitolo segue la medesima struttura: abbiamo una citazione, una breve introduzione/spiegazione del tema e del fumetto e una brevissima biografia dell’autrice e poi segue appunto il fumetto.

E all’inizio troviamo un’interessante prefazione di Michela Murgia che analizza anche la narrazione del femminile in letteratura e in generale nella società.

“Per questo avere o non avere la possibilità di generare una narrazione di sé è la condizione più politica che c’è. Quando si dice che la storia la scrivono i vincitori si pensa subito alle guerre, agli sconfitti e ai troiani, alla visione militare delle cose. […] Lo sapeva perfettamente Alison Bechdel quando disegnò la famosa striscia da cui si originano i tre parametri del test*** che prende il suo nome: la storia delle donne esiste solo se ce ne sono almeno due, hanno un nome proprio e parlano tra loro di qualcosa che non siano i maschi. […] per cominciare a esistere nel nostro stesso immaginario abbiamo dovuto diventare capaci di sognarci fuori dai sogni degli uomini e cambiare completamente di prospettiva, consapevoli del fatto che per secoli ci siamo guardate l’un l’altra vedendo solo quello che avrebbe visto un uomo. Questo fanno le narrazioni: ti impongono lo sguardo sulla realtà e anche se gli occhi rimangono i tuoi, i parametri con cui osservi non ti appartengono più. […] Il risultato è che, a forza di leggere di noi stesse una storia sola, per troppo tempo ci siamo convinte che nella vita il nostro perché fosse in realtà un per chi.”

***Test di Bechdel: è un metodo utilizzato per valutare l’impatto dei personaggi femminili nelle trame delle opere di finzione

Lettura interessante anche per approfondire tematiche femministe e aprire gli occhi, anche i nostri perché spesso ignoriamo e non applichiamo la sorellanza!

Tra i miei preferiti I, VII e VIII.

Di seguito vi parlo brevemente dei 9 grapich novel senza spoiler:

 

Capitolo I – Corpo di donna – Centimetri di Sara Menetti:

Corpo di donna è dedicato in particolare alla gravidanza, che è forse il passaggio che maggiormente cambia non solo la vita ma anche il corpo di una donna. Come dice il titolo oggetto di narrazione sono i centimetri aspetto che permea e condiziona continuamente la vita delle donne dalla lunghezza di capelli e di gonne e pantaloni alle dimensioni del corpo.

Una narrazione per immagini molto bella, delicata ma efficace, i toni sono il nero e il giallo con il testo che segue un doppio binario a fondo nero per la narrazione generale e bianco per le vignette delle singole tavole.

 

Capitolo II – La mente e il sogno – Würstelini Dream di Alice Socal

Storia un po’ caotica che racconta tanto e niente: siamo nella testa della disegnatrice ma anche fuori, vengono trattati tanti temi come il cibo, il desiderio, l’affetto, la gravidanza, il desiderio di maternità, creatività e necessità di apprezzamento altrui soprattutto sui social. Si ispira un po’ alla teoria freudiana sulle donne e la loro invidia per il pene maschile.

Da un punto di vista grafico mi ha fatto pensare a un fumetto giapponese (spero di rendere l’idea anche se non ne so praticamente nulla né di fumetti né tantomeno di fumetti giapponesi) molto colorato con la presenza di questi tipo würstel o vermicelli (che imitano la forma fallica) che guardano, giudicano e commentano.

 

Capitolo III – L’istinto femminile – Pensiero di donna di Margherita Morotti

È un fumetto molto concettuale (forse quello che mi è piaciuto meno): rappresenta un gioco di bambini, un fortino dove per essere ammessi/entrare è richiesto avere ‘pensiero di donna’ e da qui mille interpretazioni e sfaccettature.

 

Capitolo IV – L’occhio giudicante – Occhio per occhio di Sara Pavan

È una storia che mostra come spesso le donne siano le prime nemiche delle donne. Abbiamo due donne, due professioniste una veterinaria e una poliziotta, che per una serie di vicissitudini si incontrano in ambito professionale, ma fin da subito noi vediamo che a predominare è il meccanismo del giudizio verso l’altra donna, anziché la sorellanza.

 

Capitolo V – La bocca – Un fatto privato di Alice Milani

La bocca dell’argomento è quell’organo che molto spesso usiamo a sproposito per giudicare, per dire sciocchezze ma che invece non usiamo per far sentire la nostra voce soprattutto quando siamo donne e abbiamo ragione, abbiamo un fatto grave da denunciare, ma preferiamo dimenticare perché sappiamo già che cosa uscirà dalla bocca degli altri e quindi la cosa più semplice è far finta di niente. La violenza sulle donne è un fatto privato un fatto da dimenticare perché diversamente incappiamo in tante bocche che invece di denunciare il fatto e/o sostenerci ci colpevolizzano. Come nella storia narrata quando l’unico modo che hai di parlare di una violenza subita è con una sconosciuta anni dopo liquidando la cosa come un tuo errore, una tua imprudenza.

 

Capitolo VI – Il cuore- Piezz’e’ core di La Tram

Una protagonista coraggiosa che ha avuto la forza di scegliere sé stessa e il proprio benessere anziché quello di un uomo e quello della madre perché lasciando il quasi marito ha deluso le aspettative materne, e pur consapevole delle conseguenze ha avuto la forza e il coraggio di fare la scelta che sentiva più giusta per sé.

 

Capitolo VII – Gli organi femminili – Destino anatomico di Silvia Rocchi

Molto immaginifico perché permette un viaggio nei luoghi comuni e falsi miti sulla sessualità femminile. La donna deve essere sempre sottomessa e se cerca risposte oppure peggio (è sarcasmo) addirittura la propria felicità finisce male, tanto che la protagonista viene fatta rinchiudere in manicomio dal marito (pratica piuttosto diffusa in passato). Una storia dolceamara e commovente ma anche un grande insegnamento, con una lettera della protagonista alle nipoti e pronipoti dove racconta la sua storia e le invita ad essere consapevoli di sé! Probabilmente il mio preferito.

Capitolo VIII – Il piacere – Mea Vulva di Cristina Portolano

La visione in grapich novel della prima descrizione del piacere femminile che risale a una monaca benedettina medievale proclamata santa. Molto interessante. Predominano il blu e il giallo senape. Viene fornita una visione lucida di un qualcosa di estremamente naturale che però nella declinazione femminile è mal visto se non condannato.

 

Capitolo IX – La femminilità – Ave di FumettiBrutti

Una sorta di monologo dove una donna racconta l’essere donna, “l’essere femmina” partendo da cosa le è stato detto/insegnato dalle amichette. È anche questo un grapich novel abbastanza concettuale dove il colore predominante è l’azzurro.

 

Fatemi sapere se lo avete letto ed eventualmente cos’altro mi consigliate di queste autrici.


venerdì 13 marzo 2026

ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO di MARCO MISSIROLI

TITOLO: Atti osceni in luogo privato
AUTORE: Marco Missiroli
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 256
PREZZO: € 11
GENERE: letteratura italiana, romanzo di formazione
LUOGHI VISITATI: Parigi e Milano dagli anni 70 in avanti



Una storia di formazione, quella di Libero Marcel che noi conosciamo dodicenne appena trasferitosi a Parigi. E con questo ragazzino che piano piano scopre sé stesso, la sessualità e il mondo, alle prese con una nuova vita, in un nuovo paese e in una nuova scuola in cui ambientarsi che cresciamo troviamo un amico, una locale vicino casa (Cafè Les Deux Magots molto particolare perché è il pub dove è ospite fisso Sartre) e naturalmente scopriamo l’amore. Con il passare del tempo arriva poi la voglia di fare qualcosa per gli altri e in particolare per i più deboli ed emarginati. Ci sarà il ritorno nella natia Milano, lo studio e il lavoro in un’osteria sui navigli e in uno studio legale.

Un libro sulla vita, sulle sue sfumature e sfaccettature, sulle scelte di ognuno di noi, sull’amore e sulle relazioni amorose e come si vive, come si evolve una persona grazie ai libri, ai film e alle persone che la circondano.

Un libro che sa essere straziante come la vita, inizia in un modo molto scanzonato e diventa poi molto più doloroso e “vero” in un modo che all’inizio non ti aspetti, ma leggendo cresci con Libero, vivi la sua vita che va avanti fino a diventare un uomo adulto.

Un romanzo di formazione e di crescita, di scoperta di sé stessi e del proprio posto nel mondo, di scoperta del proprio corpo e dalla sessualità.

È un libro dove si parla molto di libri e dell’impatto (del potere, salvifico anche) che hanno sulla vita delle persone. È in qualche modo un libro che parla anche di libri dove ogni libro che leggiamo è legato a un particolare ricordo, questo almeno ce lo abbiamo tutti noi lettori (ma come detto prima parla anche di molto altro).

Sono rimasta piacevolmente stupita, si sa che non sono una grandissima fan della letteratura italiana contemporanea non di genere, ma questo autore mi ha strabiliato e vorrei leggere altro di suo, a proposito se avete consigli sono ben accetti.

Devo dire che questo libro è protagonista di un fun fact (che prima o poi devo decidermi a farci una rubrica): lo vedevo in giro e dicevo no, non è per me, poi lo legge una ragazza che seguo su instagram e mi viene voglia di leggerlo e caso vuole che proprio in quei giorni esca la promozione Feltrinelli di due libri a 9,90 e c’è anche questo volume, lo prendo e lo leggo subito, rimanendone come detto piacevolmente stupita.

 

Vi aspetto nei commenti per sapere se lo conoscete e cos’altro mi consigliate di Missiroli.


venerdì 10 ottobre 2025

IL DOTTOR JEKYLL E MR. HYDE di ROBERT LOUIS STEVENSON

TITOLO: Il dottor Jekyll e Mr. Hyde
AUTORE: Robert Louis Stevenson    traduzione di: Barbara Lanati
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 128
PREZZO: € 8,50
GENERE: letteratura inglese, classico
LUOGHI VISITATI: Londra fine '800



Il dottor Jekyll e Mr Hyde è un classico della letteratura che si presta a molte interpretazioni e letture. E come spesso mi accade in questi casi faccio fatica a parlarne.

Mi sono approcciata alla lettura senza saperne nulla se non la proverbiale dicotomia dott. Jeckyll e Mr Hyde come modo per indicare una doppia faccia di una medaglia.

Si tratta di un racconto lungo con un crescendo continuo di tensione - quasi un’ansia - man mano che si procede nella lettura e tantissima curiosità di vedere il mistero che si cela dietro.

Perché alla base della storia c’è una sorta di mistero. Protagonista è l’avvocato Mr Utterson che non riesce a capacitarsi, a capire le ragioni che hanno spinto il suo caro amico dott. Jeckyll a fare testamento/dettare disposizioni molto favorevoli verso Mr Hyde. Un uomo molto oscuro, ambiguo e da quello che Utterson sente in giro anche molto crudele, malvagio che da qualche tempo è comparso sulla scena ed è stato preso da Jeckyll sotto la propria ala protettrice. A rendere ancor più misteriosa la cosa è la reticenza di Jeckyll verso l’amico Utterson. Alla fine tutto viene svelato ed è molto inquietante.

Perché come dicevo all’inizio, ormai è proverbiale utilizzare la dicotomia Dott. Jeckyll e Mr Hyde per riferirsi a qualcosa di doppio, e la storia narrata in questo libro offre uno spunto di riflessione molto interessante per cui i critici e gli studiosi hanno scritto pagine e pagine di riflessioni. La mia edizione, che è Feltrinelli, offre un apparato introduttivo dettagliato che penso possa essere molto interessante ma che io ho saltato dopo poche pagine perché avevo voglia di leggere e basta.

È una lettura perfetta per la spooky season trattandosi di un racconto lungo dalla vibes gotiche e horror; inoltre è estremamente godibile e si legge con facilità. La curiosità è che ambientato a Londra a fine ‘800 che è lo stesso periodo in cui la capitale inglese era terrorizzata dai delitti di Jack Lo Squartatore.

È il primo libro di Stevenson che leggo e mi è piaciuto molto, sono molto curiosa di approfondire questo autore anche se da quello che ho capito questo racconto così gotico e horror sia un po’ un’eccezione rispetto alla sua produzione. Di suo voglio assolutamente recuperare L’isola del tesoro per la presenza del personaggio di Long John Silver di cui ho letto nei retelling di Larsson. Stevenson inoltre mi affascina come autore e come persona perché ho letto essere un po’ la pecora nera della famiglia, tutti ingegneri e architetti che costruivano fari in giro per il mondo e lui invece fa lo scrittore.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 18 luglio 2025

IL CALAMARO GIGANTE DI FABIO GENOVESI

TITOLO: Il calamaro gigante
AUTORE: Fabio Genovesi
EDITORE:  Feltrinelli
PAGINE: 144
PREZZO: € 10
GENERE: letteratura italiana
LUOGHI VISITATI: il mare alla ricerca del calamaro gigante o mitologico Kraken





Cercate una lettura fresca, divertente, estiva, leggera ma anche molto interessante e istruttiva? Ho il libro giusto: Il calamaro gigante di Fabio Genovesi.

Una scrittura leggera, ironica, divertente che racconta, attraverso capitoli brevi dove si mescola tutto quanto, le storie legate al calamaro gigante con altre personali, autobiografiche dall’autore o comunque presentate come tali. Senza perdere la sua semplicità e colloquialità ci sono - oltre a tantissime curiosità -importanti spunti di riflessione, diventando a tratti quasi “filosofico” e ci sono anche alcune storie commoventi (almeno per me come quella della nonna Giuseppina).

Protagonista indiscusso è il calamaro gigante di cui ad oggi ancora sappiamo molto poco e che è stato per secoli una sorta di animale mitologico. La comunità scientifica negava la sua esistenza e i pochi studiosi che avevano l’ardire di considerarlo reale venivano emarginati, le notizie degli avvistamenti erano per lo più ritenute fantasie di marinai.  

“Insomma, tutto questo discorso per dire che, quando parliamo di calamari, spesso non abbiamo idea di cosa siano davvero. Li abbiamo visti solo fritti o ripieni, o spiaccicati sul bancone di una pescheria. E quindi non li abbiamo mai visti. Perché loro sono diversi da noi uomini, che da morti non cambiamo mica tanto. Se un tizio muro bene, sembra uno che dorme. Lo metti in piedi, gli apri gli occhi e gli piazzi un telefono in mano, e siamo noi. Appena un calamaro muore invece, sparisce con tutta la sua magia.
quel modo armonioso e ipnotico di spostarsi, la morbida potenza dei tentacoli là in fondo, che possono unirsi a formare un’unica punta che buca l’acqua, o aprirsi in una corolla come i raggi di un sole che accende il mare, danzando ognuno per sé eppure in armonia, perché parte del suo cervello sta proprio lì, e ogni braccio pensa un po’ per conto suo. La capacità fantascientifica di cambiare colore, così immediata che in confronto i camaleonti sono dilettanti a una gara della parrocchia. I calamari, come le seppie e i polpi, sono astronavi aliene che aleggiano là sotto, piene di luci in ricognizione sul nostro pianeta.
E questo stesso miracolo, questa magia ipnotica, è il soffio vitale che anima il calamaro gigante. Solo che è un soffio lungo venti metri.
Il corpo vero e proprio, il mantello là in cima, è la parte più corta, contornata da una pinna trasparente che danza per gli spostamenti minimi e precisi, mentre per viaggiare veloce come un missile usa il getto d’acqua del sifone, da dove schizza pure la sua nuvola di inchiostro nero. Il sangue invece è blu, perché la posto del ferro contiene il rame, e a pomparlo in circolo ci pensano tre cuori. Gli occhi sono due, tondi e scuri, grandissimi anche considerando le sue dimensioni: un capodoglio ha occhi di sei centimetri, quelli del calamaro superano i trenta. Perfetti per vivere nel buio degli abissi, dove la luce è pochissima e va raccolta tutta.
E sotto gli occhi comincia la parte più grande del calamaro, otto lunghe braccia tentacolari, più altri due tentacoli che sono lunghi ancor di più. Schizzano lontano ad afferrare la preda con le ventose che li ricoprono, ognuna orlata da un anello tagliente e dentellato, e la portano alla bocca. Che sta lì in mezzo ai tentacoli, e più che una bocca è un becco, uguale a quello dei pappagalli, con dentro una lingua ruvida che si chiama radula, e come una grattugia consuma il cibo prima di ingoiarlo.
Ecco, questo è grosso modo quel che sappiamo del calamaro gigante, il resto è ancora un misto di teorie, scommesse e fantasia.”pag 105 e 106

È una lettura che mi ha sorpresa positivamente, avevo un po’ di timore a leggerla anche dopo aver letto la quarta di copertina pensavo potesse essere più problematica e avevo letto anche svariate critiche. In realtà io l’ho trovata una bella lettura che scorre molto veloce, è vero che si parla tantissimo del calamaro e che le storie sono un po’ simili ma non potrebbe essere diversamente se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo verso la fine ho avuto l’impressione che la narrazione diventi un pochino ripetitiva (nel senso che lo stesso concetto viene ripetuto più volte negli ultimi capitoli) però niente di insopportabile. Inoltre è un concetto che mi sta molto a cuore, si dice in soldoni che l’uomo si è eretto a capo del mondo ma in realtà è una delle tante creature che lo popolano e non è poi nemmeno la migliore.

La lettura di questo libro mi ha riportato a quella de Il libro del mare di Strøksnes con cui ha diversi punti in comune: entrambi scritti in prima persona con racconti autobiografici (o perlomeno così vengono presentati), sono divertenti ed ironici, raccontano tantissime curiosità ed entrambi si occupano in particolare di un animale (diverso ne Il calamaro gigante si parla appunto di calamaro e invece ne Il libro del mare si parla di squalo della Groenlandia) che però hanno in comune l’essere quasi mitologici oltre che enormi e preistorici.

Fabio Genovesi è un autore italiano contemporaneo che voglio approfondire, sono noti i miei problemi (leggasi pregiudizio) con la letteratura italiana non di genere (anche se negli ultimi anni piano piano la sto scoprendo).

Fatemi sapere se lo avete letto e cos’altro mi consigliate di questo autore.

Vi aspetto nei commenti


martedì 10 novembre 2020

COME CERCHI NELL'ACQUA DI WILLIAM MCILVANNEY

TITOLO: Come cerchi nell'acqua
AUTORE: William McIlvanney traduzione di Alfredo Colitto
EDITORE: Feltrinelli (collana Universale Economica/noir)
PAGINE: 266
PREZZO: € 8,50
GENERE: letteratura scozzese, romanzo giallo/poliziesco
LUOGHI VISITATI: Glasgow 

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“«Allora, qui termina la prima lezione. Hai chiesto come possiamo entrare in contatto con l’assassino. Questo è il modo, Milligan e i suoi uomini possono ricostruire il delitto, se preferiscono. Noi faremo una cosa molto semplice. Cercheremo il colpevole. Nelle vite intorno a lui, quello che ha fatto produrrà un movimento, come cerchi nell’acqua. È quello che dobbiamo cercare. E lo faremo parlando con alcune persone.»”

 “Cerchi nell’acqua” non è il classico giallo dove seguiamo l’investigatore protagonista e pian piano scopriamo con lui – perché man mano anche noi raccogliamo indizi e prove -  chi è il colpevole. Qui non solo l’omicidio è già stato compiuto ma conosciamo già l’assassino. Il punto focale non è sapere chi è il colpevole ma come farà Laidlaw a scoprirlo.

Si tratta di un romanzo scorrevole e piacevole da leggere dove non manca l’elemento di tensione. Infatti la polizia non è l’unica sulle tracce del colpevole, sono tante le persone che gli danno la caccia, oltre ai poliziotti (Laidlaw e Milligan con le rispettive squadre e metodi), c’è il padre della vittima e ci sono due organizzazioni malavitose, tutti lo cercano e per motivi diversi: il cerchio si stringe, chi arriverà prima?

Nella parte finale il ritmo è incalzate e il finale stesso, oserei dire, sorprendente.

La narrazione si caratterizza per dar voce e seguire i vari personaggi che si muovono sulla scena -come l’ispettore Laidlaw, il suo collega Harkness, Bud Lawson (padre della vittima), l’assassino, i vari mafiosi – a capitoli alterni e attraverso questa rotazione si ricostruisce poi l’intero quadro della vicenda.

Elemento preponderante e prepotente è l’analisi psicologica e introspettiva. In parte è dovuto al carattere e il modo di essere del protagonista l’ispettore Jack Laidlaw (una sorta di mentalist), di analista del comportamento, spacca il capello in quattro si chiede sempre il perché di ogni cosa.

Il personaggio dell’ispettore Jack Laidlaw è interessante: è un poliziotto diverso dagli altri, usa metodi diversi e in contrasto con quelli dei colleghi – molto più propensi all’uso della violenza e delle minacce – e queste diversità di metodi e di vedute sono fonte di attriti e antipatie, in modo particolare non corre buon sangue con il collega Milligan:

“«Milligan è privo di dubbi».
«Che significa?»
«Significa che se tutti potessero svegliarsi domani e avere il coraggio dei loro dubbi, il nuovo millennio sarebbe cominciato. Credo che ciò che distrugge siano le false certezze. E Milligan ne è pieno. È un assoluto ambulante. Che cos’è l’omicidio se non un assoluto della volontà, una certezza inventata? Un fallimento esistenziale del coraggio. Quello che non dobbiamo fare è aggravare il crimine a causa della reazione che provoca in noi. Ma è quello che tutti continuiamo a fare. Davanti a un’enormità, perdono il senno e invece di vedere un uomo costruiscono un mostro. È un’industria sociale. E Milligan è uno degli imprenditori che la sostengono. Ce ne sono tanti, ma lui è quello che continua a passarmi davanti agli occhi, come un grosso bruscolino.»”

La filosofia di indagine di Laidlaw è interessante, quasi uno studio sociologico, lui non si limita “a fare il poliziotto e cercare un colpevole e basta”:

“«Per via del mio modo di ragionare, immagino. Non riesco a smettere di pensare che ci sono sempre dei collegamenti. L’idea che le cose brutte accadano per conto loro, in isolamento, senza che abbiano radici dentro tutti noi… Penso sia solo ipocrisia. Siamo tutti coinvolti, secondo me. Solo che in certi casi alcuni sono più coinvolti di altri. Ora, se accettiamo questo, ci cono persone in città che sanno cosa è successo, anche se non sanno di saperlo. »”

Oltre al poliziotto c’è l’uomo, con un vita privata tutt’altro che semplice; in generale Laidlaw non è sempre un mostro di simpatia, tende ad essere strafottente, antipatico, ma al tempo stesso anche gentile e premuroso.

“Harkness mantenne il silenzio. Malgrado lo conoscesse da poco, aveva già identificato un lato del carattere dell’ispettore che cominciava a infastidirlo. In alcune circostanze, gli dicevi ‘Ciao’ e lui doveva analizzare il saluto prima di rispondere. Poteva diventare stancante.”

Non mancano alcuni riferimenti alla città di Glasgow che è il fondale dove si svolgono tutte le vicende e in qualche modo è una protagonista del romanzo, perché la città influenza ed influisce sulla vita dei personaggi e sul loro comportamento.

“«Bel posticino,» disse Laidlaw.
«Già. Devono viverci persone terribili.»
«Non era quello che intendevo,» ribatté Laidlaw. «Le persone sono notevoli, è il posto che è terribile. A ciascuno dei quattro angoli di Glasgow c’è questo schema: il Drum, Easterhouse, Pollok e Castelmilk. È il più grande progetto di quartieri popolari d’Europa. E di cosa si tratta? Case, e solo case. Discariche architettoniche dove gettare le persone come malta. Architettura penale. Quelli che ci abitano devono essere per forza brave persone, altrimenti avrebbero incendiato questi posti da anni.»”

“Si sentiva urtato dalla contraddizioni. Il posto in cui si trovava ora era una presa in giro del posto in cui era stato prima. Eppure entrambi erano Glasgow. La città gli era sempre piaciuta, ma non ne era mai stato consapevole come quella sera. La sua forza lo colpiva sotto forma di contraddizioni. Glasgow era biscotti allo zenzero fatti in casa e Jennifer Lawson morta nel parco. Era la gentilezza sentenziosa del comandante e la rudezza minacciata di Laidlaw. Era Milligan, insensibile come una lastra di cemento, e la signora Lawson, fuori di sé dal dolore. Era la mano destra che ti gettava a terra, e la sinistra che ti aiutava ad alzarti, mentre sulle labbra si alternavano scuse e minacce.”

Dovrebbe essere ambientato negli anni ’70. Questo non è l’unico romanzo con protagonista Jack Laidlaw, ce ne sono altri due che saranno miei.

L’ambientazione scozzese è il motivo per cui ho scelto questo libro, con lui partecipo alla tappa di novembre della challenge #viaggiatoritralerighe che appunto prevede di fare tappa in Scozia.

Un poliziesco interessante, che permette di scoprire la città di Glasgow e le sue dinamiche, un investigatore singolare, diverso dagli altri e fiero di esserlo. Super consigliato.