AUTORE: Kader Abdolah traduzione di: Elisabetta Svaluto Moreolo
EDITORE: Iperborea
PAGINE: 466
PREZZO: € 18,50
GENERE: letteratura iraniana
LUOGHI VISITATI: Iran dagli anni '60 agli anni '80
La casa della moschea è un libro stupendo che coniuga Storia, religione e quotidianità. Un libro che ci apre le porte sulla vita quotidiana dell’Iran (l’antica Persia) un paese con una tradizione millenaria e almeno apparentemente distante e diversa dalla nostra; lo fa con la storia di una famiglia e in periodo temporale molto significativo: tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’80. Sono gli anni in cui l’Iran vive molti cambiamenti politici dal regime dello scià, alla rivoluzione e l’avvento del regime di Khomeini e che determinano ancora oggi la vita del paese.
La storia di una famiglia che si vede suo malgrado coinvolta e sconvolta dagli avvenimenti politici.
Come ci suggerisce il titolo la maggior parte delle vicende ruotano attorno alla casa della moschea del venerdì e dei suoi abitanti, abbiamo quindi a che fare con delle persone e in generale con il mondo “religioso”. Protagonista è Aga Jan un ricco mercante di tappeti a capo del bazar e patriarca della famiglia della moschea del venerdì della città di Senjan.
La casa della moschea è un microcosmo con tantissimi personaggi che seguiamo nel corso del tempo, molti sono fra di loro imparentati; tra questi ci sono le indimenticabili “nonne” che si prendono cura della casa Golebeh e Golbanu, poi c’è Nosrat, il fratello minore di Aga Jan, che ha lasciato la casa per fare il fotografo (la classica ‘pecora nera della famiglia’).
Seguiamo i vari personaggi nel loro vivere quotidiano, sono persone religiose ma anche molto moderate e ragionevoli. Con il passare del tempo però vediamo trasformarsi la religione in qualcosa di sempre più politico fino alla rivoluzione e all’insediamento del regime di Khomeini che sarà molto repressivo e sanguinario e naturalmente cambia la vita anche quotidiana dei nostri protagonisti. Alcuni diventeranno parte del regime altri invece lo combatteranno. Non posso e non voglio dire di più abbiamo un’evoluzione, un cambiamento della vita quotidiana dei nostri protagonisti man mano che cambia la storia.
Il libro è in parte autobiografico perché Abdolah trae spunto delle sue esperienze di vita per scrivere il romanzo sia perché è cresciuto in una casa della moschea, perché è stato attivamente politico negli ambienti ostili al regime e alcuni suoi cari sono anche stati eliminati fisicamente dal regime. Scrive questa storia con un obiettivo ben preciso: «Ho scritto questo libro per l’Europa. Ho scostato il velo per mostrare l’Islam come modo di vivere… un Islam moderato, domestico, non quello radicale».
Lo stesso nome Kader Abdolah è uno pseudonimo che unisce i nomi di due cari amici attivisti politici uccisi dal regime. Kader Abdolah è uno scrittore iraniano che vive in esilio in Olanda dagli anni ’80, con questo libro dimostra un attaccamento e un amore molto profondi per il proprio paese. Sicuramente voglio leggere altro di questo autore.
Vi aspetto nei commenti.

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