AUTORE: Charles Dickens traduzione di:
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 1120
PREZZO: € 15
GENERE: classico, romanzo di formazione, letteratura inglese
LUOGHI VISITATI: Inghilterra vittoriana nel corso del XIX secolo
David Copperfield è il mio primo approccio a un romanzo di Dickens
avevo letto solo il celeberrimo racconto “Canto di Natale”.
Dickens è un autore classico che non ha bisogno di
presentazioni e verso cui sento un’affinità per cui penso che mi piaceranno
praticamente tutte le sue opere. Inoltre era anche un personaggio, uno
scrittore politicamente impegnato che utilizzava le proprie opere per
denunciare, per criticare la società dell’epoca, siamo in piena età vittoriana
e tanto per dire una cosa ovvia moltissimi bambini (e bambini piccoli)
lavoravano, lui stesso è andato a lavorare in una fabbrica da ragazzino a causa
dei debiti del padre. Inoltre è stato l’antenato degli audiolibri: organizzava
nei teatri letture dei suoi romanzi e faceva sempre il tutto esaurito.
Mi sono approcciata al romanzo praticamente al buio, in
realtà la storia per quanto non allegra è meno tragica e drammatica di quello
che mi aspettavo – probabilmente perché lo confondevo con Oliver Twist.
Di cosa parla? David Copperfield è un romanzo di formazione
dove lo stesso David – quindi scritto in prima persona – ci racconta tutta la
sua vita dalla nascita all’età adulta avanzata. Le cose si mettono male fin
dall’inizio poiché quando nasce David è già orfano di padre, dopo qualche anno
di vita tranquilla con la madre questa si risposa e la convivenza con il
patrigno (e sua sorella) sarà piuttosto difficile, David si isola e si rifugia
nei libri. Dopo qualche anno in collegio deve abbandonare gli studi e andare a
lavorare come galoppino perché il patrigno non ha soldi da spendere per la sua
istruzione. Si ricorda di una zia paterna e tenta la fortuna raggiungendola e
qui finalmente trova un po’ di pace, ritrova una famiglia: la zia Betsy si
prende cura di lui e della sua istruzione e dopo gli studi gli paga la licenza da
procuratore presso il tribunale ecclesiastico. David è ormai un giovane uomo
con una carriera avviata e si innamora. La vita però riserva tante altre
sorprese.
È un libro molto lungo con tanti personaggi e avvenimenti, e
dopo un certo punto secondo me il rischio di fare spoiler è alto, quindi mi
fermo qui sulla trama. Nonostante la mole è un libro molto scorrevole da cui è
difficile staccarsi, come anticipato succedono tante cose e fino alla fine non
c’è tregua, ci sono sempre nuovi avvenimenti che cambiano le regole del gioco e
partono quindi nuove “avventure”. Io ho trovato un solo difetto in questo
libro: è troppo breve, non avrei voluto finisse mai, sarei andata avanti ancora
e ancora a leggere, infatti verso la fine l’ho trovato in un certo senso
sbrigativo, le ultime cose vengono narrate diciamo per riassunto. Sono ben
consapevole che ci sta tutto, non è un vero difetto o una mancanza, nulla è
lasciato al caso o al dubbio, tutti i cerchi narrativi si chiudono.
Probabilmente a me è piaciuto talmente tanto che mi è dispiaciuto lasciar
andare David e tutti gli altri personaggi.
Nel libro vengono trattati tanti temi, la formazione
ovviamente, l’amore, la denuncia dei problemi sociali (come il lavoro minorile,
il carcere per i debitori, le disuguaglianze, l’eccessivo potere degli adulti
sui bambini, temi molto cari a Dickens), la resilienza, la forza di non
mollare, la ricerca di sé stessi e del proprio ruolo e posto nel mondo, e
l’amicizia. Tanta amicizia, David incontra svariati amici e il rapporto che si
crea può essere più o meno sincero e duraturo, non tutte le amicizie sono parimenti
solide.
Nonostante sia un classico dell’Ottocento è molto
scorrevole, la scrittura è avvincente, ironica e sagace; in questo libro
Dickens trasforma ogni cosa in un’emozione. Non posso che consigliare la sua
lettura, non ve ne pentirete.
Ora devo solo decidere quale altro romanzo di Dickens
leggere, ho già qualche titolo in libreria. Aspetto anche i vostri suggerimenti

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