AUTORE: Michael McDowell traduzione di: Elena Cantoni
EDITORE: Beat
PAGINE: 256
PREZZO: €9,90
GENERE: letteratura americana, thriller, horror
LUOGHI VISITATI: Perdido (Alabama) anni '20 e '30
La casa è il terzo volume della saga di Blackwater di
Michael McDowell. Attenzione possibili spoiler sui precedenti.
Anzitutto è bellissimo tornare a luoghi e personaggi
conosciuti e già amati e vedere come prosegue la storia.
Siamo a Perdido nell’Alabama degli anni ’20 e seguiamo la
famiglia Caskey, una famiglia tutto sommato abbastanza normale segnata dalla
rivalità continua e incessante tra Mary-Love la matriarca e la nuora Elinor
(che ha sposato Oscar Caskey), lotta che coinvolge anche altri membri della
famiglia.
“La rivalità che sembrava esistere tra le sorelle separate
era un emblema di quella molto più forte che si era sviluppata fra Elinor
Caskey e la suocera Mary-Love. Il rapporto tra le due bambine replicava, in una
miniatura distorta, l’animosità che regnava tra la madre e la nonna. Mary-Love
era il capo indiscusso della famiglia Caskey, una posizione cui era stata
elevata alla morte del marito, avvenuta molti anni prima. Nessuno aveva mai
contestato la sua autorità fino all’arrivo a Perdido di Elinor Dammert. Con una
caparbia energia che aveva eguagliato tutte le armi messe in campo dalla
suocera, Elinor si era fatta corteggiare e poi sposare da Oscar, l’unico figlio
maschio di Mary-Love.
Le due donne avevano stili del tutto diversi. Elinor non aveva l’indole
tempestosa di Mary-Love; i suoi modi erano più subdoli. Sapeva aspettare, e le
sue stoccate erano fulminee, nette e sempre inattese. Mary-Love ne era ben
consapevole, e negli ultimi anni era diventata via via più inquieta, come se
aspettasse l’attacco definitivo che l’avrebbe spodestata. La sua avversione per
la nuora si era fatta stridula e indecorosa. La gente di Perdido mormorava, e
quei mormorii erano tutti contro di lei: una cosa era disapprovare la moglie di
un figlio, altra era fare in modo che quell’avversione fosse nota a tutti. Alla
fine Mary-Love aveva capito che le conveniva combattere in prima persona.
Elinor non perdeva mai la calma, come se la sua mente fosse già proiettata alla
scaramuccia successiva a quella in cui Mary-Love spendeva tutta la sua foga.
Metteva in scena ritirate strategiche, per poi sferrare un fendente nell’attimo
stesso in cui la suocera alzava le braccia in segno di vittoria. Come un
generale tremulo e infiacchito, Mary-Love decise di abbandonare la battaglia,
ma senza rinunciare alla guerra.
In sua nipote Miriam aveva un soldatino devoto, privo di scrupoli e assetato di
sangue. Mentre Frances, l’emissaria di Elinor, era un avversario malaticcio,
timoroso e inerme. In uno scontro fra le sorelle sarebbe stato senz’altro lo
schieramento di Mary-Love a trionfare. Ogni giorno lei equipaggiava Miriam di
un impeccabile abitino inamidato e di scarpine lustre, la baciava sulla guancia
e le sussurrava: «Nessuna esclusione di colpi…»
Ma né Miriam né sua nonna traevano soddisfazione dal quelle facili vittorie,
perché Frances non combatteva affatto. Si guardava intorno sconcertata, senza
nemmeno capire di essersi avventurata su un campo di battaglia. Elinor avrebbe
potuto addestrarla alla lotta e alla strategia, invece non aveva mosso un dito.
Perdido parlava delle due sorelle come un tempo aveva parlato di Elinor e
Mary-Love. La conclusione unanime era che Miriam fosse una bambina sgradevole e
presuntuosa, e che Frances fosse dolce come il miele. E questo diceva qualcosa
sulle due case in cui le bambine erano cresciute.”
Trovo Mary-Love di un’antipatia assoluta.
Questo volume come suggerisce il titolo si concentra molto
sulla casa in cui vivono Oscar Caskey con la moglie Elinor e la seconda figlia
Frances. Ed è proprio nella casa che si cela qualcosa di misterioso, in
particolare Frances ha una paura folle per il ripostiglio nella camera sul
davanti dove per qualche tempo dovrà dormire. È solo una sensazione, una paura di
bambina o c’è qualcosa di più? Nonostante le rassicurazioni di Elinor qualcosa
c’è (tra l’altro anche altri hanno visto la luce azzurrina anche se poi non
hanno fatto a tempo a raccontarlo…)
Blackwater è ascrivibile al genere gotico e horror ma è di
un tipo molto sottile, la narrazione porta pian piano al punto di tensione
massimo narrando perlopiù cose normali e tranquille, almeno in apparenza.
Secondo me questa abilità di McDowell rende la lettura piacevole anche ad un
lettore che non ama troppo il genere horror perché è in qualche modo delicato
(per la maggior parte del tempo, perché poi quando si arriva al culmine della
tensione le cose che succedono sono belle toste).
Uno dei plus di questa serie sono le copertine, che sono
estremamente belle ma anche rappresentative, i disegni non sono casuali. Quindi
ti trovi, o almeno io ho fatto così, ad ammirarla più e più volte, a
riconoscere nei vari disegni gli episodi di cui ha già letto e poi ad
interrogarti sul significato di quelli che ancora non hai decifrato.
Fatemi sapere nei commenti se avete letto questo libro e in
generale se conoscete la saga e dove siete arrivati.
Vi aspetto nei commenti.

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