venerdì 20 febbraio 2026

FAHRENHEIT 451 di RAY BRADBURY

TITOLO: Fahrenheit 451
AUTORE: Ray Bradbury traduzione di: Giuseppe Lippi
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 210 
PREZZO: € 12
GENERE: letteratura americana, distopico
LUOGHI VISITATI: America distopica






I pompieri vanno in giro a bruciare le case di chi possiede libri invece di spegnere gli incendi.

Siamo in un mondo futuristico e ipertecnologico (tanto più che il libro è stato scritto negli anni ’50) con un sistema politico di tipo dittatoriale dove le persone non devono pensare e di conseguenza è proibito leggere e possedere libri. Lo vieta la legge ed esiste uno specifico corpo di pompieri che vanno in giro con i lanciafiamme a bruciare i libri delle persone “sovversive” che infrangono questa legge, si parla di fuochi che si fanno di notte per rendere il tutto più spettacolare. I pompieri come li conosciamo non servono perché le case sono ignifughe.

“«[…] ecco perché un libro è come un’arma carica nella casa del vicino. Brucialo, togli le munizioni all’arma. Entra nella mente dell’individuo. Chi può dire quale sarà il bersaglio di un uomo colto? Io non riuscirei a sopportarne uno neanche per un secondo. Quando le case sono diventate ignifughe, in tutto il mondo (l’altra sera avevi ragione, è successo col tempo), non c’è stato più bisogno dei pompieri per le vecchie esigenze. È stato loro assegnato un nuovo compito, quello di custodi della pace mentale, i difensori della nostra comprensibile e legittima paura di sembrare inferiori: così sono diventati censori ufficiali, giudici e giuria. Questo sei tu, Montag, e questo sono io.»”

 

È il potere politico che decide cosa va bene e cosa no, le persone devono limitarsi a vivere e ad essere felici perché non dovendo/potendo pensare sono felici, è questo quello che il potere con la sua propaganda fa credere e riesce a far credere alla maggior parte delle persone.

Se non possono leggere e pensare cosa fanno le persone? Guardano show televisivi, si imbambolano davanti a grandi schemi che forniscono tutto lo spettacolo e l’intrattenimento necessario. Ma ovviamente qualche “sovversivo” c’è.

“«… Se non vuoi che qualcuno sia politicamente scontento, non fargli sapere che la questione ha due aspetti: digliene uno soltanto e non si preoccuperà. Meglio ancora, non dirgli niente. Fagli dimenticare che esiste la guerra. Se il governo è inefficiente, ingiusto e vuole troppe tasse, è meglio che rimanga com’è piuttosto che la gente si agiti. La pace Montag. Dai alla gente concorsi a premi in cui basta conoscere le parole delle canzoni più famose, le capitali degli stati o quanto granoturco si è prodotto l’anno scorso nello Iowa. Riempila di informazioni innocue, rimpinzala di tanti ‘fatti’ e si sentirà intelligente solo perché sa le cose. Loro crederanno di pensare, avranno l’impressione del movimento anche se non si muovono affatto. E tutti saranno felici perché i fatti di quel genere non cambiano. Non dargli armi sdrucciolevoli come filosofia, sociologia o altri strumenti per collegare le cose, perché è là che si annida la malinconia. Chiunque sappia smontare una parete TV e ricostruirla, cosa che oggi la maggior parte degli uomini sa fare, è più felice di chi cerca di calcolare, misurare e risolvere l’universo, che naturalmente si rifiuta di farsi calcolare e risolvere senza aver prima trasformato l’uomo in una belva disadattata. Lo so perché ci ho provato, ma adesso ne ho abbastanza. Meglio frequentare i club e qualche festa, tenersi agli acrobati e i maghi del circo, gli spericolati e le macchine a reazione; meglio fare un giro sui moto-elicotteri e concedersi un po’ di sesso con eroina, insomma tutto quello che puoi ottenere con un riflesso automatico. Se la tragedia è cattiva, se il film non dice niente, se la commedia è vuota, dammi una scossa con la musica elettronica, con un Theremin al massimo volume: crederò che la commedia mi abbia dato un brivido, mentre è soltanto una risposta fisica alle vibrazioni. In realtà non m’interessa affatto, ma mi piace guardare uno spettacolo. Uno qualunque.»”

Il nostro protagonista è Guy Montag, un pompiere a cui il proprio lavoro inizia ad andargli stretto, è insofferente, determinante sarà l’incontro con Clarisse una giovane nuova vicina che vede in lui qualcosa di diverso e pianta definitivamente il seme della curiosità o meglio della necessità di conoscenza. Montag si chiede cosa ci sia nei libri e cercherà di scoprirlo.

È una storia piuttosto breve dove non mancano i colpi di scena ma è anche molto interessante e significativa per gli importanti spunti di riflessione che possiamo trarne. Siamo sicuri che il mondo descritto da Bradbury sia poi tanto diverso dal nostro? Non ci stiamo avvicinando pericolosamente a un sistema dove chi fa domande non è gradito? A me, purtroppo, sembra proprio di sì.

Fahrenheit 451 è un classico della letteratura distopica ed è un libro famosissimo, per me è stato il primo approccio a Ray Bradbury un autore che mi è parso di capire essere molto eclettico, ha scritto molto e di generi diversi, tra i suoi libri da sempre voglio recuperare Il popolo dell’autunno che dovrebbe essere una sorta di horror. Comunque distopici e horror che non sono proprio tra i miei generi “preferiti”.

Riuscireste a vivere in un mondo senza libri? Io no.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 6 febbraio 2026

FIRMINO di SAM SAVAGE

TITOLO: Firmino
AUTORE: Sam Savage         traduzione di: Evelina Santangelo
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 186
PREZZO: € 12
GENERE: letteratura americana
LUOGHI VISITATI: Boston anni '60




Protagonista e voce narrante Firmino, che ci racconta la sua vita e la sua grandissima passione per i libri, la lettura e la letteratura.

“Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l’avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il ‘Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi’ di Nabokov o, se non altro, di grande respiro come il tolstojano: ‘Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo’. La gente ricorda espressioni del genere anche quando del libro dimenticano tutto il resto. Comunque, a proposito di incipit, il migliore a mio avviso non può che ritenersi quello del Buon Soldato di Ford Madox Ford: ‘Questa è la storia più triste che abbia mai sentito’. L’ho letto decine di volte, ma ancora mi lascia di stucco. Ford Madox Ford è stato Un Grande.
Tutta la vita ho battagliato con la scrittura, e non c’è niente che abbia affrontato con più coraggio – sì, questa è l’espressione esatta, coraggio – degli incipit. Ho sempre pensato che, se solo fossi riuscito a scriverne uno buono, tutto il resto sarebbe venuto da sé. Immaginavo quella prima frase come una sorta di grembo semantico ricolmo di embrioni gravidi di pagine non ancora scritte, piccole pepite rilucenti di genialità ansiose di venire alla luce. Da quel vaso magnifico sarebbe stillata, diciamo goccia a goccia l’intera storia. Che delusione! Esattamente il contrario.” 

La particolarità è che il nostro protagonista è un ratto! Un ratto nato nello scantinato di un negozio di libri, che assaggia i libri per fame e poi impara a leggerli e ad amarli.

Scopriamo il mondo con Firmino, il passare del tempo, la politica e il rinnovamento della città di Boston. Pensieri e ambizioni nonché tantissime avventure e sogni ad occhi aperti di un topo. Un topo che, ad esempio, scoprirà la propria immagine e rimarrà molto deluso.

“Com’è ovvio, avevo visto i membri della mia famiglia e credo che, in realtà, avrei dovuto essere in grado di desumere il mio aspetto a partire da loro. Tuttavia, erano tali e così rilevanti le differenze tra noi che avevo pensato – mi ero voluto a ogni costo convincere, solo adesso me ne rendo conto – che fossimo diversi anche in quel senso.
In ultima analisi, vedere me stesso per la prima volta fu tutt’altra cosa che vedere semplicemente un ratto come tanti. Fu un’esperienza più personale, e più dolorosa anche. […] Non soltanto brutto, ma pure vanitoso – il che aggiungeva ridicolo al ridicolo. Me ne stavo lì, ritto, appena sbilanciato, in tutta l’evidenza inoppugnabile dei miei tratti: piccolo, tozzo, pesolo, e senza mento. Firmino: Fur-Man. Uomo-Pelo. Ridicolo. Il mento, o meglio, la sua assenza, mi addolorò in modo particolare. Per quanto, invero, questa cosa insignificant non fosse in grado di far nulla di così audace come indicare qualcosa, sembrava comunque indicare un evidente mancanza di tempra morale. Avevo l’impressione, inoltre, che quegli occhi neri, sporgenti, mi dessero un’aria ributtante, da rana. Per farla breve, era una faccia sfuggente, disonesta, inaffidabile, la faccia di un tipo meschino. Firmino il vermino. Ma questi particolari – assenza di mento, naso appuntito, denti gialli, ecc – erano irrilevanti in se stessi rispetto al risultato generale. Persino allora, quando la mia idea di bellezza non andava al di là dei disegni di Alice fatti da Tenniel, sapevo che quell’aspetto lì era brutto.” 

 

Un topo sognatore, che ama leggere, ma anche scrivere e ha una propria idea sul mondo e sulle cose del mondo. Un topo che ci insegna importanti massime filosofiche e che si immagina in azione nelle sembianze di Fred Astaire.

È un libro particolare perché abbiamo un topo in versione antropomorfizzata, ma chi ci dice che davvero gli animali non sia capaci di sensibilità uguali (se non maggiori) a quelle degli umani?

Pensa come un uomo, sogna di lavorare nella libreria che è la sua casa e conosce benissimo. È anche un essere molto solo, sarà solo per la maggior parte della sua vita anche perché fa delle scelte un po’ diverse. Sceglie di seguire la sua indole di lettore e non piegarsi a quello che “vuole la società” non fa il topo, sostanzialmente fa l’uomo, per questo è isolato rispetto ai suoi simili (che non capiscono Firmino e le sue stranezze e Firmino a sua volta guarda ai ratti quasi con disprezzo non li capisce).

 

È un’opera di fantasia che vuole essere anche un omaggio alla libreria Brattle Book Shop di George Gloss a Scollay Square dove Savage ha comprato dei libri per lui importanti e alla sua Boston. Infatti la vicenda di Firmino si intreccia con la “ricostruzione” di Scollay Square avvenuta negli anni ’60, quando l’intero quartiere storico è stato demolito e poi ricostruito.

È una lettura molto piacevole, a tratti ironica ma soprattutto malinconica. Il libro presenta anche delle illustrazioni di Firmino nello stile che vediamo già in copertina ed è anche molto citazionista, si trovano interessanti spunti per altre letture.

 

Fatemi sapere se lo avete letto. Vi aspetto nei commenti.