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venerdì 23 ottobre 2026

BLACKWATER III - LA CASA di MICHAEL MCDOWELL

TITOLO: La casa. Blackwater III
AUTORE: Michael McDowell     traduzione di: Elena Cantoni
EDITORE: Beat
PAGINE: 256
PREZZO: €9,90
GENERE: letteratura americana, thriller, horror
LUOGHI VISITATI: Perdido (Alabama) anni '20 e '30


La casa è il terzo volume della saga di Blackwater di Michael McDowell. Attenzione possibili spoiler sui precedenti.

Anzitutto è bellissimo tornare a luoghi e personaggi conosciuti e già amati e vedere come prosegue la storia.

Siamo a Perdido nell’Alabama degli anni ’20 e seguiamo la famiglia Caskey, una famiglia tutto sommato abbastanza normale segnata dalla rivalità continua e incessante tra Mary-Love la matriarca e la nuora Elinor (che ha sposato Oscar Caskey), lotta che coinvolge anche altri membri della famiglia.

“La rivalità che sembrava esistere tra le sorelle separate era un emblema di quella molto più forte che si era sviluppata fra Elinor Caskey e la suocera Mary-Love. Il rapporto tra le due bambine replicava, in una miniatura distorta, l’animosità che regnava tra la madre e la nonna. Mary-Love era il capo indiscusso della famiglia Caskey, una posizione cui era stata elevata alla morte del marito, avvenuta molti anni prima. Nessuno aveva mai contestato la sua autorità fino all’arrivo a Perdido di Elinor Dammert. Con una caparbia energia che aveva eguagliato tutte le armi messe in campo dalla suocera, Elinor si era fatta corteggiare e poi sposare da Oscar, l’unico figlio maschio di Mary-Love.
Le due donne avevano stili del tutto diversi. Elinor non aveva l’indole tempestosa di Mary-Love; i suoi modi erano più subdoli. Sapeva aspettare, e le sue stoccate erano fulminee, nette e sempre inattese. Mary-Love ne era ben consapevole, e negli ultimi anni era diventata via via più inquieta, come se aspettasse l’attacco definitivo che l’avrebbe spodestata. La sua avversione per la nuora si era fatta stridula e indecorosa. La gente di Perdido mormorava, e quei mormorii erano tutti contro di lei: una cosa era disapprovare la moglie di un figlio, altra era fare in modo che quell’avversione fosse nota a tutti. Alla fine Mary-Love aveva capito che le conveniva combattere in prima persona. Elinor non perdeva mai la calma, come se la sua mente fosse già proiettata alla scaramuccia successiva a quella in cui Mary-Love spendeva tutta la sua foga. Metteva in scena ritirate strategiche, per poi sferrare un fendente nell’attimo stesso in cui la suocera alzava le braccia in segno di vittoria. Come un generale tremulo e infiacchito, Mary-Love decise di abbandonare la battaglia, ma senza rinunciare alla guerra.
In sua nipote Miriam aveva un soldatino devoto, privo di scrupoli e assetato di sangue. Mentre Frances, l’emissaria di Elinor, era un avversario malaticcio, timoroso e inerme. In uno scontro fra le sorelle sarebbe stato senz’altro lo schieramento di Mary-Love a trionfare. Ogni giorno lei equipaggiava Miriam di un impeccabile abitino inamidato e di scarpine lustre, la baciava sulla guancia e le sussurrava: «Nessuna esclusione di colpi…»
Ma né Miriam né sua nonna traevano soddisfazione dal quelle facili vittorie, perché Frances non combatteva affatto. Si guardava intorno sconcertata, senza nemmeno capire di essersi avventurata su un campo di battaglia. Elinor avrebbe potuto addestrarla alla lotta e alla strategia, invece non aveva mosso un dito. Perdido parlava delle due sorelle come un tempo aveva parlato di Elinor e Mary-Love. La conclusione unanime era che Miriam fosse una bambina sgradevole e presuntuosa, e che Frances fosse dolce come il miele. E questo diceva qualcosa sulle due case in cui le bambine erano cresciute.”

Trovo Mary-Love di un’antipatia assoluta.

Questo volume come suggerisce il titolo si concentra molto sulla casa in cui vivono Oscar Caskey con la moglie Elinor e la seconda figlia Frances. Ed è proprio nella casa che si cela qualcosa di misterioso, in particolare Frances ha una paura folle per il ripostiglio nella camera sul davanti dove per qualche tempo dovrà dormire. È solo una sensazione, una paura di bambina o c’è qualcosa di più? Nonostante le rassicurazioni di Elinor qualcosa c’è (tra l’altro anche altri hanno visto la luce azzurrina anche se poi non hanno fatto a tempo a raccontarlo…)

 

Blackwater è ascrivibile al genere gotico e horror ma è di un tipo molto sottile, la narrazione porta pian piano al punto di tensione massimo narrando perlopiù cose normali e tranquille, almeno in apparenza. Secondo me questa abilità di McDowell rende la lettura piacevole anche ad un lettore che non ama troppo il genere horror perché è in qualche modo delicato (per la maggior parte del tempo, perché poi quando si arriva al culmine della tensione le cose che succedono sono belle toste).

Uno dei plus di questa serie sono le copertine, che sono estremamente belle ma anche rappresentative, i disegni non sono casuali. Quindi ti trovi, o almeno io ho fatto così, ad ammirarla più e più volte, a riconoscere nei vari disegni gli episodi di cui ha già letto e poi ad interrogarti sul significato di quelli che ancora non hai decifrato.

Fatemi sapere nei commenti se avete letto questo libro e in generale se conoscete la saga e dove siete arrivati.

Vi aspetto nei commenti.


venerdì 8 novembre 2024

LA PIENA. BLACKWATER 1 di MICHAEL MCDOWELL

TITOLO: La piena. Blackwater 1
AUTORE: Michael McDowell         traduzione di: Elena Cantoni
EDITORE: Beat
PAGINE: 256
PREZZO: € 9,90
GENERE: letteratura americana, horror, gotico
LUOGHI VISITATI: Perdido in Alabama USA
acquistabile su amazon: qui (link affiliato)qui (link affiliato)





Altro libro assolutamente fuori dalla mia confort zone.

E come ci sono arrivata? Ne ho sentito parlare da una ragazza che seguo su youtube che dice una cosa che mi ha incuriosito parecchio: si è letta l’anteprima allora presa dalla curiosità l’ho cercata anche io e sono rimasta stregata! E ho acquistato il libro, il caso vuole che me lo sia regalata come “uovo di Pasqua” ed è ora diventata quasi una tradizione per me comprarne uno proprio in quel periodo così quest’anno ho letto il secondo volume e mi piacerebbe continuare così, anche se devo dire che la curiosità è davvero tanta… Preciso che dico per caso perché fino ad ora che mi sono messa a scrivere la “mia recensione” non avevo collegato la mia tradizione pasquale col fatto la storia inizia proprio a Pasqua del 1919 anche se è la prima cosa che si legge io non ci avevo fatto caso.

Blackwater. La piena è il primo volume di una pentalogia che racconta le vicende di alcune famiglie della cittadina di Perdido in Alabama a partire dal 1919 fino agli 60’ del ‘900, in particolare ad essere raccontata è la famiglia Caskey, è una sorta di saga famigliare dalle tinte horror.

La cittadina di Perdido sorge sulla confluenza dei fiumi Perdido e Blackwater ed è stata sommersa dall’esondazione dei due fiumi; le vicende si aprono con il giovane Oscar Caskey che perlustra la città con una barchetta insieme al servitore Bray. In una stanza dell’Osceola Hotel soccorrono una giovane donna di nome Elinor, è un insegnate e si trova lì perché ha sentito che c’è un posto vacante. Bray è inquieto già di suo ma ritiene assolutamente impossibile che Elinor fosse all’interno dell’hotel durante la piena, non solo è sicuro che sono stati evacuati tutti ma quando torna indietro a prendere i bagagli ed entra nella stanza vede che il livello raggiunto dall’acqua all’interno è molto alto. Elinor piace subito a tutti o quasi, in realtà non piace a Mary-Love Caskey che cercherà di ostacolarla, è affascinante e nessuno si interroga sul suo passato misterioso, su cosa ci facesse all’hotel e soprattutto come è sopravvissuta…

La maggior parte delle cose narrate, di ciò che accade è assolutamente normale, ma il modo in cui viene narrato instilla nel lettore una inquietudine latente, sotterranea che con l’andare delle pagine cresce sempre più assieme anche alla tensione e al dubbio. 

Il modo di raccontare le cose è inquietante a me viene da paragonarlo a Shirley Jackson, un inquietudine latente, sopita, c’è nelle pagine una tensione che cresce, il modo in cui vengono dette le cose ti insinua una sorta di dubbio anche se quello che stai leggendo è qualcosa di assolutamente normale.

È una lettura superconsigliata anche a chi, come me, non è un amante del genere horror, perché comunque lo è in modo secondo me piuttosto leggero e “sopportabile” da chiunque, poi non mancano i colpi di scena, c’è una tensione e un inquietudine crescente che tengono il lettore incollato alla pagine.

Infine la copertina, è una vera chicca tutta disegnata con la rappresentazione di alcune scene del libro, ad esempio la barchetta dei Caskey che perlustra la città sommersa.

Vi aspetto nei commenti per sapere se conoscete la saga e se avete letto altro di McDowell.