AUTORE: Irène Némirovsky traduzione di: Lanfranco Binni
EDITORE: Garzanti
PAGINE: 96
PREZZO: €5,90
GENERE: letteratura russa/francese
LUOGHI VISITATI: Russia e Parigi primi metà del '900
Come le mosche d’autunno è un racconto molto malinconico
come lo è la sua protagonista Tatjana Ivanovna.
Tatjana è una bambinaia, la conosciamo ormai anziana dopo che
ha passato gli ultimi cinquant’anni anni a crescere i figli dei Karin, una
famiglia aristocratica russa. Il racconto si apre con la partenza per la guerra
di due ragazzi Kirill e Jurij che lei ha cresciuto. Ci si sposta poi al periodo
immediatamente successivo alla Rivoluzione d’Ottobre quando inizialmente
Tatjana resta da sola a sorvegliare la grande casa della famiglia per poi
raggiungerla ad Odessa e dà lì andare in Francia prima a Marsiglia e poi a
Parigi.
Per Tatjana è difficile se non impossibile adattarsi, è
tutto così diverso: il clima e poi la stessa famiglia Karin ora sono dei
rifugiati che hanno perso tutto e devono adattarsi e devono lavorare per
vivere.
“La vita, impercettibilmente, si stava organizzando.
Rientravano a casa tardi, stanchi, riportando dalla strada, dal loro lavoro,
una sorta di eccitazione che ancora per un po’ si consumava in qualche risata,
in qualche parola, ma quella casa buia e quella vecchia muta li raggelavano.
Cenavano in fretta, si mettevano a letto e dormivano, senza sogni, distrutti
dalla dura giornata.” Pag 79
Tatjana è il simbolo del passato che non c’è più e che non
tornerà più. È una presenza che diventa in qualche modo quasi sgradita perché ricorda
il passato e non accetta la diversità, i cambiamenti, il presente.
Un libro nostalgico che racconta dei russi emigrati dopo la
rivoluzione d’ottobre e le difficoltà di una nuova vita e lo fa dal punto di
vista di una vecchia bambinaia.
È stato il mio primo approccio a Irène Némirovsky un’autrice
francese di origini russo/ebraiche e che per questo ha trovato la morte nel
campo di Auschwitz. È un’autrice che è stata riscoperta solo recentemente
intorno ai primi anni 2000 quando le sue opere, custodite per decenni dalle
figlie, sono state pubblicate. Nelle sue opere mescola invenzione ed esperienze
autobiografiche, direi quasi che le esperienze biografiche danno il via o lo
spunto per la costruzione della storia.
Così in questo caso parte dall’esperienza della sua
famiglia, dell’alta borghesia ucraina, che dopo la rivoluzione d’Ottobre si
rifugia a Parigi e sceglie di raccontare le esperienze attraverso gli occhi di
una bambinai pensando alla sua tata che lei amava tanto e che era stata una
madre per lei. Tra le tematiche più ricorrente e caratteristiche ci sono la
critica all’alta borghesia e allo sperpero di denaro in cose inutili e
soprattutto il conflitto madre/figlia (infatti ha avuto un rapporto molto
conflittuale e burrascoso con la madre). Lo stile narrativo è molto asciutto,
poche parole ma precise, con una narrazione per fatti senza spiegazioni
lasciando poi al lettore le deduzioni.
Sicuramente voglio leggere altro di suo e possiedo già
qualcosa.
Fatemi sapere se la conoscete e cosa mi consigliate.

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