venerdì 9 ottobre 2026

COME LE MOSCHE D'AUTUNNO di IRENE NEMIROVSKY

TITOLO: Come le mosche d'autunno
AUTORE: Irène Némirovsky traduzione di: Lanfranco Binni
EDITORE: Garzanti
PAGINE: 96
PREZZO: €5,90
GENERE: letteratura russa/francese 
LUOGHI VISITATI: Russia e Parigi primi metà del '900



Come le mosche d’autunno è un racconto molto malinconico come lo è la sua protagonista Tatjana Ivanovna.

Tatjana è una bambinaia, la conosciamo ormai anziana dopo che ha passato gli ultimi cinquant’anni anni a crescere i figli dei Karin, una famiglia aristocratica russa. Il racconto si apre con la partenza per la guerra di due ragazzi Kirill e Jurij che lei ha cresciuto. Ci si sposta poi al periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione d’Ottobre quando inizialmente Tatjana resta da sola a sorvegliare la grande casa della famiglia per poi raggiungerla ad Odessa e dà lì andare in Francia prima a Marsiglia e poi a Parigi.

Per Tatjana è difficile se non impossibile adattarsi, è tutto così diverso: il clima e poi la stessa famiglia Karin ora sono dei rifugiati che hanno perso tutto e devono adattarsi e devono lavorare per vivere.

“La vita, impercettibilmente, si stava organizzando. Rientravano a casa tardi, stanchi, riportando dalla strada, dal loro lavoro, una sorta di eccitazione che ancora per un po’ si consumava in qualche risata, in qualche parola, ma quella casa buia e quella vecchia muta li raggelavano. Cenavano in fretta, si mettevano a letto e dormivano, senza sogni, distrutti dalla dura giornata.” Pag 79

Tatjana è il simbolo del passato che non c’è più e che non tornerà più. È una presenza che diventa in qualche modo quasi sgradita perché ricorda il passato e non accetta la diversità, i cambiamenti, il presente.

Un libro nostalgico che racconta dei russi emigrati dopo la rivoluzione d’ottobre e le difficoltà di una nuova vita e lo fa dal punto di vista di una vecchia bambinaia.

È stato il mio primo approccio a Irène Némirovsky un’autrice francese di origini russo/ebraiche e che per questo ha trovato la morte nel campo di Auschwitz. È un’autrice che è stata riscoperta solo recentemente intorno ai primi anni 2000 quando le sue opere, custodite per decenni dalle figlie, sono state pubblicate. Nelle sue opere mescola invenzione ed esperienze autobiografiche, direi quasi che le esperienze biografiche danno il via o lo spunto per la costruzione della storia.

Così in questo caso parte dall’esperienza della sua famiglia, dell’alta borghesia ucraina, che dopo la rivoluzione d’Ottobre si rifugia a Parigi e sceglie di raccontare le esperienze attraverso gli occhi di una bambinai pensando alla sua tata che lei amava tanto e che era stata una madre per lei. Tra le tematiche più ricorrente e caratteristiche ci sono la critica all’alta borghesia e allo sperpero di denaro in cose inutili e soprattutto il conflitto madre/figlia (infatti ha avuto un rapporto molto conflittuale e burrascoso con la madre). Lo stile narrativo è molto asciutto, poche parole ma precise, con una narrazione per fatti senza spiegazioni lasciando poi al lettore le deduzioni.

Sicuramente voglio leggere altro di suo e possiedo già qualcosa.

Fatemi sapere se la conoscete e cosa mi consigliate.