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venerdì 4 settembre 2026

I COLORI DELL'INCENDIO di PIERRE LEMAITRE

TITOLO: I colori dell'incendio
AUTORE: Pierre Lemaite         traduzione di: Elena Cappellini
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 504
PREZZO: € 20
GENERE: letteratura francese
LUOGHI VISITATI: 





I colori dell’incendio di Pierre Lamaitre è romanzo storico ed è il secondo volume della trilogia che Lamaitre ha dedicato agli anni tra i due conflitti mondiali. Io ho letto sia questo che Ci rivediamo lassù che il primo volume e li ho letti in ordine, ma effettivamente, come ho sentito da più parti, almeno questi due possono essere letti anche in maniera disgiunta nel senso che non ci sono troppi spoiler o viceversa buchi di trama. Sicuramente se siete pignoli e completisti come me vi consiglio di leggerli in ordine ma anche diversamente non ci sono particolari problemi.

Sicuramente c’è una certa continuità perché I colori dell’incendio è ambientato temporalmente dopo Ci rivediamo lassù e abbiamo gli stessi protagonisti o meglio in I colori seguiamo le vicende di Madeline Péricourt mentre in Ci rivediamo lassù abbiamo seguito principalmente il padre Marcel.

Madeline mostra un coraggio e un sangue freddo oltre ad una capacità di adattamento che non mi aspettavo da lei, come detto Madeline la conosciamo nel primo romanzo e saperla protagonista di questo secondo be non mi invogliava troppo a leggerlo e invece si dimostra molto diversa da come me l’aspettavo.

I colori dell’incendio si apre con il funerale del banchiere Marcel Péricourt ma non è l’unico dramma della giornata perché il piccolo Paul, il figlio di Madeline, si lascia cadere nel vuoto e rimane paralizzato. Madeline deve rivedere e riorganizzare completamente la sua vita, ma la disgrazia del figlio è solo l’inizio sarà vittima di tradimenti e avidità. Dimostra una capacità di adattamento ma anche un coraggio e una determinazione che per come era stata educata ed istruita non sono affatto scontai. Se da un lato è un personaggio bello tosto d’altro però non è priva di colpa e non è perfetta è piena di rabbia e rancore per essere stata fregata e a sua volta agirà per vendetta in modo molto duro e determinato.

Mentre lei si prende cura del figlio paralitico alle sue spalle, persone di cui si fidava approfittano della sua vulnerabilità e se vogliamo anche credulità e la mandano in rovina mentre loro si arricchiscono e avviano nuovi progetti. Madeline non si lascia scoraggiare e dimostrando, come detto, un carattere e una determinazione che non credevo potesse avere si vendicherà in modo spietato.  

La narrazione è ammaliante tra l’altro con un narratore onnisciente che dialoga con il lettore (cosa che io personalmente adoro sempre tanto), c’è la voglia di andare avanti vedere come reagisce e vivrà Madeline all’incidente del figlio prima e alla bancarotta poi e ai suoi tentativi/progetti di vendetta. Una lettura da cui non riuscivo a staccarmi e come detto all’inizio da cui non mi aspettavo molto e invece mi ha stupita.

Altro elemento importante è la ricostruzione storica che è dettaglia, minuziosa e corretta e catapulta il lettore nella Parigi e nell’Europa che va dalla la fine degli anni ’20 e gli anni ’30 che sono poi gli anni che in qualche modo preparano lo scenario che porta alla seconda guerra mondiale.

Sicuramente leggerò altro di Lemaitre a partire dal terzo volume di questa trilogia (Lo specchio delle nostre anime di cui ho letto la trama e però non ho visto riferimenti o collegamenti con i Péricourt ma anche qui sono pronta a farmi stupire) che altri suoi titoli e se avete suggerimenti sono ben accetti. 


martedì 30 giugno 2020

CI RIVEDIAMO LASSÙ - PIERRE LEMAITRE

TITOLO: Ci rivediamo lassù
AUTORE: Pierre Lemaitre - traduzione di Stefania Ricciardi
EDITORE: Mondadori (collana Scrittori italiani e stranieri)
PAGINE: 453
PREZZO: € 17,50
GENERE: letteratura francese, letteratura contemporanea
LUOGHI VISITATI: Parigi 1918-1920
Vincitore del Premio Gocourt nel 2013 (il premio letterario più prestigioso di Francia)
acquistabile su amazon: qui (link affiliato)




Questo romanzo è il primo di una trilogia che Lamaitre ha dedicato alla storia di Francia, si sviluppa tra gli ultimissimi giorni della prima guerra mondiale - iniziamo a conoscere i nostri protagonisti a pochi giorni dall’armistizio - nel novembre 1918 fino al giugno del 1920.

Protagonisti tre uomini, tre uomini che hanno combattuto per la patria: Albert Maillard, Eduard Perincourt e il tenente Henri d’Aulnay-Pradelle. Tre personaggi che non potrebbero essere più diversi tra loro.

Albert Maillard è un ragazzo d’animo buono, eterno indeciso, timido e riservato, un contabile che vive solo con la madre, dopo la guerra si trova ad accudire il suo compagno Édouard.

Édouard Péricourt proviene da una famiglia molto ricca, è un tipo estroso, ribelle, eccentrico ama disegnare e dipingere - praticamente è un bravissimo artista - orfano di madre non ha un buon rapporto con il padre, il banchiere Marcel Péricourt che non vede in lui in figlio maschio tanto agognato – mentre ha un ottimo rapporto con la sorella Madeleine.

Le vicende della guerra o meglio dell’ultima battaglia li unirà in modo quasi indissolubile.

Infine c’è il tenente Henri d’Aunlay-Pradelle un arrivista senza scrupoli, egoista ed egocentrico, proviene da una famiglia nobile oramai decaduta e in rovina, persegue in desiderio di ridare luce al proprio nome e riportare la dimora di famiglia a nuovo splendore, propositi apprezzabili ma non i mezzi con cui cerca di raggiungere i suoi scopi. Per Pradelle la guerra e poi la sua “smobilitazione” sono l’occasione e il mezzo per farsi una posizione e arricchirsi, ma con metodi tutt’altro che onesti.

Ce la faranno i nostri eroi? È la domanda che mi ha frullato in testa dalle prime pagine; una domanda che si fa incalzante quando anche gli avvenimenti si fanno più serrati e soprattutto si avvicina la fine del libro e quindi l’esito della vicenda. Ho sperato in un lieto fine per Albert ed Édouard; mentre per Pradelle ho sperato che ce la facesse, ad affondare però, dato il suo egocentrismo e il suo essere ignobile. Non voglio anticipare nulla…

Lamaitre è un narratore onnisciente, che conosce e scandaglia l’animo umano dei suoi personaggi, rendendoli unici, veri e coerenti, semplicemente meravigliosi; racconta tutto dei suoi personaggi e non perde occasione esprimere un commento e per rivolgersi al lettore. Questa caratteristica del narratore che si rivolge al lettore (che io adoro, inutile dirlo) si rifà alla tradizione della letteratura francese di fine ‘800 che Lamaitre vuole omaggiare ma c’è anche un’altra ragione, come spiega nelle sue interviste vuole ricordare al lettore che sta leggendo una storia, non si tratta di realtà ma di romanzo.

Non mancano i colpi di scena. La narrazione è scorrevole e le vicende dei personaggi sono narrate a capitoli alterni; con un crescendo continuo che tiene incollato il lettore alle pagine.

Oltre le vicende dei personaggi il libro rappresenta anche un’invettiva contro la guerra, nello specifico la Prima Guerra Mondiale, ma le riflessioni si prestano a qualsiasi conflitto. Pone l’accento, in particolare, sul ritorno alla vita normale finito il conflitto - percorso già di per sé non facile - qui le persone vengono lasciate sole, abbonante a sé stesse in primis da quello Stato per cui hanno combattuto e che ora si dimentica di loro, ricordando solo (forse) i caduti.

“Nello stesso tempo, dalla fine della guerra non si fa altro che aspettare. Qui, dopotutto, è un po’ come in trincea. C’è un nemico che non vedi mai, ma che senti con tutto il suo peso. Dipendi da lui. Il nemico, la guerra, la burocrazia, l’esercito, sono tutte cose un po’ simili, nessuno ci capisce niente e nessuno sa risolverle una volta per tutte. […] Ecco come finisce la guerra, mio povero Eugène, un immenso dormitorio di gente stremata che non si è nemmeno capaci di rispedire a casa come si deve. Nessuno che ti dice una parola o soltanto che ti stringe la mano. I giornali ci avevano promesso archi di trionfo, e invece stiamo ammassati in sale esposte ai quattro venti…”

Come detto il libro fa parte di una trilogia ma è autoconclusivo: non solo le vicende narrate si chiudono ma l’autore fornisce ulteriori dettagli e spiegazioni nell’epilogo dove non viene lasciato spazio all’immaginazione del lettore, è un finale chiuso! (altra cosa che io adoro follemente). Ho letto che i libri sono autonomi e questa conclusione ne è la conferma, non vedo l’ora di andare avanti anche perché nel secondo volume “I colori dell’incendio” protagonista sarà proprio Madeleine Péricourt e nel terzo “Lo specchio delle nostre miserie” ho visto che c’è una Louise, e penso sia proprio la ragazzina, ormai donna, che troviamo nel primo romanzo.

Un libro che mi è piaciuto molto. Ho apprezzato la trama, talvolta succedono cose particolare, dettagli quasi surreali, ma trovano il loro senso all’interno della narrazione; anche la delineazione dei personaggi è davvero magnifica. E infine presenta due caratteristiche tecniche che odoro: il narratore onnisciente (addirittura che strizza l’occhio al lettore) e il finale chiuso, dove Lamaitre da conto anche di cosa succede dopo. Inoltre è anche una saga. Se vi piacciono questi elementi narrativi non posso che consigliarvi questo libro.

Voi avete letto qualcosa di Lamaitre?