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venerdì 15 marzo 2024

LA MEMORIA RENDE LIBERI di LILIANA SEGRE

TITOLO: La memoria rende liberi
AUTORE: Liliana Segre
EDITORE: Rizzoli BUR
PAGINE: 225
PREZZO: € 12,50
GENERE: letteratura italiana, memoria, testimonianza shoa
LUOGHI VISITATI: Italia dagli anni '30 ai giorni nostri
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Trovo sempre difficile parlare dei libri che trattano della Shoa soprattutto quando si tratta di testimonianze vere come nel caso de La memoria rende liberi di Liliana Segre.

Nel libro Liliana Segre ci racconta la sua esperienza della Shoa e lo fa abbracciando un arco temporale molto ampio: dall’emanazione delle leggi razziali fino ai giorni nostri. Quando escono le leggi razziali Liliana è una bambina che da un giorno all’altro non può più andare a scuola, non può più fare la vita di prima. Ma questo è solo uno dei cambiamenti che dovrà affrontare in un crescendo di limiti e paure sempre maggiori. Ci sarà il tentativo di fuga in Svizzera, la cattura, da detenzione a Milano fino al viaggio in treno che la porterà ad Auschwitz, il campo e la liberazione.  Il ritorno a casa e alla vita “normale” dove nessuno vuole sentir parlare di guerra figuriamoci dei campi di sterminio. Ci sono gli anni della depressione e del silenzio fino a che si deciderà a parlare, a raccontare la propria storia, in fondo se è sopravvissuta deve portare la propria testimonianza. Sono davvero molto interessanti le pagine relative alla decisione di raccontare la sua esperienza, per moltissimi anni non ne ha parlato, anche nella sua cerchia di amici e famigliarei pochissimi erano a conoscevano del suo “passato”.

Come detto è una narrazione a tutto tondo, non è incentrata solo sull’esperienza di Auschwitz come accade ad esempio in Se questo è un uomo di Primo Levi, il paragone mi giunge facile sia perché Segre lo cita spesso, sia perché è l’unica altra testimonianza italiana che finora abbia letto.

Non solo ma la parte sul periodo di prigionia (in linea con il resto del testo) è quasi generica nel senso che non è dettagliata e soprattutto non fornisce spiegazioni, racconta l’esperienza vissuta ma non si ferma a spiegare ad esempio parla delle ‘selezioni’ ma non dice cosa sono (si capisce dal contesto e si lo si per propria esperienza).

La lettura scorre veloce nonostante non sia semplice soprattutto da un punto di vista emotivo, a prima vista il libro è un bel mattoncino in realtà vuoi per l’impaginazione vuoi per lo stile si legge in pochissimo tempo.

 Quello di Segre è un racconto lucido, piano, senza rancori che vuole portare il lettore a riflettere. Come dice più volte non è un eroina e non vuole essere definita tale, nel suo racconto non nasconde e non maschera i suoi comportamenti “sbagliati” (ma vorrei ben vedere come biasimarla nelle scelte). È un racconto profondamente sincero e, quindi anche così, umano e vero, non tace nulla e non mitizza nulla.

Ultimo aspetto che trovo davvero molto interessante è l’approccio di Segre ai libri e ai film che trattano dell’argomento Shoa, anche qui è una riflessione molto chiara che porta anche il lettore a interrogarsi, quello che si vede è/era fattibile? In particolare “stronca” alcuni film acclamatissimi a partire dal nostrano “La vita è bella” di Benigni e devo dire che le sue parole mi hanno fatto riflettere e sicuramente avrò un approccio diverso con tutto ciò che è “di finzione” e che tratta l’argomento.

Infine segnalo che il libro si apre con un interessante introduzione curata da Enrico Mentana dove ricostruisce la “situazione ebraica” in Italia verso gli anni ‘30: il numero esiguo degli Ebrei rispetto alla popolazione totale, la loro tendenza ateità e le loro tendenze politiche molti aderirono e furono sostenitori del fascimo prima le leggi razziali li escludessero dalla vita sociale, tra questi ferventi sostenitori c’era ad esempio uno zio di Liliana, Amedeo Segre.

Libro sicuramente da leggere anche nelle scuole, nella mia esperienza non è mai stato consigliato, e francamente non ne capisco il motivo.  Penso che leggere queste pagine è un po’ come ascoltare una conferenza, una testimonianza diretta della senatrice Segre, mi piace interpretare così il libro perché non penso avrò mai occasione di assistere ad una sua testimonainza - non penso di averne il coraggio - ed è poi una testimonianza e un documento prezioso anche per quelli che non potranno ascoltarla in futuro.

Vi aspetto nei commenti per sapere se lo avete letto?