AUTORE: Miriam Toews traduzione di: Maurizia Balmelli
EDITORE: Marcos y Marcos
PAGINE: 253
PREZZO: € 18
GENERE: letteratura canadese
LUOGHI VISITATI: fittizia comunità mennonita
“Le riunioni sono state organizzate in fretta e furia […] in risposta alla strane aggressioni di cui le donne di Molotschna erano state vittime negli ultimi anni. Dal 2005, quasi ogni ragazza o donna è stata stuprata da quelli che nella colonia molti credevano essere fantasmi, o Satana, presumibilmente quale punizione per i loro peccati. Le violenze avevano luogo di notte. Mentre le famiglie dormivano, le ragazze e le donne venivano rese incoscienti con uno spray anestetico che si usa per il bestiame, ricavato dalla pianta di belladonna. L’indomani si svegliavano doloranti, stordite e spesso sanguinanti, e non capivano il perché. Ultimamente è venuto fuori che gli otto demoni responsabili degli stupri erano uomini di Molotschna in carne ed ossa, parecchi dei quali sono parenti stretti – fratelli, cugini, zii, nipoti – delle vittime.”
Un libro che racconta una storia aberrante ma che non è frutto della fantasia dell’autrice ma trae spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto in una comunità mennonita della Bolivia. Inoltre la stessa Toews ha vissuto in una comunità mennonita che ha poi abbandonato al raggiungimento della maggiore età.
Immaginate una comunità religiosa mennonita, chiusa al mondo
esterno ed estremamente religiosa e timorata di Dio. Immaginate che le donne di
questa comunità (analfabete e prive di qualsiasi potere decisionale) si
sveglino intontite, con evidenti segni di violenza e immaginate infine che la
spiegazione che viene data loro è che si tratti di una punizione divina per i
loro peccati oppure opera di fantasmi o altri diavoli.
Infine immaginate che si scopre che a compiere le violenze
erano uomini della comunità.
Donne che parlano racconta i due giorni in cui le donne
dalla comunità di Molotschna (comunità fittizia) si riuniscono nel fienile per
decidere cosa fare della propria vita: o perdonano gli aggressori oppure devono
lasciare la comunità. Sì, avete letto bene, loro le vittime o perdonano oppure
devono andarsene non sono bene accette!
Trovo a dir poco aberrante il comportamento degli uomini le
mogli, le figlie, le sorelle e le madri vengono narcotizzate e violentante
brutalmente nel sonno: mi sta bene che credi che possa essere opera del diavolo
o una punizione divina (siamo pur sempre in una comunità iper credente) ma nel
momento in cui scopri che sono stati altri uomini e non uomini qualsiasi, degli
estranei ma uomini della tua stessa comunità, cosa fanno? Chiedono giustizia?
Li fanno cacciare? No, e poi ancora no. Vanno in città a vendere il bestiame
per pagare agli aggressori la cauzione e riportarli a casa. E alle donne si
chiede di perdonare oppure andarsene.
“Gli altri uomini della colonia (salvo quelli rimbambiti o decrepiti, e il sottoscritto per avvilenti ragioni) sono andati in città a pagare la cauzione per gli aggressori incarcerati, nella speranza che possano tornare a Molotschna in attesa del processo. Al loro ritorno alle donne di Molotschna verrà data l’opportunità di perdonarli, così da garantire a ciascuno il suo posto in paradiso. Se non perdonano gli uomini, dice Peters, le donne dovranno lasciare la colonia e uscire nel mondo, del quale non sanno nulla. Le donne hanno pochissimo tempo, due giorni soltanto, per organizzare la risposta.
Ieri, come mi ha raccontato Ona, le donne di Molotschna hanno votato. Le opzioni erano tre.
1. Non fare niente
2. Restare e combattere
3. Andarsene
Ogni opzione era illustrata da una figura perché le donne non sanno leggere.”
È una lettura che fa male.
È una lettura non facile sia per la tematica trattata
(condizione femminile in generale oltre le violenze, le donne sono considerate
meno delle bestie, a loro è richiesta cieca obbedienza e soggezione, non sanno
leggere né scrivere, non hanno mai messo piede fuori dalla colonia) sia per la
struttura narrativa e il tipo di narratore.
Quello che leggiamo è praticamente il verbale delle riunioni
redatto da Epp, un uomo che fa il maestro nella comunità dove è ritornato da
poco ed è considerato la pecora nera. La narrazione si concentra sui due giorni
e tutto il resto lo conosciamo leggendo anche grazie alle note dello stesso
Epp, inoltre i dialoghi non sono segnati da punteggiatura ma solo dalla lettera
maiuscola. Devo dire che i “difetti” della narrazione (che rendono poco
scorrevole la lettura) sono però congeniali all’ambientazione e alla voce
narrante, alcuni concetti sono riassunti da Epp e lo dice, ad esempio quando
parla di patriarcato.
“Siamo le donne di Molotschna. L’intera colonia di Molotschna si fonda sul patriarcato (nota del traduttore: Samolmè non ha usato la parola ‘patriarcato’ l’ho inserita io al posto di un’imprecazione di origine misteriosa, più o meno traducibile con parlare con i fiori) dove le donne vivono una vita di serve mute, sottomesse e obbedienti. Bestie. Ragazzini di quattordici anni sono tenuti a impartirci ordini, a determinare i nostri destini, a votare le nostre scomuniche, a parlare ai funerali dei nostri nuovi nati mentre noi rimaniamo in silenzio, a interpretare la bibbia per noi, a guidarci nel culto, a punirci! Non siamo membri Mariche, siamo merce. (di nuovo una nota del traduttore a proposito della parola merce, situazione analoga alla precedente). Prosegue Salomè: Dopo averi consumate al punto che a trent’anni sembriamo sessantenni col grembo che si riversa letteralmente sui pavimenti impeccabili delle nostre cucine, esausto, i nostri uomini passano alle nostre figlie. E se potessero ci venderebbero tutte all’asta.”
Voglio approfondire Towes che mi è parso di capire essere
una scrittrice la cui prosa spazia molto in termini di temi trattati.
A me è piaciuto moltissimo, oltre ad avermi fatto parecchio
arrabbiare. Fatemi sapere se lo avete letto.
Vi aspetto nei commenti.
